Come, tuo figlio è bravo come me e nessuno lo sa?

Proviamo a contestualizzare.

Dove mi trovo adesso? Nella mia camera, seduta alla scrivania. La stanza è spartana.  Al centro il letto,  sulla destra l’armadio e la porta, davanti al letto la libreria e la scrivania, sulla sinistra la finestra. L’essenzialità degli arredi è intenzionale,  quando l’abbiamo riarredata volevo che la libreria e la scrivania fossero il più grandi possibile. La scrivania infatti è lunga tre metri e profonda uno. La libreria ha sedici vani rettangolari aperti e quattro chiusi. Contiene più o meno mille e cinquecento libri, quattrocento cd e tutti i miei manuali di diritto.

In questo momento ho indosso una felpa e ho le mani fredde. Fuori piove e nella stanza ci sono 17,6 gradi. Lo so perché scendendo al piano di sotto a prendere il tè ho controllato il termostato. Fa freddo, ma un freddo non spiacevole.

Sono seduta al centro della scrivania. A destra una pila di libri che sto leggendo o studiando e a sinistra la tazza di tè. Davanti a me un pannello di sughero su cui sono appuntate fotografie, un calendario dell’anno scorso con sopra una foto di De Andrè strappata da un servizio di Rolling Stone, un articolo del giornale di Asti in cui il giornalista scrisse per errore Non voglio che Chiara invece di Non voglio che Clara, biglietti di concerti, la lettera che qualcuno mi lesse come augurio di compleanno quando ero in America e una serie di post-it con stralci di canzoni. Due di questi riportano le frasi de “La canzone del padre” di De Andrè:

E ora Berto figlio della lavandaia
compagno di scuola preferisce imparare
a contare sulle antenne dei grilli
non usa mai bolle di sapone per giocare

Seppelliva sua madre in un cimitero di lavatrici
avvolta in un lenzuolo quasi come gli eroi
si fermò un attimo per suggerire a Dio
di continuare a farsi i fatti suoi

E scappò via con la paura di arrugginire
il giornale di ieri lo dà morto arrugginito
i becchini ne raccolgono spesso
tra la gente che si lascia piovere addosso

Alla mia sinistra, incastrato nell’angolo del muro, lo stereo dentro cui suona il cd I mistici dell’Occidente dei Baustelle. Canzone: Groupies. Katia tu ed io/ per sconfiggere Dio/ per tagliare i temporali a metà.

Tutta  questa premessa per dirvi che a Natale ho ricevuto due copie di questo libro

da due persone completamente diverse tra loro (mia madre e il mio migliore amico) che però hanno detto entrambe la stessa frase:

-Sono sicura/o che ti piacerà.

Ora, mia madre ha Controcultura in macchina, ha registrato tutte le puntate di In Italia e tutte le volte che vede Fabri Fibra su una rivista non fa che ripetere: “Questo ragazzo è davvero intelligente.”
Il mio migliore amico invece ascoltava i Baustelle quando io non andavo più in là di Barbie Girl degli Aqua e prima di conoscermi disprezzava il rap. Disprezzava. Mi correggo, disprezzare non è il termine esatto, diciamo che non lo considerava.

Mia madre e il mio migliore amico però sono entrambi due criticoni.
-Nel mondo di oggi se non guidi in autostrada sei una ragazza che non vale niente.
Detto da mia madre. Classe ’61
-Un uomo che ti ama ti sposa. Se dice di non volersi sposare, sei l’alternativa più socialmente accettabile a sua madre. E comunque alla fine sposerà un’altra.
Detto dal mio migliore amico. Classe ’82

Con loro riesco a fare lunghe conversazioni e a sviscerare ogni argomento che mi passa per la testa. Mi aiutano a pensare, a leggere, a scrivere.  Probabilmente mi capiscono più di quanto io capisca me stessa. E regalandomi questo libro non si sono sbagliati.

Questa non è una vera e propria recensione. Uso il libro di Fibra come spunto per dire alcune cose. Se volete una risposta veloce: sì, dovete comprarlo, soprattutto se non vi piace Fabri Fibra. Non vi convincerete del suo talento musicale,  ma potrete trovarci dentro delle informazioni che raramente cantanti e addetti ai lavori rendono noti al grande pubblico.

Se volete però un mio parere lo dico subito: sì, dovreste comprarlo. E il dovreste diventa DOVETE  se avete un qualche tipo di velleità artistica (scrivere, suonare, cantare, fotografare, disegnare, qualunque cosa) o se fate parte di quella categoria che De Andrè descrivebbe con i versi li troverai là col tempo che fa / estate e inverno / a stratracannare  a stramaledir / le donne il tempo ed il governo, chiamasi vittime del sistema.

Dovete leggere Dietrologia perché è uno dei pochi libri in cui qualcuno si arroga il diritto di dire:

Che siamo un paese dove il successo non viene perdonato a nessuno. Che il talento in Italia non piace. Men che meno quello che non fa finta di non essere tale. Ma fin qui nulla di nuovo. Siamo riusciti a dare del venduto anche a Saviano.

Che abbiamo un sistema asfittico e gerontocratico. Ma che siamo anche quelli  che: “sono andato all’estero, poi sono tornato perché mi mancavano gli spaghetti.”

Che siamo  quelli che si aspettano ancora che ”i vecchi facciano spazio ai giovani”, mentre i rumeni il loro spazio se lo sono preso. Provate a chiedere a un rumeno se andrebbe a lavorare gratis.

Che siamo razzisti. Che i nostri speaker radiofonici dicono “Ma voi vi fidate ad andare a farvi tagliare i capelli dai cinesi?” e gli ascoltatori la prendono per ironia.

Che secondo le ragazze straniere gli uomini italiani sono poco affascinanti, mammoni, senza talento e veloci a letto. Ma per fortuna le donne italiane sono razziste e vanno solo con gli italiani.

Che metà degli italiani vuole fare lo scrittore e l’altra metà il musicista. E quasi nessuno ha né il talento né la cultura per farlo.

Su questo punto:

” Molti ragazzi mi danno le chiavette USB con dentro canzoni che non si reggono in piedi. I ragazzi non capiscono come funziona; se tu fossi bravo non saresti del tutto sconosciuto.

Non datemi i vostri cd sperando in un colpo di fortuna. I colpi di fortuna nella musica non esistono. Esistono le occasioni e le persone che le sanno cogliere. Tutto il resto è aria fritta. Spesso sono le stesse mamme a venire da me dicendomi: -Mio figlio è molto bravo, per favore ascolta le sue canzoni, è bravo come te, dagli una mano.

Come, suo figlio è bravo come me e nessuno lo sa?”

Ecco. Il punto di Dietrologia su cui mi voglio soffermare è questo. Il motivo per cui tutti quelli a cui piace suonare, cantare, scrivere etc  dovrebbero leggerlo.

In Italia una persona su tre ha scritto un romanzo e uno su due ha suonato in una band musicale. Al tempo stesso solo un italiano su dieci legge più di cinque libri all’anno, uno su cinquanta ne legge più di venti  e uno su centocinquanta ne legge più cinquanta. Solo un italiano su cento acquista più di cinque cd all’anno.

Provate a pensare: quante persone conoscete che dicono di scrivere o comporre musica?
E quante persone conoscete che hanno la cultura per poterlo fare?
Rispondo io: un centinaio per la prima categoria, forse un paio per la seconda.

E io studio in una facoltà “classica” e non ho amici particolarmente velleitari.

Ma da cosa dipende la discrasia fra quanti leggono e quanti scrivono?
Probabilmente dal fatto che “farsi una cultura” è una cosa che richiede tempo, soldi, energie. Richiede uno sforzo di anni senza che a questo corrisponda necessariamente un guadagno monetario. Potremmo dire che è antieconomico, per i sostenitori della cultura pratica.

Faccio un esempio concreto per farvi capire quello che intendo.

Io leggo in media un centinaio di libri all’anno. Considero dei buoni lettori le persone che ne leggono tra i venti e i cinquanta, dei grandi lettori quelli che ne leggono più di me. Andare oltre i cento volumi per me è molto difficile, così ho deciso di migliorare pian piano passando da cento libri semplici (thriller, best sellers etc) a una buona composizione di libri semplici e libri classici. Ad esempio nel 2011 sono fiera di aver letto un sessanta per cento di narrativa semplica e un quaranta per cento di libri classici.

Leggere cento libri all’anno è difficile. Può sembrare una cifra abbordabile, ma provate a pensarlo in chiave pratica. Cento libri all’anno vogliono dire un libro ogni tre giorni. Inserite questo numero in un contesto in cui vivo da sola, frequento l’università e studio più o meno dieci ore al giorno, faccio sport tutti i giorni, ogni tanto esco la sera e il weekend ho anche voglia di riposarmi e vi verrà spontanea la domanda:

“Ma come fai?”

La risposta è banale: non è che uno fa, è che quando hai una passione ti viene automatico trovare il tempo per coltivarla. Non hai bisogno di non lavorare o non studiare. Cominci automaticamente a razionare il tempo e le energie in modo da coltivare la tua passione sacrificando il meno possibile gli altri comparti della tua vita.

Ti abitui a leggere nelle pause tra le lezioni, in piedi alla fermata del tram, durante i pasti, prima di dormire. Sul treno, in coda in macchina, mentre aspetti qualcuno a un appuntamento. Al freddo, al caldo, invece di andare al cinema se il film non ti entusiasmava o durante le lezioni se il professore non sa spiegare.

Insomma, sviluppi tutta una serie di abitudini e stratagemmi pur di seguire la tua passione.

La tua passione, appunto.

Tutti hanno una passione? No
Quasi tutti hanno degli hobbies. Solo alcuni hanno una passione.

Avere una passione significa poterla mettere in pratica?
A livello generale, sì. Se mi state chiedendo se essere lettori significa diventare prima o poi scrittori no, per quello ci vuole talento. Molto talento.

In generale vige l’equazione che scrissi nel mio diario quando avevo quindici anni e avevo tentato per prima volta (con scarsi risultati) di scrivere un romanzo.

Prima di diventare scrittore bisogna saper scrivere

Prima di saper scrivere bisogna scrivere

Prima di scrivere bisogna leggere

Prima di scrivere bisogna studiare la letteratura

Prima di scrivere bisogna capire la letteratura

Idem per la musica.

“Bisogna studiare Baudelaire” come direbbe Francesco Bianconi, “starsene a casa e studiare i dischi” come dice Fabri Fibra, “rileggere Calvino, rileggere sempre, attentamente Calvino” come direbbe mio nonno Giovanni, muratore classe ’30.

Perché non è vero che “il bello di scrivere è che sei tu davanti al computer”. Il brutto di scrivere è che sei tu, il tuo computer e tutti i fantasmi degli autori dei libri che hai letto.

Call me Ismael. Tutte le famiglie felici sono felici in egual misura, ogni famiglia infelice è infelice a modo proprio. L’idea dell’eterno ritorno è misteriosa e con essa Nietzsche ha messo molti filosofi nell’imbarazzo. Se capite cosa intendo.

Studiare la letteratura e la musica sono condizioni necessarie per poter scrivere o comporre canzoni. Condizioni necessarie ma non sufficienti e non ci sono eccezioni alla regola.

Poi potete crogiolarvi nell’idea che Vasco Brondi scriva testi senza senso, che Vip in trip si riduca al perepequaquaquaquaperepe e che chiunque di noi potrebbe scrivere i romanzi di Fabio Volo. Che gli italiani siano ignoranti e il vostro talento sia solo da scoprire. Che bisogna scrivere per piacere a sè stessi.

Potete continuare a citare lo scarso successo di Bukowski e Van Gogh, senza rendervi conto che voi non siete né Bukowski né Van Gogh

Oppure potete comprare questo libro, smettere gli occhiali dell’antifan di Fabri Fibra e riflettere sulle considerazioni che troverete in queste pagine.

Ricordando sempre che il caso nella musica non esiste, e neanche nella letteratura.

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15 Comments

  1. Ho sempre provato un latente senso di stima per quel ragazzotto, arrogante ed umile allo stesso tempo, diretto nel presentarsi e, a mio avviso, cosciente dei propri talenti e limiti. La sua musica pecca per il fatto di essersi precipitosamente avvicinato ad uno stereotipo di musicista che il rap di strada, di cui un tempo era esponente, odia e condanna. Che il cambiamento sia stato in meglio o in peggio credo stia ai gusti di ognuno deciderlo.
    Grazie del consiglio, leggerò.
    Andrea

  2. In realtà stavo per mettere mi piace, ma poi…
    Scrivi bene ed anche delle cose giuste, ma il tuo problema è che quando finisci per parlare di te, inconsciamente o no, ti lodi… e ti sbrodi.
    E’ solo un consiglio Miss, buon anno!

  3. “Call me Ismael” Moby Dick
    “Tutte le famiglie felici sono felici in egual misura, ogni famiglia infelice è infelice a modo proprio” Anna Karenina
    “L’idea dell’eterno ritorno è misteriosa e con essa Nietzsche ha messo molti filosofi nell’imbarazzo” L’insostenibile leggerezza dell’essere

  4. Che popolo, gli italiani.
    «Secondo me non è vero che gli italiani non hanno volontà. Per esempio io conosco molte ragazze anoressiche» (cit. di ottimo gusto).
    Tu che ne pensi?

    (Chissà quante volte l’avrai letto e riletto, ma attenta: il tuo post è pieno zeppo di refusi.)

  5. @Andrea
    Sono d’accordo con te su molte cose. Fibra a livello musicale ha i suoi limiti come tutti, però vedo ampi margini di miglioramento (miglioramento che in parte sta già avvenendo, vedi il programma In Italia) e questo libro è una buonissima dichiarazione di intenti.
    La testa ce l’ha, quello che non ha ancora detto la sua musica lo potrà dire solo il tempo.

    @Anonimo 1
    Faccio tesoro del consiglio ma perdonami se credo che non lo seguirò. Scrivo in questo blog senza pretesa di essere nessuno, però ho fatto la scelta di essere sincera e non nascondermi.
    Vedilo come un difetto dell’età, a me le persone troppo modeste provocano sempre un’istintiva diffidenza. Mi piacciono le persone capaci di ammettere i propri limiti ma anche di non vergognarsi dei propri pregi.
    Poi a un ragazzo di 23 anni posso perdonare molte cose, anche l’arroganza, ma non la paura di parlare.

    Comunque le critiche sono sempre ben accette, specialmente se garbate e precise come le tue.

    @Matteo
    Giuste tutte e tre 🙂

    @Anonimo 2
    Credo si noti che sono parca con le virgole. Direi proprio di no.

    @Anonimo 3
    Io non ho gusto. Perchè non mi dici cosa ne pensi tu?
    I refusi sono la mia croce, quali hai notato?
    ps: ma non è che siamo anche amici su FacebooK? Chissà perchè ho questa impressione.

  6. Sono l’Anonimo 1, non mi sono firmato ed il mio nome è Alessandro 🙂

    Hai ragione, la tua risposta non fa una piega.
    Ti ho risposto pensando a come avrei agito io adesso che ho una decina di anni più di te, ma a 23 avrei scritto come te (magari non così bene, però il senso è quello :P).

    Scusami se ho dimenticato come era, cara Chiara.
    Ti seguirò sicuramente, buon lavoro! 🙂

  7. Ti ringrazio per avermi offerto uno spunto per scrivere sul mio blog alcune riflessioni che sono scaturite dalla lettura del tuo post, così come non mi dispiacerebbe a questo punto dare una sfogliata al libro cui accenni in maniera cursoria. Tuttavia, nonostante il tuo periodare scorrevole e semplice, emerge comunque una punta di presunzione, guidata non solo dalle citazioni (magari non tutti possono coglierle, e non vi vedo un limite, ma qualcosa di umano), ma anche dal numero di libri che affermi di aver letto. Sia chiaro, anche io amo la lettura, ma ho conosciuto persone che osannavano Marquez dopo aver letto un solo romanzo (e per leggere Cent’anni di solitudine avevano scaricato l’albero genealogico dei Buendìa da Wikipedia), persone che nella libreria avevano la Hypnerotomachia Poliphili ancora intatta e si vantavano di aver letto Anna Karenina a diciotto anni, ma che poi avevano difficoltà a scrivere il plurale di “doccia”.
    Di converso mia madre, classe ’54, diplomata all’istituto magistrale e convinta che non serva fare grandi viaggi in autostrada per essere una vera donna, mi ha fatto conoscere La preghiera della rana di Anthony De Mello.
    Tutto questo per dirti che spesso il pregio nasce proprio dalla modestia, almeno secondo me. Non voglio essere distruttiva, anzi, e penso che la modestia possa andare d’accordo anche con il mettere in risalto i propri pregi, purché lo si faccia con animo sereno, che certo non ti manca.
    Auguri di buon anno
    Nicoletta

  8. @Nicoletta e @Anonimo4
    Sono felice che il mio post ti abbia dato degli spunti, è uno dei motivi per cui scrivo le mie considerazioni qui al di là che sul mio diario di casa.
    Colgo l’occasione della risposta al tuo commento per rispondere anche al/la ragazzo/a sopra di te che mi chiedeva se ho Anoobi. Se faccio degli esempi concreti (come dire quanti libri leggo etc) è perché mi piace fare degli esempi, un po’ come quando invece di recensire un libro mi limito a citarne alcune righe come in molti post passati. Poi certo, quando mi ritrovo a scrivere post così lunghi il più delle volte lo faccio da qualcosa che mi ha smosso durante la lettura di un libro, per me vale molto la frase di Guccini “se son d’umore nero allora scrivo”.
    Nella fattispecie le considerazioni di Dietrologia mi hanno fatto pensare a tutte quelle situazioni che esponi bene tu. A tutte le persone che alla domanda: “E tu cosa fai nella vita?” mi rispondono “Sai, io scrivo”. Oppure a quelli che alla mia ammissione “Io Guerra e Pace non ho mai avuto il coraggio di leggerlo” mi rispondono “Ah, io l’ho letto durante le superiori” e poi non riescono a dirmi in che anni è ambientata la vicenda. A tutti i presunti giornalisti, scrittori, artisti et similia che si lamentano dell’ignoranza degli italiani e poi credono che una scuola possa insegnarti a diventare un grande scrittore. Potrei farne una lista, di esempi di questo tipo.
    Però ho da fare un appunto alla tua critica. La prospettiva rispetto a quello che dici tu secondo me nel mio caso è ribaltata: cioè la mia non è presunzione che deriva dell’essere consapevole dei miei pregi, bensì un’arrabbiatura che deriva dal non essere sicura dei miei pregi. Di animo sereno, specialmente nel campo della lettura e della scrittura ne ho davvero poco.
    Se mi arrabbio così tanto e alcuni miei post sembrano dei chilometrici “ma imparate a capire perché i Baustelle hanno successo prima di parlare!” è perchè riguardo alla mia “cultura” sono tutt’altro che piena di certezze.
    In realta passo la maggior parte del mio tempo a crogiolarmi in mille dubbi. A chiedermi se sono brava abbastanza, a dirmi che dovrei studiare di più invece di scrivere qui, che dovrei imparare a stare zitta, a chiedermi se è vero che quando sbaglio un accento è perchè ho poca cultura grammaticale, se faccio bene a mettere poche virgole, se faccio male a scrivere come mi viene. Insomma, certezze sulle mie doti e le mie capacità non ne ho e se ne ho basta poco a farle vacillare. Per questo mi fanno diventare “d’umore nero” le persone che con tanta superficialità danno la colpa del proprio insuccesso agli altri e non alle proprie mancanze.
    Con questa chilometrica risposta spero di aver chiarito l’esempio “numerario” dei libri letti, poi se a voi (comprendo anche il/la ragazza del commento sopra) può interessare posso anche pubblicare la lista dei libri che ho letto nel 2010 (li ho segnati nel computer): Mi piacerebbe ricevere dei suggerimenti 🙂
    Grazie molte comunque della critica Nicoletta, l’ho apprezzata molto

    ps: e sulla frase dell’autostrada ci sarebbe da aprire un’altra interminabile parentesi, ma non è escluso che il postfemminismo non diventi oggetto di un altro post

    buon anno anche a te
    Chiara

  9. Ahahah bel post, mi è piaciuto proprio, ero giusto indeciso se leggerlo o no se comprarlo o no…per questioni che esulano dal discorso che hai fatto tu, ma tant’è…probabilmente il tuo post mi ha convinto, in parte.
    Anche se di artisti che non hanno cultura o che non hanno “studiato” per riprendere il post a mio parere c’è ne abbastanza; non ai livelli di apprezzamenti di Fibra s’intende però…

    Saluti

    Un (ex) rompicoglioni 🙂

    PS: già che ne hai due prestamene una copia XD

  10. […] un consiglio da un’amica: leggi Camere Separate di Tondelli. La stessa amica ha scritto questo articolo. La stessa amica ha mosso alcune critiche sul mio modo di scrivere, e dopo aver letto Camere […]

  11. Bel post, davvero.

    E adesso vado a comprarmi Fabri Fibra, che usa le stesse parole del mio ragazzo musicista, uno che di musica ci campa: “L´occasione buona arriva, ma ci deve trovare giá al lavoro”. Che poi é di Picasso, peró rimane ottima da citare.

    Ciao
    Elisa

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