On radio

Domani mattina alle dieci, qui, si leggerà e si parlerà di questo post.

Nel mentre andate a pagina 33 de La Repubblica di oggi. Ettore Livini ha capito e detto tutto.

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6 Comments

  1. Complimenti.
    Siete i migliori.
    Davvero, i migliori.
    Siete la nostra intellighenzia.
    Vi ricorderemo per i vostri meriti.
    Il caro Tronchetti Provera per aver sottratto la parte immobiliare a Telecom.
    Alessandro Profumo per essere un banchiere integerrimo da 40 milioni di liquidazione, nonché inquisito per evasione fiscale.
    Paolo Scaroni, Vittorio Grilli per essere dei boiardi di stato.
    Enrico Tommaso Cucchiani per la sua collezione di tessere dei CdA nazionali.
    Ricorderemo anche Repubblica come un vero giornale progressista!
    Saluti da un giovane avvocato, che ritiene che gli scritti di questo blog siano piuttosto offensivi per la categoria.
    Viva il pensiero libero!

  2. “E’ la forza propulsiva del sapere di star facendo qualcosa di pesante ma giusto. Del dire che ogni università dovrebbe essere come la nostra. Cattiva ma fortificante come una maestra severa delle elementari. Un’università che non ti vuole bene e non deve volertene. Che ti fa piangere, e sentire solo, ma anche felice come dopo una lunga giornata di lavoro.”

    Traggo spunto da questo tuo pezzo, cara Chiara, per scriverti a bocce ferme (son passati oltre 4 mesi dal tuo post.
    Sono un dottorando in scienze della formazione a Ca’ Foscari, quindi l’educazione e la formazione mi stanno molto a cuore, sono il mio lavoro quotidiano.
    Le tue righe sopra citate mi hanno molto colpito.
    Per quanto ne sappia io del mondo, ciò che provo a proporre a chi mi ascolta è esattamente il contrario: una scuola non deve essere cattiva, nè severa. L’università deve volerti bene e non farti piangere, nè farti sentire solo.
    Se le scienze della formazione hanno un senso, io lo trovo proprio nella modalità di relazione docente-discente, dove la relazione, la facilitazione, l’incoraggiamento e l’affetto vengono prima di qualsiasi contenuto proposto.

    Ti ringrazio per l’ascolto e ti abbraccio
    cristiano chiusso

  3. Ciao Cristiano,
    grazie per il tuo contributo, mi fa piacere sentire il parere di qualcuno che conosce questo ambito meglio di me.
    Parlo in prima persona, non so se poi sia così anche per altri o se dipenda da persona a persona. Condivido una parte del tuo pensiero. Ovviamente il post essendo uno sfogo spiega in maniera parziale un percorso durato cinque anni. Insieme a quei momenti di sconforto ci sono stati tanti momenti belli, altrimenti per nulla al mondo sarei rimasta nella mia università per cinque anni.
    Con riguardo ai metodi di insegnamento io do molto alla figura dell’insegnante. Mi rendo conto anche ora nella redazione della tesi di aver scelto il professore che oltre ad essere un grande giurista mi è anche sempre sembrata una brava persona: severa ma non distruttiva, che mi sprona a dare il massimo capendo fino a che punto si può spingere nelle critiche senza innescare il circolo vizioso del rapporto conflittuale.
    Io ho sempre apprezzato un metodo di insegnamento duro ma premiante, anche da bambina ho sempre avuto ammirazione per gli insegnanti da cui era più difficile farsi apprezzare.
    Penso dipenda molto da una questione caratteriale, ma a me piace ogni tanto “non sentirmi degna del pollice opponibile”, perché questo superato il primo momento di frustrazione mi sprona a migliorarmi. Nel piccolo, a non dare per scontato che visto che sono una delle migliori della classe continuerò a prendere voti alti per inerzia.
    A me faticare piace in ogni cosa, e più fatico e più mi sento gratificata quando poi ottengo un risultato, un po’ come se studiando facessi alpinismo 🙂

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