Imparerei solo l’inglese / perché era la lingua di Lennon

Mia madre mi telefona alle sette e mezza di sera mentre sono nell’ingresso e mi sto sfilando le scarpe con un’ espressione da morta vivente in faccia.
-Hai letto su internet?
-No, che cosa?
-Giovedì vengono gli indignados davanti alla Bocconi, tu hai lezione quel giorno?

Mi blocco.
Gli indignados?
Mentre sciolgo i bottoni del cappotto e mi sfilo la sciarpa per un attimo non capisco.
-Alla Bocconi?
-Sì, alla Bocconi!
E che ci vengono a fare alla Bocconi?
Mi guardo attorno nell’appartamento vuoto e mi chiedo come sia possibile che nessuno me ne abbia parlato a lezione.
-Mamma, ora sono appena arrivata. Ti richiamo.
Spengo la telefonata e infilo il cellulare nella borsa, mi tolgo il cappotto lasciandolo malamente sul mobiletto dei detersivi e vado in camera  senza sistemare le scarpe.

Accendo il computer. In pochi minuti ho accesso a tutte le informazioni presenti nel cyberspazio

“Né con Monti, né con Tremonti. Gli indignados assaltano la Bocconi.”
In segno di protesta contro la scelta del Presidente della Repubblica di affidare il governo tecnico al Presidente dell’Università Bocconi, un gruppo di ragazzi ha deciso di portare la protesta fino alle porte dell’università di Via Sarfatti.

Rimango alcuni minuti immobile davanti allo schermo, la testa che cerca di carburare.

Gli indignados.
Davanti alla Bocconi.

L’agenda mi dice che giovedì ho lezione dalle 8:45 alle 16 e l’incontro per un lavoro di gruppo di diritto amministrativo alle 16. Venerdì mattina a mezzogiorno abbiamo la consegna e siamo molto indietro. Sono appena stata in università dalle 8:45 alle 18:45. Dopo cena devo mettermi a correggere i documenti del lavoro di gruppo.
Senza un reale motivo mi guardo i calzini. Sono tre giorni che entro ed esco di casa senza alzare un soprammobile. Sotto la pianta del piede si è depositato un sottile strato grigio di polvere.

Sono stanca, infreddolita, demoralizzata. Mi sento presa in giro da questa tifoseria da stadio passata per impegno politico.

Sulla scrivania ho un calendario con segnati i giorni degli esami e una ciotola arancione piena di biglietti del treno obliterati. Un poster del film V per vendetta appeso alla parete. Il volume di A Mosca, a Mosca! di Serena Vitale aperto a faccia in giù sul pavimento accanto al letto.

“Avevo conosciuto Ksenija all’Emmegheù, nel seminterrato del Corpo Centrale, in un deposito di vecchi mobili dove alcuni studenti organizzavano corsi amatoriali di lingue straniere. […]
Chi entrava per primo staccava dalla parete il manifesto-reliquia incollato su un rettangolo di legno: -Chiacchierare durante l’orario di lavoro è uno spreco. Quando lavori cuciti la lingua- e lo girava lasciando comparire un’altra scritta (a mano, col pennarello):
Imparerei l’inglese soltanto
perchè è la lingua di Lennon
libero adattamento da Majakovskij: imparerai il russo soltanto/perchè era la lingua di Lenin.”

Non sono figlia di un avvocato. Neanche di laureati. Ho frequentato scuole statali. Quando ero piccola la mia famiglia non viaggiava all’estero. Andavamo ad Albisola dalle suore, tutte le estati. Non ho una borsa firmata. Non l’ho mai avuta, e non l’ho mai desiderata. I miei genitori erano scettici quando ho detto di voler fare il liceo. A diciotto anni andavo a scuola in macchina, ma con due sacchi di cemento nel bagagliaio perchè la macchina non aveva il sedile posteriore e perdeva aderenza in curva. Prima volevo fare l’ingegnere, poi la professoressa di matematica, la giornalista, la libraia, il magistrato.

Sono sempre andata bene a scuola. La seconda della classe. Non la prima, neanche alle elementari. Anche allora mi distraevo coi romanzi.

Mi chiedo cosa stiano facendo ora i ragazzi che giovedì parteciperanno alla manifestazione. Magari qualcuno di loro sta leggendo, qualcuno è fuori con gli amici. Qualcuno è in università.
Qualcuno magari è fermo in camera e sta fissando la parete, con l’impressione di star combattendo una guerra personale di cui non frega niente a nessuno, come me.

Penso a mio padre. Al giorno in cui arrivò l’e-mail che diceva: “Le comunichiamo che Lei ha superato la selezione per iscriversi all’anno accademico 2007/2008” e lui mi fece sedere al tavolo in cucina e mi disse:

“Tu lo sai che se decidi di iscriverti a questa università per cinque anni non esisterà altro?”

Prima ci sarà lo studio. Poi gli amici. I fidanzati. I libri. Le vacanze. I sogni. Le cose che ti piace fare. Qualunque cosa. Ci si laurea in corso e con la media alta. Per prendere 90 alla Bocconi tanto vale che vai ad Alessandria.
Tu lo sai, vero, che cosa stai facendo?

E penso ai miei compagni di classe, che solo in minima parte sono figli di avvocati. Anzi, la maggior parte di loro è in Bocconi proprio perché non è figlio di avvocati.
C’è di vuole entrare all’antimafia, chi desidera vedere il mondo. Chi sarà il primo laureato in famiglia. E chi è il fratello meno sgamato del primogenito che ha fatto finanza.
Chi in questi anni ha perso il padre. Chi si è sposata e chi ha abortito.
Chi cerca l’amore guardandosi attorno in biblioteca. Chi quasi non ci spera più e si consola con un trenta e lode.
Chi ritarda la laurea per paura del mondo. Chi già da qualche mese è mezzo dentro e mezzo fuori da tutto quanto.
Chi tira di coca e chi mangia biologico. Chi dà da mangiare ai gatti in cortile e chi crede che i mozziconi non creino inquinamento se li getti dal cornicione.
Chi è dalla prima superiore che ha deciso che sarà notaio. Chi invece al quinto anno non sa nemmeno cosa farà per Capodanno.

Insomma,ventenni. Affaccendati. Dispersivi. Ambiziosi. Assonnati. Istintivi. Impegnati. Indipendenti.
Col cuore a pezzi. O innamorati. Pacificati. O bellicosi.
Pieni di paure che hanno il nome di stage gratuito e il contenuto di 56000 euro di tasse per la laurea.
Pieni di ideali. Giusti o sbagliati, di vegetarianesimo o ritorno alla monarchia costituzionale. Prepotenti ed egocentrici.

Che scoppiano a ridere all’improvviso per essersi guardati un attimo di troppo in mezzo al silenzio di una lezione.
E’ la forza propulsiva del sapere di star facendo qualcosa di pesante ma giusto. Del dire che ogni università dovrebbe essere come la nostra. Cattiva ma fortificante come una maestra severa delle elementari. Un’università che non ti vuole bene e non deve volertene. Che ti fa piangere, e sentire solo, ma anche felice come dopo una lunga giornata di lavoro.
Che ti fa smettere di pensare a “se sono meglio di” o “peggio di”. Che nella sua spinta competitiva ti fa comprendere che alla fine l’importante è esserci al massimo, con forza. Che ti dà il diritto di non aspettare raccomandazioni. O l’amico politico di tuo cugino. O l’avvocato che ti prende in studio se ti fai scopare una volta a settimana.

La Bocconi non è il paradiso nè l’inferno, ma è uno dei pochi luoghi in Italia che riesce a dare ai giovani l’orgoglio di un’identità.

E per questo vorrei che ora, mentre sto fissando il muro e un po’ comincio a sentirmi meglio, tutti potessero avere nella mente la stessa immagine che ho avuto io.

Mio padre davanti alla tv con il sorriso in faccia, che indica Monti sullo schermo e dice:

“Alla fine è come un cerchio che si chiude. Dopo tanti anni, tanti soldi e tanti mal di pancia, l’unico investimento giusto è stato anche il più importante: spendere i  soldi per farti studiare in una grande università.”

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214 Comments

  1. mi sono emozionato a leggere quello che hai scritto, perchè l hai fatto in maniera quasi poetica e perchè mi ritrovo perfettamente nelle tue parole(sebbene sia in bocconi solo da settembre). ti ringrazio anche a nome di tutte quelle persone che non leggeranno queste tue parole

  2. BRAVISSIMA 🙂 bellissime parole!
    condivido in pieno tutto quello che hai detto e sono rimasta affascinata dal modo in cui hai saputo esprimere le tue idee….

  3. Mi sembra di percepire che quelli che esprimi sono sentimenti veri. Mi piace la passione che trasmetti e il modo in cui esprimi queste emozioni.
    Non sono iscritto alla Bocconi, mio padre e’ avvocato e da piccolo la mia famiglia viaggiava all’estero, al liceo sono stato un lazzarone.
    Ci sarebbero anche tante altre cose da dire che forse ci avvicinerebbero come pensieri ed idee anche se forse vengo da una strada diversa dalla tua.

  4. Sono arrivato alla fine del tuo bellissimo racconto in lacrime.

    Mi sono ritrovato in pieno nelle tue parole, quando parli di famiglie che non fanno viaggi all’estero, che da almeno quindici anni non comprano una macchina, che decidono tuttavia di investire sui loro figli senza timore di essere delusi, essendo la loro più grande risorsa e tutto quello che loro non sono mai potuti essere.

    Grazie per queste righe, mi hanno riportato alla memoria tutte le scelte e i sacrifici che mi hanno permesso di poter studiare nella migliore università d’Italia.

    Mai come in questi giorni sono stato più orgoglioso di esserne parte.

    M.

  5. Complimenti. un pezzo scritto con il cuore ma che comunque ha saputo disegnare un quadro lucido e realistico della vita in Bocconi. Ancora complimenti.

  6. Ho mollato la Bocconi perchè non riuscivo a starci dietro, mi ci sono voluti 3 anni per capire che forse non era proprio la mia strada e se devo essere del tutto sincero, tutte le volte che la sento nominare mi sento male, per una delusione enorme che ho procurato a me stesso e a chi credeva in me. Puoi capire quanto la Bocconi abbia influenzato la mia vita e quanto la odi con tutto me stesso, ma:
    CAZZO PAROLE SANTE.
    Grande.

    P.

  7. Bellissimo, non trovo parole per descivere quello che ho appena letto. Anche se sono all primo anno, condivido ciò che hai scritto in pieno, bisoognerebbe farr leggere queste parole ai manifestanti di domani.

  8. Complimenti!come te sono un bocconiano, in questo momento in exchange a Mosca, e devo dire che sono rimasto colpito e condivido in pieno le tue parole. Brava spero che qualcuno ti ascolti anche se purtroppo credo che il popolo degli indignados non sia in grado di ascoltare chi dice cose giuste in più in una cosi bella forma…

  9. Queste parole fanno pietà… sono piene di retorica. Sono Bocconiano anche io, e trovo ridicole queste parole perchè proprio non capisco perchè dobbiamo sempre tirarcele addosso come se fossimo chissà quali geni e chissà quali lavoratori rispetto ad altri. Studiamo in una Università prestigiosa, è vero. Abbiamo opportunità migliori di altri, è vero. PAGHIAMO PER AVERLE, E’ VERISSIMO. Dai smettetela di scrivere questi articoli che fanno pena.

  10. L’orgoglio dato dall’essere Bocconiano non ha prezzo.

    Grazie per aver scritto queste fantastiche parole. Ti linko nel mio blog

  11. Una storia personale molto bella e sai scrivere molto bene..detto ciò: che c’entra con la manifestazione degli studenti di domani?? Peccato che il tuo alto livello di formazione non ti dia i mezzi per leggere questo fenomeno che tu definisci “tifoseria da stadio”. Si avvicina quasi al “bamboccioni” di brunettiana memoria..

  12. No words! Accattivante, “trepidante”, interessante, soprattutto nel modo in cui lo hai scritto…Lo dico da Ex bocconiano convinto, che non vive più a Milano da qualche mese. E visto che ci sono “in bocca al lupo” per i tuoi lavori di gruppo. BRAVA!

  13. Davvero bello, e ancora di più, pieno di emozioni sincere. si vede che ci tieni. in bocca al lupo per tutto

  14. Come ha detto M “Sono arrivato alla fine del tuo bellissimo racconto in lacrime.”

    Sono uno studente Bocconiano in scambio a Gainesville e l’unica cosa che mi sento di dire, oltre al fatto di essere ogni giorno più orgoglioso di essere bocconiano, è che sarebbe bello se domani qualche studente, magari con una giornata meno impegnata della tua, stampasse qualche centinaio di copie e le distribuisse ai manifestanti.

  15. Complimenti, mi hai emozionata,condivido in pieno…

    Io la Bocconi l’ho finita 2 anni fa e senza di lei non avrei mai fatto le scelte che ho fatto e che mi fanno sentire realizzata (e i sacrifici dei miei genitori ripagati)…

    Hai ragione quando dici che la Bocconi da ai giovani l’orgoglio di una identita’ e credo anche che un grande merito sia quello di dare ai giovani il coraggio di provare a raggiungere obiettivi che possono sembrare inizialmente irragiungibili, spingendo i propri limiti un po’ piu’ in la e aumentando la consapevolezza delle proprie capacita’…e’ uno dei pochi posti in Italia (se non l’unico), che da ai figli di gente normale provenienti dalle province piu’ sconosciute la possibilita’ di vedere il mondo e di trovare un lavoro soddisfacente sotto tutti i punti di vista in cui nessuno e’ interessato al titolo di studio dei propri genitori…certamente certi traguardi richiedono lacrime e sacrifici ed e’ forse questo quello che certa gente che si definisce “indignata” stenta a capire, visto che e’ molto piu’ facile attribuire la causa del proprio malcontento a qualcuno o qualcosa…

  16. Complimenti, parole che rispecchiano perfettamente la mia storia e quella di tanti altri ragazzi. Complimenti ancora.

  17. io non sono un bocconiano ma studio in un’università altrettanto importante:la LUISS. Anche io come te non ho genitori laureati e che devono fare capriole per farmi studiare a Roma. Anche io sarò il primo laureato della famiglia. E sai una cosa? Anche mio padre quando arrivò quella chiamata mi prese in disparte. Stavo quasi per rinunciare al mio sogno perchè in quel periodo la mia famiglia attraversava davvero un brutto periodo dal punto di vista finanziario e sapevo che non potevamo permetterci anche i costi elevatissimi di un’università privata….Eppure fu mio padre a dirmi che dovevo partire che non dovevo pensare alla nostra situazione che loro in qualche modo sarebbero riusciti, pur con 1000 sacrifici,a portare avanti la baracca. I miei genitori mio fratello e mia sorella non si sono mai lamentati per le vacanze passate a casa in questi ultimi anni e nemmeno perchè non hanno potuto magari acquistare qualcosa che a loro piaceva tanto. Questo solo perchè hanno sempre creduto in me e perchè sono fermamente convinti, come dicevi tu, di aver fatto il miglior investimento della loro vita. Tra qualche giorno sarò laureato. Ho messo tutto me stesso in questi anni anteponendo lo studio ad ogni altra cosa. Sono riuscito a dare soddisfazioni alla mia famiglia ma soprattutto a me stesso. Non so se in futuro sarò un manager affermato un ottimo professionista o un semplice dipendente (con tutto il dovuto rispetto) ma sò che avrò messo tutto l’impegno e tutta la passione possibile in ciò che ho fatto e che farò.

    A.S.

  18. Perfetto! Toccante! Non ho studiato alla Bocconi ma in Statale, tanti annni fa, e mio padre, che non faceva mai vacanze, mi fece un ragionamento analogo, pur non condividendo la facoltà che avevo scelto. Fa piacere trovare una giovane donna consapevole delle difficoltà, che ha superato e vuole superare con forza e determinazione, e consapevole anche del luogo (e della famiglia) da cui è partita e infine consapevole della meta da raggiungere, con spirito di sacrificio. Complimenti.

  19. Io e te siamo diversi. Sono figlio di due professionisti, entrambi laureati. Quando ero piccolo viaggiavo all’estero con la mia famiglia e andavo in settimana bianca. Ho una cartella di Prada. Per i miei genitori l’idea che io non facessi il Liceo non era nemmeno un’opzione.

    Eppure lo so che in fondo io e te un po’ uguali lo siamo. Entrambi abbiamo passato notti in bianco sui libri, fatto 3 esami in una settimana, pianto per un 21, preso il sole in parco Ravizza. E nessuno dei due è ancora passato in mezzo ai leoni.

    Per questo la Bocconi è una grande Università. Perché adesso sono in scambio a 7000 km di distanza ma domani il tuo sguardo fiero davanti agli indignados sarà anche il mio.

  20. mi dispiace ma l’ho trovato terribilmente retorico. terribilmente. non fate le mammolette, non potete avere le lacrime agli occhi dopo aver letto queste righe… anzi asciugatevi le lacrime ed iniziate a rimboccarvi le maniche.. c’è un mondo la fuori che del fatto che siamo Bocconiani se ne frega altamente!

  21. -Queste parole fanno pietà… sono piene di retorica. Sono Bocconiano anche io, e trovo ridicole queste parole perchè proprio non capisco perchè dobbiamo sempre tirarcele addosso come se fossimo chissà quali geni e chissà quali lavoratori rispetto ad altri. Studiamo in una Università prestigiosa, è vero. Abbiamo opportunità migliori di altri, è vero. PAGHIAMO PER AVERLE, E’ VERISSIMO. Dai smettetela di scrivere questi articoli che fanno pena.-

    l’unico bocconiano che credo stimerò nella mia vita. sei un mito.

  22. mi sono ritrovata a fare la bocconi per caso, e negli ultimi tempi non passa giorno senza che io mi domandi perché l’ho fatto. non sono un’economista. mi sento un pesce fuor d’acqua. la gente che vedo lì si divide in gente interessante che non frequento e gente banale che evito. tutto questo è come un gigantesco e oscuro tunnel che mi porterà all’enorme punto interrogativo del mio futuro. la bocconi non è il paradiso. ma vorrei che la gente capisse che non è nemmeno il punto di ritrovo per spocchiosi figli di papà, come tu hai fatto notare nel tuo bellissimo sfogo. c’è gente di tutti i tipi lì dentro. e ci sono anch’io, anche se con una tremenda voglia di scappare.

  23. 🙂 Non avrei potuto scrivere di meglio: tutta la tua storia è anche un pò la mia. Sono alla fine del mio corso di legge in Bocconi e ti dico che la Nostra università è bella anche perchè c’è dentro gente come te. Semplice.
    Sii orgogliosa di te, non sei diventata arida nè sterile e conservi una dignità che, se ricorderai sempre da dove vieni, ti porterà lontana.

  24. un tempo un professore in aula disse: “Preparatevi a sputare sangue. Perché alcuni vostri colleghi già lavorano, e voi potreste essere da anni in miniera a faticare e invece siete qui a studiare. Sappiate che la Bocconi non è un’università per persone ricche ma per persone determinate”

    Lì, in quel momento, ho compreso cosa ci facevo in quella Università.
    E cosa ci facevano, almeno altre mille persone, come me in quell’anno.

    La protesta fa parte della democrazia ed è un diritto inviolabile, quasi sacro.. Diritto che andrebbe esercitato con coscienza, e non solo per moda del momento.

    Protestare contro il male minore e senza valide alternative è solo un gioco fine a se stesso. O, per l’appunto, un passatempo.

    In questo momento l’opzione indignados è quel “tertium non datur” e andare incontro a nuove elezioni avrebbe paralizzato il Paese per troppi mesi.

    La Bocconi non c’entra in tutto questo, dopotutto è un’università. Forma persone, cittadini del presente e professionisti del domani. Fornisce strumenti, lasciando libere le persone di adottarli o rifiutarli.

    L’orgoglio, se di questo si può parlare (da parte mia ci credo poco), di essere bocconiano non sta nel brand, ma nella consapevolezza che i frutti dei sacrifici – magari dopo anni – arrivano: che per quanto uno possa sempre sceglierei scappatoie e vie facili, il “successo” è anche qualcosa che si costruisce man mano, con dedizione, passione e un pizzico di ambizione.

    La più grande lezione che ho imparato in università non è stata tra i banchi: esiste sempre un’opportunità, per tutti. Basta saperla cogliere, o creare.

  25. complimenti per le tue parole…credo che esse esprimano in larga misura il pensiero di tutti noi “Bocconiani”. Ragazzi che non affrontano il proprio percorso di studi con l’ambizione di diventare finanzieri d’assalto, avvocati senza scrupoli, managers privi di etica e unicamente indirizzati al profitto; ma, al contrario, ragazzi che imparano a crescere in un ambiente stimolante e competitivo, ragazzi che imparano a conoscere e ad affrontare da soli le proprie paure e i propri limiti, ragazzi che vogliono dare il massimo pur sapendo che un domani non ti permetterà di ottenere chi vuoi, ragazzi che probabilmente sono entrati in Bocconi sapendo cosa volevano e che ne usciranno sapendo cosa sono. Il sapere che altri studenti protestino per avere università pubbliche migliori che ti permettano di ricevere le stesse occasioni e stimoli del nostro ateneo, ci deve spingere ad apprezzare ulteriormente la realtà in cui siamo immerso e che (sia in positivo che in negativo)ci sta lentamente cambiando. Chi protesterà domani dovrà capire che allo stesso modo in cui gli studenti indignati protestano per poter crescere in un ambiente in cui chi merita ha gli strumenti per realizzare le proprie aspirazioni, anche noi giorno per giorno diamo il massimo per realizzarci dal punto di vista umano e lavorativo,impariamo a metterci in discussione, a rialzarci dopo una delusione, a lottare e credere in ciò che crediamo.
    Chi protesterà domani capirà che ognuno di noi ha storie, esperienze, delusioni, sogni, speranze, soddisfazioni e rimpianti che impariamo ad affrontare spesso con il sorriso. Questo perchè sappiamo che guardandoci negli occhi ad un esame o incrociando la sguardo di un’altra persona in biblio, non siamo il figlio dell’operaio o dell’avvocato, non siamo chi fa shopping in montenapoleone o al mercato, non siamo ragazzi di trieste o di bari…siamo semplicemente 20enni che si impegnano per dare il massimo e , sebbene preoccupati da un futuro più incerto che mai, sorridono e sperano che il futuro avrà i loro occhi.

    di nuovo complimenti per le tue parole…sei in grado di coinvolgere e suscitare forti emozioni.
    p.s. in bocca al lupo per il lavoro di gruppo

  26. Complimenti, davvero.
    E’ uno spaccato di vita su un’Italia che fa sacrifici, che lotta, che ci prova, con dignità, e senza scappatoie facili, come purtroppo publicamente tante se ne sono viste in questi anni.
    Però attenzione a banalizzare: fra chi protesta ci sarà anche qualche sciagurato, ma la gente protesta quando è esasperata. Che il futuro sia negato ad una grossa parte della nostra generazione è ormai un dato di fatto, basta aprire il giornale.
    Imbrattare la Bocconi ed urlare facili slogan populisti è sicuramente da stigmatizzare, ma non generalizzare è un atto altrettanto doveroso.
    Detto ciò, ad maiora, a te, ed a noi tutti.
    Speriamo bene, speriamo in un futuro migliore.

  27. Complimenti, hai descritto alla perfezione esperienze, stati d’animo e sofferenze dei Bocconiani.

    Sono molto contento di poter leggere parole così profonde e al contempo sincere e semplici.

    E sono d’accordo che dovremmo prendere tutti le distanze dalla tifoseria da stadio, che in fondo non conta nulla se non c’è una squadra valida in campo.

    Mi fa molta tristezza però, questo devo dirlo, che chi critica queste parole (atto assolutamente legittimo) lo fa con un commento “anonimo”. Che coraggio che hanno i “tifosi” sul web…

  28. mio malgrado in questo ultimo anno ho cambiato idea sulla Bocconi e i bocconiani. Io proletaria di nascita e di animo, lunghi studi alle spalle, tutti rigorosamente in università pubbliche grazie a sacrifici e borse di studio, la Bocconi e i bocconiani, (quelli che credevo fighetti e figli di papà) sono sempre stata portata a detestarli. Finchè non c’ho sbattuto la faccia contro, li ho conosciuti, ci ho parlato e tutti e ripeto tutti, parlano con le tue stesse parole, vivono il tuo stesso entusiasmo e sono infinitamente grati a quell’istituzione che come hai sottolineato tu è severa e selettiva, una cattiva maestra elementare.
    Ironia della sorte adesso ci sono finita addirittura ad abitare davanti alla Bocconi ed e’ qui che anche adesso fa capolino dalla mia finestra 😀

    Comunque…Non che conti qualcosa… ma ho cambiato idea e sono stata contenta di accorgermi di aver dato un giudizio affrettato e stereotipato.

    Bel pezzo.E in bocca al lupo.

    Zeta

  29. Paghiamo la possibilità che grandi uomini ci insegnino l’esaltazione esasperata delle nostre capacità la qual cosa ci permetterà in futuro di avere delle grandi opportunità.Le opportunità non si comprano caro mio.

  30. La Bocconi sarà una grande università ma non vi ha dato gli strumento per guardare il mondo…non avete capito assolutamente NULLA delle proteste degli Indignados (o delle occupazioni delle piazze). Qui non stai raccontando di un ragazzo che sul bus ti guarda male perché fai un’università privata, stai denigrando un movimento di cui non sai nulla e che ha ragioni più che valide per manifestare!!! Se voi vi siete stufati di dovervi giustificare con idioti che vi “disprezzano” solo per il fatto di essere bocconiani (e sono idioti), noi ci siamo stufati di questo vostro vittimismo e delle giustificazioni “studio alla Bocconi ma sono proletario…” che dimostrano solo una certa coda di paglia. Il punto degli indignati, degli occupiers, di tutti coloro che negli ultimi tempi vogliono far valere la loro voce è un altro! Se li guardi come poveri mentecatti e sorridi al pensiero di tuo padre che guarda Monti…beh gli (ci) dai ragione e ti dimostri molto più classista di quanto vuoi apparire!

  31. Credo che le stesse parole le possa dire anche uno studente di Catania, Firenze,Napoli, Siena e così via. Pensa ad uno studente del sud che come te ha sudato per gli esami, esami di professori frustrati che non hanno alcun rilievo internazionale o addirittura nazionale( a differenza dei prof della bocconi ), PENSA AI SACRIFICI DI GENITORI CHE NON VEDONO UN FUTURO PER I PROPRI FIGLI. Pensa anche che con gli stessi sforzi…. per loro sarà più difficile trovare un lavoro…..ECCO dopo aver pensato a queste cose…..ORA PUOI CAPIRE DAVVERO COSA SONO I SACRIFICI, LACRIME ECC….

  32. Sono d’accordo con ogni singola parola che hai scritto. E ti assicuro che non succede di frequente.
    Spesso stereotipare è più facile, comodo e, soprattutto, popolare rispetto a riuscire a guardare le cose come stanno veramente. Anche per questo, grazie per aver ricordato che essere un Bocconiano significa prima di tutto essere disposto a fare sacrifici con la convinziopne che siano un investimento per il nostro futuro.

    Elisa (una tua “collega” del quinto anno)

  33. io ho fatto la bocconi e ho imparato tante cose in quella università. come tutti.
    ho trovato i miei migliori amici. ma la massa, la stragrande maggioranza dei miei ex colleghi ti poteva trasmettere di tutto tranne che la dignità.
    sono contenta di avere avuto una buona formazione, di avere avuto quei grandi professori e di poterla in qualche modo decantare come ottima istruzione attraverso il mio curriculum.
    tutto il resto è stato un sacrificio. non i tanti esami ripetuti, non essere stata a 1200 km da casa ma il sopravvivere tra tanta gente superficiale e con troppa stima di sè, quello è stato il vero sacrificio!

  34. i sacrifici di cui parlare voi li fanno tutti gli universitari d’italia.non solo i bocconiani.
    il vero sacrificio e riuscire a sopravvivere in mezzo a tanta gente superficiale e superba.
    grazie a dio ci sono riuscita.

  35. Ecco l’anonimo (ma perché non si scrive il nome…) sotto di me ha centrato il problema. Studiamo tanto tutti (beh tutti no, ma quello in ogni università) ma chi paga ha più possibilità di successo…e non si può negare! Dici che tutte le università dovrebbero essere come la Bocconi…noi scendiamo in piazza proprio per quello: affinché un’ottima educazione possa essere pubblica e gratuita!
    Riguardo ai “vandalismi”, sinceramente li trovo più che altro inutili e controproducenti! Non ce n’è bisogno, ma li capisco e li può capire solo chi prova la stessa rabbia…

  36. Forse sarò l’unico, ma a me il punto sembra solo uno: cosa mai ci vanno a fare gli indignados davanti alla Bocconi? Perchè mai lì ed a chiedere cosa?
    Ed è proprio questo il cuore dell’articolo: quella è un’università fatta di persone comuni che hanno gli esatti stessi problemi di coloro che protesteranno, e hanno lo stesso loro potere di cambiare le cose (prossimo allo zero).

    Perchè imbrattare un muro di un’università con una scritta relativa ad una carica istituzionale?
    Ce l’avete con le banche? Andate a protestare davanti alle banche.
    Ce l’avete con il sistema finanziario? Andate a protestare davanti alla Borsa.
    Ce l’avete con il sistema politico? Andate a protestare davanti al Parlamento.

    Forse è proprio questo che sfugge: gli indignados domani non otterranno nulla di quello che dicono di cercare, ma solo un po’ di pubblicità e qualche pensiero malevolo da parte di coloro che subiranno disagi.
    Se è una soluzione ad una crisi che si cerca, occorre rimboccarsi le maniche e proporre soluzioni costruttive.
    Preferibilmente rivolgendosi alle persone giuste..

    MT

  37. Salve,
    ho letto questo articolo grazie alla pubblicazione su Facebook da parte di un’amica (bocconiana).
    Non sono un bocconiano: ho studiato Design e come designer freelance sto cercando di ricavarmi un angolino in questo mondo.

    Ho avuto modo di frequentare l’Università (quella pubblica, con 160 studenti in un aula e una marea di professori inetti che ti insegnano semplicemente a diffidare dall’idea che una persona possa essere autorevole solo perché fa il professore), ma anche l’ISIA di Firenze (una scuola di alta formazione con 25 alunni per classe, professori/professionisti molto bravi, ma anche professori/professionisti che non fanno altro che vendere fumo e che continuano a farti trattenere dal credere che una qualifica professionale sia anche una qualifica etica, direi umana).

    Anch’io, come te, ho frequentato un istituto (l’ISIA) molto duro: 5 giorni di lezione, 30 ore di lezione a settimana, revisioni settimanali sul lavoro svolto, professori intransigenti, a volta al limite dell’aggressività verbale (la maggior parte in buona fede, per insegnarti che “se non sai il tuo è meglio che non metti neanche il naso fuori di casa, altrimenti datti una mossa”).

    Ore e ore spese a cercare, leggere, confrontare, ragionare (criticamente), distinguere, scegliere, progettare, creare. Né giorno né notte, solo scadenze.

    Ho però avuto una fortuna: il Design, come disciplina, si presta ampiamente ad una lettura critica. Ogni corrente di pensiero ha una sua validità, ogni assunto si può relativizzare e ogni scelta progettuale è possibile. Ciò che fa la differenza, in questo caso, è la capacità critica del progettista che si prende la responsabilità di fare delle scelte, sia per lui che per gli altri.

    Durante gli anni passati abbiamo assistito all’evolversi delle teorie neoliberiste, prodotto dell’ideologia capitalista e del metodo consumista, per cui si è creduto che per continuare far aumentare il benessere* (economia basata sulla crescita continua) sarebbe stato necessario che i ricchi guadagnassero sempre di più, di modo che la ricchezza da loro accumulata sarebbe caduta “a pioggia” sui più poveri (investimenti = lavoro = salari).
    Durante il G8 di Genova (puoi cercare qualunque filmato su Youtube al riguardo) i grandi del pianeta sostennero a gran voce questa tesi. Tutti d’accordo, eccetto il movimento No Global che ha dato (ma soprattutto preso) mazzate (tragico è l’episodio della scuola Diaz, nella quale vennero introdotte dalla polizia le armi che successivamente furono spacciate come corpo del reato, e nella quale venne eseguita una mattanza).

    Quel giorno, posso a ragione ipotizzare, molti studenti Bocconi (e molti studenti d facoltà di Scienze Economiche) erano in Università a seguire le lezioni o a “rompersi la testa” sui libri, studiando probabilmente le stesse teorie alla base dei ragionamenti dei grandi dei G8. Teorie logiche, razionali, condivisibili e sostenuti da grandi club di dotti economisti. E molti di loro, probabilmente, si facevano la stessa tua domanda: “Ma perché quei no global se ne stanno lì in piazza a fare casino, anziché studiare per cambiare il loro futuro?”.

    A distanza di 11 anni dal G8 di Genova stiamo vivendo una crisi economica che ancora non ha fatto sentire un centesimo dei suoi effetti. Una crisi nata da quelle stesse dottrine economiche che proponevano, nel 2001, l’allargamento della forbice tra ricchi e poveri, la liberalizzazione del mercato globale, l’allentamento del controllo degli Stati sui mercati, politiche di crescita basate sulla sottoscrizione continua di debito (debito come elemento necessario per crescere: oggi mi faccio prestare dei soldi per poter crescere, domani restituirò quei soldi perché la crescita mi avrà permesso di recuperare gli interessi su quei prestiti).

    Oggi l’Italia ha un debito pubblico stratosferico nato dalla continuo ricorso al debito non sostenuto da misure strutturali per la crescita che ne avrebbero permesso l’ammortamento (si veda l’andamento del debito pubblico sotto i vari governi), un debito piazzato sugli “incontrollati” mercati finanziari globali, dove il fattore che fa alzare o abbassare gli interessi da restituire sui soldi prestati è la “fiducia” degli investitori. Fiducia, quest’ultima, non esprimibile secondo valori determinati. Se il governo è stabile, godo di più fiducia? Se la qualità dell’istruzione è migliore, godo di maggior fiducia? Teoricamente si. E se altri grossi investitori non comprano il mio debito? Godo di maggior fiducia? Praticamente no. E’ evidente che il mercato finanziario, per come è strutturato oggi, si presta alla speculazione** (la qual cosa era prevedibile già 11 anni fa, come era prevedibile che le politiche basate sul debito avrebbero portato altro debito e non crescita strutturale della “qualità della vita”.)

    In pratica, negli ultimi 10 anni, abbiamo sposato un modello economico che ha fallito sotto tutti gli aspetti: la mia capacità economica non è migliorata, quella dei miei genitori è addirittura peggiorata. La mia fiducia nella politica e nelle istituzioni non è aumentata. Mi dicono che il debito pubblico è aumentato e che toccherà anche a me ripagarlo con il lavoro di tutta una vita. Mi dicono anche, sul mio contratto a progetto, che se mi ammalo non ho diritto a percepire alcuna retribuzione.

    Poi guardo i grandi del pianeta che mi dicono che bisogna ripagare il debito, perché occorre ricominciare a crescere. Dopodiché nel mio paese cade il governo (per speculazione? per conflitto d’interesse?) e ne viene formato un altro. Un governo tecnico guidato dal prof. Mario Monti, il quale (riporto da Wikipedia):

    “Dal 2010 è inoltre presidente europeo della Commissione Trilaterale, un gruppo di interesse di orientamento neoliberista fondato nel 1973 da David Rockefeller e membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg.
    Dal 2005 è international advisor per Goldman Sachs e precisamente membro del Research Advisory Council del Goldman Sachs Global Market Institute, presieduto dalla economista statunitense Abby Joseph Cohen. È advisor della Coca Cola Company.”

    Al che mi chiedo, non è che qui mi stanno chiedendo di impegnarmi tutta la vita per contribuire a risanare il debito con il solo obbiettivo di riapplicare le stesse politiche economiche e mandare avanti un sistema che ha già dimostrato la sua diabolica insensatezze? (e me ne fotto degli economisti che mi dicono che le crisi sono necessarie proprio per poter rigenerare il sistema, se poi l’ultima settimana e mezza del mese devo tirare la cinghia fino a mangiar pasta in bianco per 5 giorni di seguito).

    Onestamente, l’unica cosa che mi viene in mente è che nel 2001 quelli che stavano dalla parte della ragione erano nelle strade, non nei palazzi del potere, né dentro le università a seguire le lezioni di dottrina neoliberista.

    “L’orgoglio di un’identità” serve a poco: quello che oggi ci serve è un nuovo modello di “futuro”, non l’ennesima riproposizione delle stesse ideologie che testardamente e, comincio a pensare, in malafede, economisti e politici continuano a proporci.

    E che tu, probabilmente, stai ancora studiando sui libri…

    * il fattore di benessere preso in considerazione è ovviamente il PIL. Nel ’68, J.F. Kennedy affermò con forza che il pil non poteva essere considerato un fattore di benessere (vedi: http://www.benessereinternolordo.net/joomla/index.php?option=com_content&task=view&id=8&Itemid=2)
    **Qualcuno potrebbe dire: “Per il controllo dell’affidabilità sui mercati finanziari, ci sono le agenzie di rating, che sono organi imparziali”. E’ inutile che vi parli di Lehman Brothers e del caso dei mutui subprime.

  38. La storia è sempre uguale: I poveri, i deboli studiano (oggi) e si mettono al servizio dei potenti , propugnano le loro tesi perchè sperano di diventare potenti a loro volta: pii illusi. Sono i nuovi moderni servi e schiavi a loro insaputa.

  39. Personalmente apprezzo sempre una buona prosa, anche se un po’ retorica. Detto questo, senza nulla togliere alle ragioni personali che stanno dietro ad ogni manifestazione di pensiero, non mi permetto di criticare l’articolo perché espone per lo più sensazioni personali che, pur trovandomi in dissaccordo, non sono mi sento di criticare, per evitare ogni offesa. Detto questo voglio stigmatizzare il comportamento di quanti hanno aderito con melensa retorica a questo articolo, siano tali commenti sinceri o frutto di iperbolica euforia. Nelle “grandi università” americane al cui modello la Bocconi si ispira flosciamente, i sentimenti di adesione li creano le squadre di football o basket universitarie, i tailgate e le felpe con scritto Stanford, piuttosto che Yale; così da noi la notizia che il nostro presidente sia stato eletto premier suscita sollevazioni pubbliche di orgoglivo oltre ogni limite, ed ancora piu irragionevolmente lo fa la sensazione di questo attacco “ingiusto” alla “nostra università” (pur con tutte le reprimende, morali e razionali, nonche opportune a tali comportamenti) che vorrebbe unirci di un rinnovato e molte volte ipocrita cameratismo dell’ultima ora (pari anche al tempo che durerà). Credo semplicemente che la Bocconi, come tutte le grandi università abbia certamente una tradizione di pensiero forte e profonda, arricchita e rinforzata dai molti successi personali, che ne fanno una forza dell’ateneo ma che questo non necessariamente sia di beneficio per i suoi studenti, spesso compressi nei dogmi di una formazione fortemente tecnica che, sopratutto nei primi anni, lascia poco spazio al contraddittorio e alla formazione di uno spirito critico e perito, se non a fronte di grande spirito ed intelligenza. Mi permetto di dire che questo articolo, il cui successo ne sottolinea al piu l’opportunita e la capacita di interpretare i sentimenti del momento, è sostanzialmente dannoso: esso cattura e polarizza le idiosincrasie tipiche del bocconiano orgoglioso, tacendo di tutte i difetti, le mancanze ed imperfezioni che ancora questa università reca nella sua educazione, le quali non potranno mai essere emendate se non con razionale ma forte desiderio di opposizione e riforma. E gli studenti spesso, recano con se un forte responsabilità omissiva: tutto il mondo e paese e la Bocconi probabilmente non è una proiezione particolare della nostra società.

  40. bell’articolo, scrivi bene, ma a me non sembra una buona cosa che i tuoi genitori si debbano sacrificare per farti studiare. Voglio dire, buon per loro che hanno la forza di sostenere quello in cui credono, però a me fa incazzare terribilmente che in certi stati europei gli studenti vanno all’università GRATIS, lo stato gli fornisce anzi un tot al mese (460 euro nel caso della Finlandia) per poter vivere indipendenti e finanziarsi le spese senza dover lavorare eccessivamente, e l’unico criterio per poter entrare nelle migliori università del paese è che tu sia veramente bravo e passi il test d’ammissione…perchè il sacrificio, può sembrare onorabile certo, ma è sicuramente meglio evitarlo. Non dico che sia colpa di Monti se in Italia succede questo (sinceramente non ho la minima idea di chi sia) e non dico che appoggio la manifestazione davanti alla tua università (non sono abbastanza informato per giudicare, anch’io preferisco studiare piuttosto che dedicarmi alla politica), però c’è di sicuro qualcosa che non va in Italia, e se sapessi contro chi prendermela andrei anch’io a protestare.

  41. Un gran bell’esercizio di retorica, infarcito di populismo. Stop. Il padre che indica la televisione, i sacchi di cemento nell’auto, gli stage gratuiti e le giornate trascorse a studiare con la polvere che si accumula, e via all’infinito con luoghi comuni pseudo-vittimistici.

    E le altre università sono da meno? Puo’ darsi. Ma sentirsi orgogliosi di appartenere ad un’università privata equivale sentirsi orgogliosi di essere privilegiati, di far parte di una casta. Legittimo, ma non lo condivido. Non conosco bocconiani che fanno stage gratuiti (hanno almeno un rimborso spese, e credo sia giusto dopo tutto quello che pagate). Io sono al mio terzo stage gratuito e so (almeno in parte) cosa vuol dire. Sinceramente tutto questo vittimismo di chi paga per avere un servizio (questo è l’università privata) non lo capisco: sacrifici, sì ma come quelli di tanti altri che non si sentono orgogliosi ma semplicemente si mantengono l’università (pubblica) lavorando e, anche se non vedranno mai il loro rettore in televisione diventare presidente del Consiglio, non valgono meno della casta (stucchevole e indecente perchè giovane e, si suppone, pensante) Bocconiana.

    Detto questo, gli indignados sono liberi di protestare contro chi vogliono. Si chiama democrazia, condivisibile o no. Magari anche io mi sono abbandonato a luoghi comuni ma leggere “la Bocconi è uno dei pochi luoghi in Italia che riesce a dare ai giovani l’orgoglio di un’identità” è piuttosto curioso. Libera di pensarla come vuoi, ma per favore, potevi fermarti a questa frase: il resto è vittimismo, costruzione (ben scritta) per strappare qualche lacrima, populismo e poco altro.

  42. Non ho letto tutti i commenti, lo ammetto, ma ho visto che qualcuno ti ha dato degli spunti di riflessione. Comunque sento davvero la necessità di dire la mia perché non ne posso più di questi discorsi.

    Sono stata bocconiana anche io, ho pensato anche io queste cose quando misero quella simpatica bomba nel passaggio sotterraneo. Ma se ci si pensa bene, hanno ragione (non quelli della bomba, quelli mai, ma gli indignados). Hanno ragione perché anche noi, che non siamo figli di nessuno di quelli che contano, una volta entrati nel giro (ah! il famoso networking!) diventiamo come loro. Non tutti ci entrano, nel giro, è vero, ma chi sceglie di starne fuori non va a combattere quello stesso giro, perché ci viene detto che è come sputare nel piatto in cui mangiamo. Chi sta fuori se ne lava le mani e la coscienza, osserva. Si fa la sua vita tranquilla. Gli altri, e i più agguerriti in particolare, quelli che erano più bravi dietro i banchi o che sono più scaltri, vanno a rimepire le file dei dipendenti di Glodman Sachs e compagnia, vanno ad Harvard, al MIT, e in altri posti in cui sanno anche meglio che alla Bocconi come lavarti il cervello. Studiare non serve più di tanto, serve il networking, serve imparare il loro stile. Esistono anche studi che dimostrano che le grandi università servono soprattutto a chi non è figlio di nessuno, perché sono importanti per fare contatti, per entrare nel giro, appunto.
    Ho anche avuto la merit award, l’ho visto il giro vero. Lo vedo dove sono andati a lavorare i miei compagni di corso, le conosco le storie di chi si vende alle banche di investimento per un buono stipendio. E conosco le favole che ci raccontano sulla competizione e tutto il resto. Sto ancora finendo di spogliarmene.

    Io sto dalla parte degli indignados. Non sono a Milano, altrimenti mi unirei volentieri a loro, darei voce al loro scontento.
    il sistema non lo combatti dall’interno. Se ci entri, ti scava dentro e ti spegne, ti imbriglia, ti imbroglia. La Bocconi rimane una buona università, e non la rinnego completamente (ne rinnego l’aspetto massonico sicuramente, ma per fortuna ho conosciuto anche una bocconi diversa, quella che descrivi tu), ma sta da una parte ben precisa, e non ci insegna a vedere che ci sono più parti. Ci insegna a metterci da parte. O almeno, questa è la mia storia personale.

    Bocconiana indignada? perché no? conceditelo, parla con quella te che si è iscritta alla Bocconi tanto tempo fa, se riesci ancora a trovarla, sommersa com’è da tutti quegli homework e presa dalla frenesia tipica del bocconiano. Se riesci a trovarti, e non entri in crisi, secondo me poi rinunci ad una lezione (che sarà mai una lezione?!) e ti indigni un po’ anche tu.
    Io mi sono indignata, e non sono più riuscita a tornare indietro.

    Un grande in bocca al lupo, ci vuole molta forza di volontà a restare fedeli a se stessi, e tante energie.

  43. Tutto corretto, ho solo un piccolo appunto.

    Sono stato bocconiano anche io e devo dire che ritengo sí corretto che un´universitá sia severa e non amica in certi casi, ma portare la gente a competere perché sai che nella tua classe sono disponibili solo 5 30 e 10 27 non é giusto.

    Io lavoro, ma la competizione in ufficio é con aziende che producono un prodotto simile al nostro.

    Nell´ufficio é si giusto dimostrare di avere le palle e di essere forti e indipendenti ma é solo il lavoro di squadra che ti rende una azienda migliore delle altre.

    E senza l´aiuto dei miei colleghi non avrei mai potuto imparare moltissime cose.

    Ricorda che é giusto competere, ma solo con se stessi.

  44. Qualcuno protesta (in forme del tutto opinabili) non perché ti fai il mazzo (come in altre università), non perché torni a casa con le scarpe sporche stanca morta.
    Qualcuno protesta perché a tutt’oggi il grande economista di turno ha peggiorato la situazione anzichè migliorarla.
    La via d’uscita probabilmente non si trova all’interno di quelle regole che ci hanno portato a questo.
    Gli indignados, francamente, non credo che protestassero per il fatto che studi dalla mattina alla sera.
    E poi… è proprio vero che siamo il paese della retorica da una parte e dell’ipocrisia dall’altra.
    Questo tuo articolo, in parte lo conferma.

  45. Dalla scrivania di uno studio legale…tra atti in scadenza e capi che chiamano in continuazione… ho trovato un momento per leggere queste righe scritte da una persona che vive le emozioni che io ho vissuto per cinque anni.
    Anche se ormai quei tempi…ahimè…sono passati non sono riuscito a trattenere le lacrime…in queste poche righe è riassunta l’anima della maggior parte dei bocconiani.
    Grazie per le emozioni che mi hai regalato.

  46. Brava! Da giornalista ti dico che sei brava a scrivere e a raccontare. Mi sembrava di esser lì con te.

    Never give up!

    CG

  47. E io che ho fatto una università pubblica perchè non avevo 10 mila euro all’anno da spendere alla Bocconi? dai scrivelo anche per me un articolo alla fabio Volo ti prego..ne resterò emozionato. C’è un mondo che sta cambiando, ci sono giovani che non vedono il loro futuro nonostante sacrifici (no, non siete gli unici a farli con i vostri project group). Svegliati e ritieniti fortunata che il tuo cv sarà in cima alla lista perchè siamo in Italia e hai fatto la Bocconi. Patetico

  48. Mi permetto di dissentire. La Bocconi è un’università come tante altre. Io ho fatto tre anni di Cattolica (altrettanto privata, altrettanto ben vista come nome su un curriculum ecc..) e l’ho lasciata di corsa per fare la magistrale in un’università statale.
    Dalla mia esperienza posso dire una cosa: l’università statale ti insegna a lottare con i denti per quello che vuoi, la privata ti insegna solamente che pagando un po’ di più puoi avere la minestra già pronta per metà.
    In Cattolica pagavo 6500 euro all’anno, laureata con 110 e lode, con professori iperdisponibili per qualsiasi cosa e con le segreterie che appena avevi un piccolo problema te lo risolvevano.
    In Bicocca pagavo 1900 euro all’anno, laureata con 108 e se avevi bisogno di qualcosa da un professore o dalla segreteria ti facevi in quattro per ottenerla.
    Forse avevo professori dai nomi meno illustri ma io posso garantire che l’ambiente snob della Cattolica l’ho lasciato senza rimpianti.

  49. Ho scoperto che peggio dell’orgoglio americano, c’e’ l’orgoglio bocconiano. Fatevi un assaggio di scuola pubblica, di chi davvero lotta per fare lezione a costo di sedersi tra le macerie del tetto dell’aula, che cade a pezzi. Ora capisco perche’ l’Italia cola a picco. Pensavo che i miei coetanei portassero idee migliori, che non fossero lo specchio di cio’ che li ha preceduti. Coltivate il vostro orticello con la convinzione di essere speciali.
    Lo scritto esageratamente descrittivo e un po’ gratuito.

  50. Ovviamente questo è a parte rispetto alla protesta degli indignados che sarebbe da condannare a prescindere che ad essere attaccata sia la bocconi o la banca di turno.

  51. L’identità Bocconiana….credo se la siano inventati., quelli come te, e quelli venuti prima di te,per un distinguo,che volete creare con altri studenti altrettanto bravi, capaci,e pieni di spirito di sacrificio che per loro scelta,e non perchè respinti ai fantomatici test d’ammissione,hanno voluto orientarsi diversamente.Altre facoltà, preparano,meglio,della Bocconi,certo,le possibilità di collocarvi lavorativamente,sono a vostro vantaggio……..ma quanti di voi meritano veramente il posto che occupano? Impara a confrontarti con lo studio dei tuoi colleghi extrabocconiani,e magari ti accorgerai,che non siete poi l’elite dell’intelligenza italiana.

  52. Stupendo, complimenti. Non è questione di Università, in tutte infatti c’è gente capace e che si fa il mazzo. Ma la gentaglia che oggi vuole andare li davanti a tirare uova, merita tutta la disoccupazione che avrà.

    http://www.viviateneo.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1285&Itemid=12&noimg=

    Questo l’ho scritto io qualche giorno fa e in qualche modo ricalca il tema di un’identità che evidentemente non siamo in pochi a sentire.

    Saluti e buona fortuna per tutto

    Domenico

  53. Ragazza, hai ragione, tieni duro, io ho finito da poco e sono diventata quello che volevo essere da piccola. Non ha senso assaltare una scuola, alle manifestazioni ci andavo anche io. Il problema, dopo tanti sacrifici e che durante queste manifestazioni si parla sempre di ” chi ” e mai ” del motivo “.
    Non mi pare maturo protestare contro Monti, io una responsabilità come la sua non la vorrei neanche con il suo stipendio.

  54. La Bocconi e’ un’università come le altre, che però ha il pregio di trovare posti di lavoro agli ex alumni.
    I Bocconiani non hanno la minima idea di quanto sia difficile muoversi senza una mamma del genere nel mondo del lavoro.
    Chiaramente ciò non toglie nulla all’impegno e ai sacrifici personali di ciascuno, qualsiasi ateneo frequentino.
    Aggiungo che semplice fatto di essere iscritto alla Bocconi non è un merito!

  55. Personalmente trovo il tuo scritto, per quanto ben scritto, intriso di luoghi comuni, generalizzazioni indebite e di un autocompiacimento sciocco, sterile e malamente mascherato che più volte mi è capitato di riscontrare in chi esibisce l’etichetta “bocconiano”, al pari di una borsa firmata (quella che non hai mai desiderato di avere), quasi rendesse migliori di quello che si è.
    Beninteso, lungi da me l’intenzione di attaccare o sminuire quella che ritengo essere un’università valida che accoglie al suo interno studenti molto e poco validi (come accade in ogni altra università), quello che proprio non riesco a digerire è la presuntuosa convinzione di conoscere, di sapere cosa fanno, quanto si impegnano, come studiano, quanto valgono gli studenti che non frequentano la Bocconi, quella convinzione che porta a dire che “ogni università dovrebbe essere come la nostra”, un’università che, a tuo avviso, tempra e prepara più delle altre (ma quali altre poi?). E mi infastidisce ancor più che i manifestanti, con la cui azione in questo particolare caso non mi trovo d’accordo, vengano liquidati in modo semplicistico e stereotipato come “tifoseria da stadio passata per impegno politico”, come se il pensiero e l’agire intelligenti, o più semplicemente motivati, fossero appannaggio di pochi, tra cui ovviamente gli indignati non rientrano. Sembra quasi di sentir parlare gli ex ministri La Russa e Gelmini.
    E per finire “l’orgoglio di un’identità” di cui parli non è stato “dato”, è stato acquistato, e con non pochi quattrini (gli stessi che assicurano, a buon diritto, a voi studenti un’ottima formazione e altrettanto ottime possibilità). Per quanto questo sentimento possa essere esaltante, lo trovo nulla più che un mero simulacro autoreferenziale che porta a pensare nei termini di noi (in questo caso bocconiani)-voi (in questo caso indignados).

  56. Il fatto di essere iscritti alla Bocconi, per la cronaca, e’ gia’ un merito, perche’ c’e’ un processo di selezione basato sulla media E su di un test http://tiny.cc/eg4nq .

    Alla Bocconi, come in altre universita’, ci sono figli di papa’, gente di destra, gente di sinistra, gente disinteressata, reazionari, comunisti, o piu’ semplicemente persone con opinioni diverse. Lo stesso tra i docenti.

    A differenza di certi partiti che si identificano solo nel loro leader, la Bocconi non ‘ solo Monti. Quindi andra’ avanti, trovera’ un nuovo Presidente e continuera’ ad essere un luogo di libero pensiero.

    Se poi qualcuno vuol protestare contro i luoghi di libero pensiero, lo faccia. Ma non fa una bella figura. I luoghi di questa protesta dovrebbero essere altri.

  57. Io sono Bocconiana.
    BRAVA, BRAVA, BRAVA, BRAVA, BRAVISSIMA.
    I miei genitori non sono lavoratori dipendenti, hanno una piccola attività, ma io sarò comunque la prima laureata della famiglia, sia di mia madre, che di mio padre. Anzi, a dir la verità sono anche la prima diplomata (liceo classico).
    E sì, mio padre mi indica la TV orgoglioso sperando che tutti questi sacrifici servino a qualcosa.
    Vorrei sottolineare a chi continua a fare il vittimista dicendo che si fa il mazzo a frequentare la pubblica, che ha dovuto superare il test d’ingresso e che i suoi genitori non potevano permettersi 10000 euro all’anno, che NOI, per entrare IN BOCCONI, abbiamo superato il test d’ingresso (E NON TUTTI LO SUPERANO) e non ci hanno preso in base al nostro reddito. In più non è che se non sei un super ricco figlio di papà non ci entri in Bocconi. Hai scelto tu di frequentare la scuola pubblica. Avresti potuto fare il test, entrare e constatare che si paga in base al reddito, che ci sono fasce di contribuzione (http://www.unibocconi.it/wps/wcm/connect/SitoPubblico_IT/Albero+di+navigazione/Home/Servizi/Tasse+e+Contributi+universitari/Corsi+di+Laurea/Immatricolazioni+2012-2013/4+fasce+di+contribuzione_Bracco+2010+02+18+04+18) oltre a borse di studio. Alloggi a tariffa agevolata e convenzioni speciali con la mensa. E ricordiamo che puoi anche farlo qualche piccolo lavoretto!
    Chiunque può venire in Bocconi. Dal figlio di un ricco industriale a chi ha padre operaio e madre casalinga.
    I miei genitori sudano tutti i giorni per potermi permettere questa università (non hanno piantagioni di denaro che innaffiano e crescono soldi) e io non vedo l’ora di poterli ripagare. Perché alla fine i sacrifici fatti per la Bocconi sono come degli investimenti: un giorno te li sarai più che ripagati! (speriamo xD)
    E la cosa che tendo a ribadire è che TUTTI, se vogliono e se sono in grado di superare il test d’ammissione, possono entrare.

  58. Mio padre davanti alla tv con il sorriso in faccia, che indica Monti sullo schermo e dice:

    “Alla fine è come un cerchio che si chiude. Dopo tanti anni, tanti soldi e tanti mal di pancia, l’unico investimento giusto è stato anche il più importante: spendere i soldi per farti studiare in una grande università.”

    TI DICO SOLO CHE CON QUESTA FRASE MI HAI QUASI FATTO SCOPPIARE A PIANGERE.
    Mio padre si è fatto il culo 40 anni. Artigiano. Risparmiando. Per poi mandarmi qui alla Bocconi. I miei…mio padre ha la terza media..mia madre ha fatto ragioneria i corsi serali…
    La cosa più bella che ho sentito…ieri..al telefono..da mia madre…”sai…ci viene spontaneo ora interessarci a queste cose…ora sappiamo anche noi cos’è lo spread…sappiamo anche noi i vari termini…ci viene spontaneo”

    a tutti i coglioni che credono che la Bocconi sia Veline, figli di papà, i Pad, iPhone…ma annatevene affanc***

  59. Stupendo il post! mette i brividi.. ed è impressionante come uno si possa ritrovare in quasi tutto quello che hai scritto!! un abbraccio!

  60. Guarda, trovo che quello che hai scritto sia espresso benissimo e trovo il tuo stile molto interessante. Detto ciò, probabilmente non conosco a fondo la Bocconi essendo iscritta alla Cattolica, ma ti assicuro che questo sentimento di appartenere alla migliore università è condiviso da chiunque, persino da quelli della IULM. Inoltre non vedo cosa ci sia di sbagliato nelle proteste degli Indignados o come questo possa avere una qualsiasi attinenza con l’orgoglio di essere bocconiana. E scusa se mi permetto, ma ho letto un commento qui sopra sul discorso di un professore riguardo al tipo di persone che frequenta la Bocconi. sono quasi convinta che se facessimo una statistica sugli iscritti la percentuale dei ricchi schiaccia clamorosamente quella dei determinati.

  61. Complimenti, bellissime parole.. ma davvero senza senso! Io, come altri milioni di ragazzi, non ho nemmeno mai pensato di andare alla Bocconi, per il semplice fatto che non me la sarei mai potuta permettere. Ma sai cosa ti dico?? Sono molto più fiera io di me stessa di quanto possiate esserlo tutti voi bocconiani assieme. Certo, la bocconi ti fornisce mille opportunità: scambi, erasmus, tirocini all’estero.. ma cosa c’è di veramente guadagnato da voi? non voglio generalizzare perchè è la cosa più sbagliata che ci sia ma voglio che capiate che voi non potete nemmeno immaginare la fatica di studiare e poi trovare il lavoro dei nostri sogni senza andare in bocconi, ma volete mettere poi la soddisfazione? Io in 5 anni di studi ho pagato le tasse che voi avere dovuto sborsare in un solo anno, ho inviato un sacco di cv, ho fatto corsi, e alla fine ho avuto i risultati che speravo, a fatica (tanta) ma li ho raggiunti!

  62. ok…. siete tutti dei poveri cristi morti di fame…. abbiamo capito. A parte il fatto che non è assolutamente cosi, conosco tanti bocconiani con redditi 0 per via di elusioni fiscali ma lasciamo stare, non capisco quale sia il senso di cio’ che hai scritto.
    Tutti i genitori fanno dei sacrifici per i figli, per farli studiare e fare avere loro un futuro e allora ?!? La bocconi non forma certo i migliori, i test fanno veramente ridere.
    Supera i test preselettivi dei concorsi pubblici, con 50000 partecipanti e zero errori ammessi e ne riparliamo. L’unica cosa per la quale la bocconi serve è soltanto le possibilità di lavorare subito dopo la laurea in imprese, aziende. La preparazione è ottima nelle università pubbliche, dove c’ è una reale competizione con gente che ha 0 e tanta voglia di farcela, da sola, senza dover dire grazie a nessuno ma con le proprie capacità.
    Non è giusto attribuire alla tua laurea qualcosa di più, che non ha. Già dire si è laureato alla bocconi assume un significato diverso, in realtà se pensiamo tanto per fare un esempio a Sara Tommasi, bocconiana doc, sorgono delle perplessità….non credo sia più brava di me, nonostante la laurea alla bocconi.
    Ad ogni modo l’articolo è fuori luogo, non hai capito che non si protesta contro te o i tuoi colleghi, leggi un altro po’ di notizie e ne riparliamo

  63. Mi sono fidanzata con un bocconiano quando lui era al terzo anno di università. Ho conosciuto tutti i suoi amici e frequentato tutti i posti frequentati dai bocconiani. E devo dire che la tua descrizione è perfetta. Per questo hai fatto emozionare quasi tutti loro. Devo solo dire che, l’unica cosa che mancava nel testo, era che tu ammettessi che i sacrifici che si fanno in bocconi per studiare, si fanno anche in altre università. Io mi sono iscritta alla statale, sperando di vivere un’esperienza universitaria come quella del mio ragazzo in Bocconi. Devo dire che, la mia esperienza si è rivelata più piena di sacrifici. La didattica è la stessa (infatti studio sugli stessi libri che ha studiato il mio ragazzo), ma le aule sono piccole, ci si siede per terra, la segreteria studenti è sempre pienissima di gente e se vuoi sapere qualcosa devi chiedere in giro o cercartela da sola su internet. Quindi se studi alla statale, lo fai perché l’incentivo ti viene da dentro, perché ami quello che fai, perché studiare è un piacere… anche perché la statale, purtroppo, non ha lo stesso prestigio (e questa è l’unica differenza, a parte l’organizzazione, tra bocconi e statale) e gli studenti sanno che trovare lavoro dopo la laurea non sarà una passeggiata, come lo è stato per fortuna per il mio ragazzo bocconiano e tutti i suoi amici.

  64. ps non capisci che si manifesta per dare anche a te, che hai fatto sacrifici, la possibilità di avere le stesse chance professionali di chi ha i soldi da potersi permettere l’università a pagamento. l’università pubblica dovrebbe garantirle queste cose….

  65. poi qualcuno sopra ha pubblicato le fasce di reddito…. ammettiamo che uno abbia un reddito da 1 fascia…. tipo un genitore lavori percependo 20000 euro all’anno, l’altro sia inoccupato, si abbiano fratelli/ sorelle…. nonostante tutta la buona volontà quale genitore potrebbe pagare circa 4550,00 euro l’anno più spese per vitto e alloggio?
    quanta ipocrisia.

  66. Bel pezzo, ma forse non stiamo esagerando un po’?
    Gli indignados davanti alla Bocconi fanno ridere.
    Cosa vogliono dimostrare?
    Ho parecchi amici in Bocconi, persone meravigliose che si spaccano il culo sui libri.
    Che fanno tanti corsi, conferenze,corsi di vela, lavori di gruppo convegni, attività che come si dice dalle mie parti nella loro retta stanno TUTTE PAGATE.
    Perciò chiariamo l’università non OFFRE Nè REGALA UN CAZZO DI NIENTE.
    Forse sei stata fraintesa : volevi esprimere il tuo stato d’animo COME STUDENTESSA UNIVERSITARIA,invece l’hai fatto come Bocconiana…Per la cronaca a chi dice che tutti i meritevoli vanno in Bocconi:ma che ne capisci tu del mondo?
    Mica tutti i meritevoli hanno la possibilità di spendere così tanto.
    Ci sono molti meritevoli che non è che il test non lo SUPERANO, siccome sanno che non è possibile neanche proporre una cs simile in famiglia NEANCHE LO TENTANO.
    SIETE IN POCHI A TENTARLO E 1 SU 2 LO SUPERA.PER PASSSARE daL PRIMO Al 2 aNNO BASTano 23 cfu(2 o 3 esami).Ovviamente a differenza di molte pubbliche voi avete i parziali quindi è vero che vi ammazzate di studio, cari bocconiani ma avete una università che vi da TUTTI gli strumenti per laurearvi in corso e al meglio.Questo me lo hanno detto i miei amici bocconiani.Io ci sono stata in Bocconi a trovarli sono andata a lezione con loro ho visto come funziona.Vi dicono che troverete lavoro perchè sarete più bravi degli altri, No.
    Troverte lavoro in virtù delle convenzioni che la vostra università ha.Ma non perchè le aziende appena vi vedono vi assumono ad occhi chiusi.
    Poi alla Bocconi non vanno i ricchi, va il ceto medio.
    Dubito che lo stipendio di un operaio basti a mantenere un figlio fuorisede , seppur meritevole in una città come Milano e in una università privata, che si chiami Bocconi, Ied o Cattolica.
    In Bocconi l’aria che si respira è bellissima,ogni 10 metri c’è qualcuno che parla inglese, è un ambiente davvero stimolante per qualsiasi studente lo ammetto.
    Peccato che il mondo del lavoro sia ben altra cosa.
    La meritocrazia non esiste in Bocconi come non esiste in una pubblica, dove c’è una ricotta pazzesca sulle tasse:da noi funziona così, si fissano gli appelli lo stesso giorno per rallentare lo studente, farlo andare fuoricorso e fargli pagare più tasse per rimpinguare le casse dell’università, stroncata dai tagli.Perciò smettiamola bocconiani o non bocconiani, dovremo ingoiare tutti Bocconi amari.
    http://ricalcandospazibianchi.blogspot.com/2011/11/bocconi-amari.html

  67. Vorrei far notare alla ragazza bocconiana che ha pubblicato le fasce di reddito che io, non bocconiano ma studente di un’università pubblica, conosco il congiuntivo presente del verbo servire.

  68. Alla Bocconi possono andarci tutti?ma dove vivete?
    Ci sono dei meritevoli che il test non è che non superano nemmeno LO TENTANO. perchè sanno già che con tutte le agevolazioni ecc non potrebbero permetterselo..
    Dubito che lo stipendio di un operaio basti a coprire le spese di un figlio fuorisede in una città come Milano in una università privata che si chiami Bocconi, Iulm o Cattolica non importa.
    La Bocconi permette ai suoi studenti di fare corsi extra, dalla vela alle conferenze, agli scambi etc…ma sta tutto PAGATO nella vostra retta!Ergo l’università non offre proprio niente.
    Tutte le università dovrebbero essere come la Bocconi:vero, verissimo, perchè la Bocconi dà agli studenti la possibilità di laurearsi bene e in corso, ma lo fa solo perchè le sue rette sono talmente alte che non ha bisogno come accade nelle pubbliche di fare una ricotta da paura sulle tasse.
    Da noi funziona cosi:si sovrappongono gli appelli, lo studente va fuoricorso e paga di più.Le casse del’uni , stroncate dai tagli,si rimpinguano in maniera del tutto legale.
    Io mi sentirei in colpa a far vivere di stenti i miei per farmi studiare nel posto dove voglio.
    I sacrifici si fanno tutti insieme,non posso essere un peso per la mia famiglia.
    Se lo sono devo cercare di esserlo il meno possibile, ad esempio studiando in una pubblica.
    Premesso che gli indignados la davanti mi fanno proprio ridere, ma questo orgoglio bocconiano così ostentato come un MARCHIO DI FABBRICA?L’UNIVERSITà è UN LUOGO DI CRESCITA, NON PER USCIRE CON I CERVELLI FATTI CON LO STAMPINO.
    Conosco tanti Bocconiani che si spaccano il culo sui libri quindi concordo con te nel dire che non sono tutte sara tommasi o figli di papà.Però se il tuo intento era esprimere il disagio come studentessa è un conto, se era invece esprimerlo come Bocconiana è un altro.
    Voi non siete lì perchè ve lo meritate, voi siete lì perchè potete.Se non sei straricco,La Bocconi ti può far fare gratis due anni ma poi te la vedi tu.La cosa che nessuno ha detto è che il numero delle borse di studio erogate man mano si riduce.
    Se al primo anno la ottengono in 100, al 5 anno sono meno di 10 ad averla.
    Io conosco la Bocconi ci sono stata spesso a trovare alcuni amici :sono andata con loro a lezione e l’aria che si respira in Bocconi è stupenda:ogni 10 metri c’è qualcuno che parla inglese, è un ambiente davvero stimolante, diversa da quella delle pubbliche.
    Peccato però che l’aria che tira fuori, nel mondo del lavoro sia un’altra.
    Quindi bocconiani o no, tutti ci dobbiamo dar da fare.Ne dovremmo ingoiare di Bocconi amari
    .http://ricalcandospazibianchi.blogspot.com/

  69. Bellissimo, umano, mi son un po commossa..ho letto anche un po’ di me in queste righe, soprattutto dopo la giornata di oggi. Questa mattina avevo un esame, non son riuscita ad arrivare in tempo, per colpa del caos che c’era in giro. Ho studiato per settimane e ci son rimasta davvero male ma, soprattutto, sono indignata, per usare questa parola ultimamente abusata.

  70. Sono contenta di aver letto tutti i commenti. Mi sono dovuta smazzare un sacco di “orgoglio bocconiano” e di “disprezzo bocconiano”, ma sono stati ricompensati da tanti altri spunti di riflessione di ragazzi con un cervello funzionante. E’ questo genere di cose a riaccendere sporadicamente un lumicino di speranza nel mio cuore nei confronti di questa Italia morta e sepolta.
    Detto questo, in un mio commento precedente ho lodato il tuo stile, ma “uno dei pochi luoghi in Italia che riesce a dare ai giovani l’orgoglio di un’identità” mi fa rabbrividire. Quanta supponenza.

  71. Ho pianto e ho ricordato i miei anni in Bocconi…li farei indignare io questi buoni a nulla che non sanno con chi prendersela e non capiscono che dovrebbero essere i primi a rimettersi in discussione…

  72. la cosa più triste di questo post, che dovrebbe sul serio farvi piangere, è che solo in pochi si sono concentrati sul problema serio che dovrebbe emergere..ossia, non il “sogno americano” di una ragazza comune che cerca di sfondare nell’università dei ricchi, bensì la protesta in atto che, giustificata o meno che sia, è comunque meritevole dell’attenzione di chi dice di aver letto questo post..
    detto ciò…non vorrei sconvolgerti, ma i sacrifici in termini di impegno che fai tu, probabilmente li fa anche un qualsiasi altro studente in una qualsiasi altra università del mondo..io, per esempio, ho studiato Ingegneria all’Università della Calabria e, per inciso, facevo lezione tutti i giorni dalle 08:30 alle 19:30 (più seminari al sabato che duravano anche fino alle 21) con un carico di lavoro a volte poco sopportabile…detto ciò, credo personalmente che non esista un’università più difficile di un’altra (fatta eccezione per qualche spurio caso in cui è l’illegalità a sparigliare le carte in tavola)..quello che fa la differenza è la motivazione con la quale affronti gli studi, così come le situazioni della vita…
    ergo, al posto di tuo padre, proverei ad essere orgoglioso per il fatto di avere una figlia che vuole costruire il suo futuro sulla cultura e sull’apprendimento, non perchè mia figlia è bocconiana come il presidente del consiglio…

  73. Sono felice di aver generato una discussione con l’assioma “essere iscritto alla Bocconi non è un merito”.
    Lo ripeto: essere iscritto alla Bocconi non è un merito. I test preselettivi, tanto per dire, sono basati quasi esclusivamente sul voto di maturità.
    Perfetto: pensate che un 100 in un Liceo Classico provato equivalga ad un 70 ad un Liceo Classico Statale?
    Non voglio togliere a chi si impegna, a prescindere dall’ateneo che frequenta, ma pensare di essere migliori solo per la targhetta “Bocconi” equivale a pensare di essere migliori solo perché si fa la comunione tutte le domeniche.

  74. grande !!bel post,emozionante al punto giusto e veritiero fin troppo!Se voi che studiate in statale vi siete stufati di sentire sempre la stessa roba allora anche noi ci siam stufati di sentire le vostre lamentele..Magari è vero che la nostra università non possono permettersela tutti,ma solo in parte!!ci sono ragazzi,amici miei che hanno vinto la borsa di studio per merito non pagano tasse hanno agevolazioni e possono mantenerla solo se hanno la media del 26 ad OGNI esame e vi assicuro che da noi prendere voti cosi non è per niente scontato!
    Quelli che voi chiamate parziali e li paragonate molto probabilmente a prove intercorso simili a compiti liceali sono esami ancor piu’ tosti dei generali!Molti studenti bocconiani infatti scelgono di fare solo esami generali non tutti riescono a prepararsi in tempo per i parziali che sono parziali da 600 pagine di teoria per tralasciare i quaderni di esercizi che si fanno! e il tutto durante le lezioni,immaginate cosa significhi preparare esami senza avere una pausa dalle lezioni di 15 giorni…noi non sappiam neanche cosa significhi il termine pausa……se volete possiamo confrontare orari e lezioni forse solo cosi imparerete a chiudere la bocca e ad informarvi prima di parlare! Anche voi studiate e l’abbiamo capito, ma frequentare tutte le lezioni esercitazioni ecc in bocconi vuol dire esser capaci di adeguarsi ai ritmi bocconiani che sono x noi la normalità—-un’università che ti chiede sempre di piu’,che cerca l’eccellenza che ti spinge alla competitività e che può dare massimo 5 30 su 150 persone io non la definirei come avete fatto voi.ABBIATE RISPETTO e provate a fare considerazioni senza essere influenzati dal fatto che non potete permettervi di pagare le rette qui, o che siete stati scartati ai test.PENSATE CON LA TESTA.e basta.avrei altre 200.000 cose da dire in mia difesa ma credo sia meglio andare a studiare!

  75. Credo che non ti è ben chiaro il perché gli “indignados” abbiano voluto manifestare proprio davanti la Bocconi,probabilmente ti servirebbe informarti di più!!detto questo,io studio economia in un’ università pubblica ,avevo la possibilità economica di studiare in Bocconi, ma per mia coscienza ho preferito non gravare sui miei genitori. Non mi sento inferiore a voi bocconiani tanto meno migliore,ne soffro di vittimismo e di ipocrisia,però bisogna essere sinceri e dire che da voi probabilmente tutto è meno complicato e in discesa di quanto lo sia alla pubblica.

  76. Ciao
    Mia figlia …che come te frequenta la Bocconi mi ha invitato a leggere le tue riflessioni.
    Grazie.. davvero!!!
    C’è un’altra ITALIA che deve venire fuori.
    E’ quella dei padri come TUO PADRE e dei figli come TE.
    Di questo dobbiamo essere orgogliosi.
    Sarà l’Italia di chi ha in mente un futuro diverso da quello che per troppi anni anni abbiamo tollerato..
    E in questo c’è una colpa NOSTRA, dei padri e delle madri che non sono scesi in piazza , NOI DOVEVAMO ESSERE INDIGNATI…. dovevamo scendere in piazza da molti e molti anni.per difendere il Vostro futuro..
    Ognuno però ha cercato di offrire a Voi (ai figli) il modo di cogliere un’opportunità..che POI IN REALTA’ solo voi potevate avere (con la selezione e il merito). Io non sono sceso in piazza quando tagliavano i fondi all’Università… e questa è una colpa di un’intera generazione. La nostra.
    La vostra però può fare meglio e di più: studiare, ottenere una laurea e far vedere al mondo di che pasta siamo fatti…
    Una pasta che i politici che ci hanno governato in questi anni NON SANNO NEMMENO CHE ESISTE!
    Ora VOI (NON GLI INDIGNATI..) siete nel posto giusto al momento giusto..
    Il mondo cambia ..
    Io come tuo padre sono cresciuto con altri valori,. altri modelli.
    E’ questa l’Italia che vogliamo.. la vostra..
    e spero un po’ anche la nostra.. perché spinti dal vento del cambiamento anche noi ‘vecchi’ possiamo tentare di rimediare a qualche errore..
    Ciao.. e NON CAMBIATE…. siete sulla strada giusta… gli indignati domani non sapranno che fare…VOI avete il futuro tra le mani
    Stefano Catellani…(1956)

  77. Ho frequentato scuole private fino ai 19 anni, e in un certo modo comprendo il tuo discorso. Sebbene in una dimensione minore, gli studenti della scuola pubblica provavano un certo “astio” nei nostri confronti: in fondo, noi eravamo i privilegiati, quelli che si sarebbero diplomati con 100 senza studiare, quelli con le aule belle, eccetera. Vivendoci dentro, sapevo che le cose erano molto diverse, e ribadisco di comprendere il tuo punto di vista.
    Tuttavia, ora sono una studentessa statale, e da tale non riesco a condividere ciò che hai scritto. Non mi sarei mai potuta permettere di andare a studiare alla Bocconi, tantomeno alla Cattolica o alla Luiss; così, senza nemmeno farmi troppi problemi, ho scelto un’Università pubblica, venendo immediatamente catapultata in un mondo che non conoscevo (e che, probabilmente, nemmeno tu conosci). Questo mondo è fatto di lotte per prendere i posti, perché alle lezioni si è in troppi e non bastano le sedie; insegnanti scazzati, perché loro non diventeranno Ministro o Deputati, e non hanno il minimo interesse a trasmetterti alcunché, se non a prendere lo stipendio a fine mese; sedi sparse per tutta la città, lezioni che si sovrappongono, professori che ti bocciano ancora prima di iniziare l’esame perché devono prendere il treno, e così via.
    Quando mi sarò laureata, dovrò cercarmi un lavoro: non avrò una segretaria gentile che mi indirizzerà verso le scelte migliori, nessuna azienda verrà a cercarmi per offrirmi un impiego. Dovrò lottare, sapendo che, a parità di condizioni tra un Bocconiano e me, verrebbe sempre assunto lui. Perché lui ha studiato alla Bocconi, e io no; magari io ne so quanto lui, o addirittura un po’ di più, ma un Bocconiano è un Bocconiano.
    Voi vi fate il culo a studiare? Bravissimi, siete studenti ed è quello che dovete fare. Ma noialtri facciamo lo stesso. La differenza sta nelle opportunità che ci verranno offerte… Che sono molto, molto diverse da quelle che verranno offerte a voi. Perciò, prima di definire gli indignati una “tifoseria da stadio”, cercate di mettervi per dieci minuti nei loro panni. Che poi sia sbagliato andare a tirare uova alla Cattolica o cercare di fare casini alla Bocconi è indubbio; tuttavia, ritengo che questo vostro “orgoglio da Bocconiani” non faccia altro che creare ancora più distanza tra voi e noi. Eppure, siamo tutti studenti universitari.

  78. Ciao, il tuo e’ un bellissimo post e descrive te, la tua famiglia, le tue speranze (più’ che ambizioni) in maniera molto poetica.

    Sono convinta che non succedera’ nulla alla tua università’ nella quale credi così’ tanto e questo mi fa tenerezza.

    Tuttavia le riflessioni degli indignados non vanno archiviate come capricci di ragazzi viziati.
    Siamo tutti sulla stessa barca, o almeno quasi tutti.
    con due sacchi di cemento nella stiva per non perdere aderenza sulle onde…

  79. per l’ultimo anonimo, non hai capito nulla. la bocconi ti sta servendo poco…. perchè ti senti chiamato in causa? la protesta non è contro gli iscritti alla bocconi, ma soltanto per chiedere che gli studenti siano messi tutti nelle stesse condizioni. Lo Stato dovrebbe garantire agli studenti delle scuole ed università pubbliche di avere le stesse opportunità una volta terminati gli studi. tutto qui.
    Solo un appunto: se tu dici che noi non possiamo neanche immaginare cosa significa studiare con dei ritmi “bocconiani”, tu non puoi immaginare cosa significhi studiare in altre uni, dove ti assicuro non regalano alcun 30.
    Nb: 5 30 su 150 è un 3,3% circa, quindi non lamentarti, ci sono professori in altre università che mettono 1-2 30 su 300 .

  80. Sono un bocconiano. Ma perché, se qualcuno ha voglia di protestare non può?
    In un paese come questo, protestare ogni tanto mi sembra il minimo.

  81. Sono la mamma di una ex bocconiana, ora affermata. Sono una prof. figlia di artigiani; ma garantisco che non per la mia professione ho acconsentito alla scelta di mia figlia, anzi ho cercato di contrastarla. Le ho solo chiesto senso di responsabilità e impegno, così come sempre ho sollecitato i miei allievi liceali. Iin questo mia figlia ha risposto, consapevole che non è il titolo di studio che ripaga, ma le competenze date non dall’università, pubblica o privata che sia, ma conquistate (non basta acquisite!) con l’attaccamento al dovere, la tenacia, la rinunzia alla vita facile, l’amore per quello che si fa, la passione incondizionata per la scelta operata.

    Nello sfogo, tra musica e poesia, della giovanissima bocconiana, rivedo mia figlia, capisco quanto non ci ha mai detto e mi dico: a lei non abbiamo “dato”, ma “siamo stati”: richiamo all’importanza dei valori della famiglia!

    Oggi sono orgogliosa della strada percorsa, del successo ottenuto, soprattutto dell’autonomia e del senso di responsabilità acquisito da lei, su cui non avrei mai giurato!

    Sono con i giovani, con gli scoraggiati, non con gli indignati, ma da mamma, da educatrice; lancio un appello: impegnatevi, impegnatevi fin che potete, oggi; domani potrebbe essere troppo tardi: più dedizione, meno proteste, forse, potrebbe spianare la strada del futuro!

    Ad maiora, ad meliora a tutti!

  82. Non studio alla Bocconi non so nemmeno come ci sono arrivato in questo post ma e riuscito ad emozionarmi e ferirmi dello stesso tempo….tre anni fa ho fatto l’errore più grande della mia vita, quella di lasciare l’università e di deludere in un colpo solo sia me che i miei genitori e oggi vedo ogni ora del giorno la delusione nei miei confronti da parte loro e da parte mia.

  83. Ti ringrazio di cuore per avermi dimostrato che esistono ancora ragazzi con testa gambe e cuore al posto giusto.
    Ti ringrazio inoltre per l’umiltà che con questa tua pesia hai dimostrato..

    Ho qualche annetto in più rispetto a te e non ho scelto una strada come la tua (la vostra) ma son riuscito allo stesso modo, dopo stress e molta pazienza, a capire cosa fosse giusto per me e cosa forse fosse giusto per le persone care che mi stanno vicine ora.
    Ti raccomando di non perdere mai la voglia e di voler bene a te stessa, e ringrazia tuo padre da parte mia… ha fatto qualcosa di “giusto”…

    P.s. questo commento è dedicato a quell’anonimo un pò più su :), che si è permesso di gettare piattezza e tonalità di grigio a questa tua, se pur di primo getto, sensibile dimostrazione di amore.

    Ciao.

  84. L’articolo è scritto davvero bene ma il contenuto è banale, retorico e qualunquista (non metto populista perchè voi non siete il popolo). Un esterno che legge si rende conto che sì, forse sarete nella “Migliore Università d’Italia”, ma in questo posto, del mondo e dell’ “esterno” vi fanno capire ben poco. D’altronde credo sia per questo che tu sia rimasta attonita nel sentire accostare una protesta Indignados alla Bocconi (per più e più volte), un accostamento che sarà parso ovvio ai più. (Molto triste parlare di tifoseria da stadio passata per impegno politico, è un atteggiamento PRESUNTUOSO, da chi guarda gli altri sempre dall’alto e guidica perchè tanto sa tutto).

    Mi piace come rivendichi il fatto di essere stanca morta, di aver studiato tanto, di aver tanto da fare e di non aver potuto nemmeno pulire casa. Questo è il tipico atteggiamento che vedo nei Bocconiani, “noi ci facciamo il mazzo”, “voi non potete capire”, “dura la vita in Bocconi”. Eppure c’è tutto un mondo intorno cantava qualcuno, ma la vostra TRACOTANZA tende a farvelo dimenticare o farvelo vedere dal VOSTRO alto. Dall’alto della “Migliore Università d’Italia”. (se la migliore università d’Italia è un’ Università commerciale siamo messi male, e in effetti lo siamo).
    Qualcuno nei commenti ha scritto:
    “La Bocconi sarà una grande università ma non vi ha dato gli strumenti per guardare il mondo…non avete capito assolutamente NULLA delle proteste degli Indignados (o delle occupazioni delle piazze)” come non essere d’accordo..

    un TUO COLLEGA (a proposito vedi di conoscerlo, potrebbe darti lezioni di umiltà, obiettività e buon senso) ha scritto:
    “Queste parole fanno pietà… sono piene di retorica. Sono Bocconiano anche io, e trovo ridicole queste parole perchè proprio non capisco perchè dobbiamo sempre tirarcele addosso come se fossimo chissà quali geni e chissà quali lavoratori rispetto ad altri. Studiamo in una Università prestigiosa, è vero. Abbiamo opportunità migliori di altri, è vero. PAGHIAMO PER AVERLE, E’ VERISSIMO. Dai smettetela di scrivere questi articoli che fanno pena.” Qui non credo ci sia bisogno di aggiungere altro

    Come potete sentirvi vittime se a parità degli altri esseri umani avete una corsia privilegiata nel mondo del lavoro solo per essere usciti da lì, ammesso che lo studio in Bocconi sia di pari difficoltà che altrove visto e considerato il modo in cui venite seguiti e le innumerevoli prove in itinere e lavori di gruppo che caratterizzano il vostro percorso-studi? Leggo di gente che si lamenta perchè a fine esame ci saranno solo tre 30 e dieci 27, ma avete mai visto un’ Università pubblica? Quelle dove ci sono esami dove il 30 non viene nemmeno messo e magari il voto massimo in un appello è 25? Suppongo di no, sono realtà che sconoscete dall’alto delle vostre Valutazioni con media Gaussiana (ROTFL). Avete mai visto come in un’Università pubblica si abbia anche la difficoltà a reperire i programmi precisi delle materie mentre voi avete slides e materiale poka-yoke?

    Anche io vengo da una famiglia povera, per carità meno povera della tua perchè non ho mai dovuto portare sacchi di cemento nel bagagliaio per fare le curve (sic!), ma povera abbastanza da non averli mai nemmeno visti 56 mila euro per gli studi e così ho fatto la Statale. Sai che bello sapere che comunque vada il Bocconiano avrà sempre la strada spianata perchè lui poteva permettersi quell’Università mentre tu, povero e mentecatto, la strada del privilegio non la conosci? Io non colpevolizzerei mai un Bocconiano, ci mancherebbe altro, la mia è invidia, avessi avuto i soldi sufficienti magari sarei stato un “Bocconiano orgoglioso” anche io, ma quando fate le vittime non vi rendete nemmeno conto di quanto sembriate ridicoli.

    Salutami il piccolo principe e la Tommasi

    PS. Non è mia intenzione essere cattivo, mai, forse sei molto giovane e scrivi trascinata da quell’orgoglio che si prova facendo parte di qualcosa, ma se rileggessi quanto hai scritto ti accorgeresti che hai detto molte banalità e tante cose infantili, da chi del mondo ancora ha tanto da scoprire, per questo il mio messaggio. Sicuramente tu sei la parte sana della società e si vede con l’impegno che metti in quello che fai e in quello che scrivi, ma fai attenzione perchè rischi di chiuderti in una visione che non è assolutamente quella reale, e in questo forse proprio la Bocconi, con la sua tensione all’isolamento, dà un contributo. Il risultato è di essere capita solo dalla vostra ristretta cerchia, e di essere visti con ironia dal resto del mondo. Con affetto

  85. un post ingenuo e molto dolce che si presterebbe per qualsiasi universitaria appassionata, consapevole, responsabile e grata ai sacrifici della propria famiglia. ma è triste leggere che l’autrice non abbia la minima idea di cosa siano gli indignados e perché protestino. la Bocconi è un’ottima università ma privata: tutti i servizi che si hanno si pagano profumatamente. non tutti possono permetterseli nemmeno evitando le vacanze all’estero. è giusto che esistano università private e valide come la Bocconi ma è sbagliato che l’università pubblica stia andando a scatafascio perché i fondi per la pubblica istruzione sono sempre più ristretti e spesso vengono sottratti per l’istruzione privata (come è stato fatto nell’ultimo governo). anche per questo gli indignados protestano. non tutti sono fortunati ad avere dei genitori che tirano la cinghia per i propri figli. se tu avessi dovuto mantenerti all’università con un lavoro extra, che avresti fatto? sicuramente non la Bocconi, un’altra università che ti avrebbe fatto sputare comunque lacrime e sangue, purtroppo non solo per lo studio.

    esci per un po’ dalla bolla dorata in cui vivi, fortunata ad avere dei genitori che ti sostengono e una famiglia che ti appoggia e che ti vuole bene, e cerca di capire come funziona il mondo là fuori e perché la gente scende in piazza a protestare. è importante qualsiasi università tu faccia.

  86. Tanto per la cronaca, anche in università pubblica si lavora sodo e i miei genitori mi ci hanno mandata non certo rinunciando alle vacanze ma a paia di scarpe da lavoro con la punta di ferro. Non mi và di generalizzare come mi pare tu faccia nel tuo articolo: c’è chi lavora duro per laurearsi in tempo alla pubblica e chi soffre ancora per la perdita di un’amico sotto le macerie di una casa dello studente…Io mi auguro solo che si dia a tutti la possibilità di esercitare la propria curiosità senza la preoccupazione che possa essere un lusso e che l’istruzione e soprattutto la ricerca pubblica siano considerate una ricchezza per il paese, senza riservare le possibilità migliori solo a chi ha avuto modo, per sua fortuna, di pagarsele.

  87. Mi sono commossa… anche perchè la tua storia è molto simile alla mia… Grazie per quello che hai scritto e per il messaggio che hai lanciato!

  88. Spesso in futuro ti scontrerai con risatine o sguardi del tipo “ecco perché e’ qui! Ha fatto la Bocconi…” tutte diverse dal tono di tuo papa’ o del mio che con sacrifici e soddisfazioni ha dato la possibilità a 2 figlie di potersi laureare alla Bocconi. Spesso ciò che si e’ e si fa sembra passi in secondo piano rispetto alle credenze che vogliono ogni Bocconiano come un raccomandato, figlio di papa’, squalo arrivista, o anche solo arrogante. La verità e’ che forse la
    Nostra università ci insegna soprattutto i nostri limiti, poi sta ad ognuno superarli o meno. Ma anche solo il fatto di farvi sentire l’orgoglio di una dignità come lo chiami tu, e’ qualcosa non dico da prendere ad esempio ma per lo meno da rispettare. Grazie per avermi ricordato anche stasera che sono parte di qualcosa.

  89. davvero noioso, come il fatto di appoggiare il cappotto sul mobile dei detersivi; date ordine alle idee primna di parlare e scrivere, oppure siate più dignitosi: state in silenzio.

  90. vorrei soltanto sottolineare il fatto che noi studiamo per riuscire ad avere un futuro migliore, sia in Bocconi, sia in Statale, sia nel politecnico o nell’università di Verona, siamo tutti studenti, tutti i nostri sogni sono orientati al benessere per noi e per i nostri cari (comprendendo anche le future generazioni) allora la mia riflessione è la seguente:

    perchè non unirci? perchè non mettere assieme le nostre risorse intellettive e comunicative??

    ragazzi, io penso che protestare lanciando uova ed scrivendo sui muri e sulle fermate della nostra città non giova a nulla.
    Anche se sporchiamo le finestre della Unicredit la Unicredit se ne infischia…pagano uno per lavari i vetri e via!
    anche se scrivono sui muri di qualsiasi università l’unica cosa che si ottiene è IL DEGRADO della nostra città e un’immagine sbagliata della protesta in se e degli indignados.

    Quello che bisogna fare è unirci, tutti insieme!!! se vogliamo ottenere più risorse per le università, bisogna creare tavoli di dialogo interuniversitario (fra tutte le università, private e pubbliche!), bisogna ragionare, elaborare proposte da presentare al governo.

    Penso che qui il problema non è chi sia più povero o più snob, chi più privilegiato o meno. Il problema è organizzarci tutti assieme, se vogliamo davvero qualcosa. tutti!!!

  91. Ho 25 anni, padre operaio e madre impiegata statatale e sono laureata in Bocconi con 110 e lode. 56000 euro in banca probabilmente non li avrò mai, anzi, ho un buco di 25000 da ripagare in 8 anni. E sapete perchè? Perchè io nella Bocconi ci ho creduto fin da quando avevo 13 anni e ho messo tutti i miei sforzi per raggiungerla. La triennale l’ho fatta grazie alle borse di studio che in Bocconi esistono ed essendo basate sul reddito permettono anche a chi ha una dichiarazione dei redditi bassa di frequentarla (quindi non venite a dire che non avete i soldi altrimenti l’avreste anche potuta fare), per la specialistica invece mi sono affidata ad un prestito d’onore (ecco da dove arriva il mio buco in banca) cioè la banca su graranzia della Bocconi (sì, è proprio lei che ti fa da garante) mi ha concesso un prestito (io non avevo redditi fissi) che ho iniziato a ripagare un anno dopo che mi sono laureata con un tasso agevolato. Durante i 5 anni di università ho fatto la hostess, la promoter, la receptionist e ho consegnato volantini.
    I miei genitori e tutta la mia famiglia mi hanno dato sicuramente una mano per l’affitto di una stanza in condivisione con altre 2 persone e per mangiare (ma penso che anche a casa di chi fa la statale siano i genitori a pensare alla spesa) ed erano spaventati quanto me quando a 18 anni ho detto loro che volevo andare a Milano, ma mi hanno sempre lasciato volare verso i miei sogni e non si sono opposti.
    Durante i 5 anni in Bocconi ho trovato esattamente quello che mi aspettavo: professori estremamente competenti e volenterosi di fare il proprio lavoro, contenuti dei corsi di alto livello, grande fermento culturale, presenza di attività atte a formare non solo il lavoratore, ma anche la persona, ambiente sfidante, competivo che aiuta a capire che nel mondo bisogna conquistare ogni singolo millimetro dello spazio che si vuole avere e non distruggendo il prossimo ma migliorando se stessi. Ogni mio traguardo è stato raggiunto grazie alla meritocrazia che vige all’interno dell’università (come dovrebbe essere in ogni luogo in tutto il mondo), io non avevo nessuno alle mie spalle che mi potesse raccomandare: ho passato il test d’ingresso in triennale perchè ero brava alle superiori, ho preso la borsa di studio perchè, oltre al reddito basso, sono sempre stata regolare coi tempi d’esame, sono entrata in specialistica perchè avevo la media alta in triennale, mi è stata riconosciuta una borsa di studio che mi ha permesso di fare uno scambio di 5 mesi in Cina per i miei meriti accademici, ho preso 110 e lode perchè ho messo l’anima dentro lo studio.
    E nei 5 anni hanno studiato con me alcune persone che ora sono le più importanti della mia vita, persone splendide che creano la strada per il loro futuro giorno dopo giorno.

    Ora sono laureata da Aprile, ho un lavoro (anche se precario) conquistato perchè so fare bene quello che mi ha insegnato la mia università: lavorare tenacemente, attivamente e lealmente per raggiungere per raggiungere i propri obiettivi.

    Anch’io Chiara sono fiera di aver studiato in una grande università.

  92. Bella forma, a parte qualche luogo comune un po’ da latte alle ginocchia, ma a livello di contenuti davvero scadente. Perché da una parte parli di una macchina con dei sacchi di cemento sul retro per fare le curve e dall’altra scruti con aria di sufficienza gli Indignados (senza per giunta conoscere le loro vere motivazioni)? Mi sembra un po’ contraddittorio.
    Io sono al II anno di magistrale alla Sapienza, e se tu sei orgogliosa di essere bocconiana perché i tuoi genitori hanno avuto la possibilità di pagarti esose rette beh, ci credo, prova a pagarti libri e fotocopie con i soldi delle ripetizioni fatte subito dopo le lezioni (per tornare tardi a casa su un treno stracolmo, visto che magari non tutti possono permettersi un posto letto in loco) e poi ne riparliamo.
    Gli Indignados protestano esattamente per questo: per far sì che tu non scriva perle di ipocrisia quando avrai sicure opportunità di lavoro in virtù delle corpose rette pagate, mentre dall’altra parte qualcuno, anche lui orgoglioso e primo a laurearsi nella sua famiglia, dovrà continuare a fare ripetizioni private e a lavorare gratuitamente per una rivista d’ateneo in attesa che la sua posizione in graduatoria salga verso l’alto.
    Anche io mi impegno e studio la sera, perché amo quello che faccio, ma ciò non mi esime dal guardare anche il mondo che mi circonda. Altrimenti l’unica opzione rimanente è un dignitoso silenzio.

  93. Domanda: ma i commenti negativi sono stati tutti dalla stessa persona? Chi è questo “Anonimo”?

    E per quanto è vero che siano retoriche queste parole a chi ha vissuto la nostra esperienza non possono che emozionare.
    A volte piango volentieri anche davanti a un finale scontato di un film!

    Lo ripeto dal primo giorno: “è come fa parte di qualcosa di grande…” è non sono i Fabrizi, Bini, Perrini, ma siamo tutti noi.

    Grazie per quello che hai scritto!

  94. Avere la possibilità di studiare in Bocconi non è una colpa, ma non è neanche un merito. Io i soldi per studiare a Milano non li avevo, non potrò mettere il tuo stesso nome prestigioso sul curriculum e molte porte dovrò aprirmele da sola. Sì, avrei potuto prendere la borsa di studio, il prestito d’onore o rapinare una banca. Ma mi sono iscritta a un’università pubblica perché credo che 56000 euro per passare davanti agli altri nella selezione dei curriculum siano una mazzetta legalizzata. E’ pieno di geni e di idioti in tutte le Università, cerchiamo di rimettere i piedi per terra e darci una svegliata.

  95. Lasciare il mio commento dopo altri centinaia, credo che non desterà ne motiverà l’attenzione di nessuno, nemmeno dell’autrice del post di questo blog. Dopo di me si accoderanno tanti altri, che diranno la loro, che condivideranno questo punto di vista, che non lo condivideranno. Io sono solito giudicare la realtà dai fatti, non dai discorsi e dalle vane parole. Un nuovo governo c’è, le persone che lo compongono forse conoscono tutte la data dell’unità d’Italia, e hanno tutto da dismostrare con le loro azioni. Se hanno fatto bene o male gli studenti a tirare le uova, questo non lo so. I fatti gli daranno ragione o torto.

    GF

  96. Purtroppo non condivido. Sono Bocconiana anche io, ma sinceramente non capisco come si possa scrivere una frase come “la Bocconi è uno dei pochi luoghi in Italia che riesce a dare ai giovani l’orgoglio di un’identità.” Sinceramente mi pare davvero offensiva nei confronti di ragazzi esattamente come te che non fanno la Bocconi.

    Anche in Bocconi ci sono figli di proletari? Ma dai? E quindi? Cosa c’entra con gli indignados? Svegliamoci.
    Inoltre scusa ma la retorica di te che non spolveri perchè devi studiare non la reggo.
    Vorrei inoltre darti una brutta notizia: i tempi in cui i Bocconiani trovavano lavoro prima degli altri sono finiti, quindi razionalizza.
    Ho avuto offerte di stage non pagati come tutti gli altri, e vivo all’estero perchè in Italia non trovavo niente, proprio come tutti gli altri.

    Un caro saluto,
    Laureata Bocconi 110 – niente polvere sotto i calzini – molti lavori di gruppo consegnati – molte ore passate a correggerli – molti tavoli serviti la sera per pagarmi l’affitto ma anche, guarda un pò..qualche aperitivo con gli amici che, ebbene sì, gli affaticassimi impolverati Bocconiani hanno tempo di fare!

  97. Parole di presunzione di chi non sa guradarsi intorno in un mondo dove molte persone devono sudare e lottare per costruirsi un futuro e non hanno la mamma e il papò che gli pagano 56000 euro di retta. Ti auguro che la sicurezza che ti da la Bocconi possa mantenertela tutta la vita ma sappi che c’è qualcuno che se la deve costruire duramente questa sicurezza e non gli viene regalata solo perché c’è scritta la parolina magica sul curriculum. Dimostrate solo di essere parte di quella grande fetta d’Italia che va avanti solo per raccomandazioni e non sa neanche cos’è la meritocrazia. Forse è il caso che ti informi su chi sono veramente gli indignados e per cosa lottano.

  98. in tutta onestà da Bocconiano atipico (come mi ritengo, ma forse è solo un bisogno) ho trovato molto bello questo articolo anche se molto patetico (in senso greco del termine). La cosa che però si ripresenta continuamente, nei commenti, è la volontà di ridimensionare i Bocconiani in quanto il loro studiare in Bocconi non è un merito (COME EGO VANNO RIDIMENSIONATI ECCOME). C’è chi dice che ci vanno solo gli straricchi (i miei sono professori…ricchi che non vi immaginate), c’è chi dice che alle statali si studia allo stesso modo (non lo metto in dubbio, ma la gaussiana spinge a fare di meglio), c’è chi addirittura dice che la Bocconi ti laurea in tempo (beh magari la prospettiva di pagare altri 10000 euro all’anno se non ti laurei ti fa muovere il culo). Poi per carità il mondo è vario e le situazioni sono individuali… ma quando leggo che non si è fatto un prestito d’onore in banca perchè non si credeva giusto mettere in difficoltà i propri genitori (che io leggo non voler investire nel proprio futuro)… mi cascano le palle… in America è la norma, non ritengo sia giusto… ma come nel mondo del lavoro per aprirti le porte devi combattere, per avere (quello che io ritengo) il meglio devi essere disposto a rischiare… se non rischi non guadagni… chi studia economia lo sa bene.

  99. io la bocconi non l’ho fatta, ho fatto la statale. pensate davvero di essere diversi dagli studenti di una qualsiasi altra università? pensate di essere migliori? e chi lo dice?
    i soldi che pagate vi aiuteranno senza dubbio a trovare un lavoro più facilmente di altri, ciò non toglie che la fatica che fate per studiare l’ho fatta anche io e la fa qualsiasi altro studente. smettetela con questa storia. la bocconi è più prestigiosa ma la fatica si fa in tutte le università, siamo tutti nella stessa barca!

  100. Articolo di scarsissimi contenuti e pieno di ridicolo vittimismo per studiare in una delle migliori facolta in Italia. Poverina..

  101. Povera, con la polvere in casa perchè studi tanto tanto, poverina… gli altri invece?
    ..francamente non credo che tu abbia veramente l’idea di cosa sia la vita di una normale studentessa. La Vita di una normale studentessa è non solo farsi il mazzo fino alla laurea (all’università dalle 8 alle 18: pensi di essere l’unica??), ma anche ritrovarti il giorno dopo della proclamazione con un bel pezzo di carta in mano, che magari qualcuno considererà, sempre se qualcuno uscito dalla Bocconi non ti è passato davanti.
    Ti dirò che sono contro i luoghi comuni, ma purtroppo il tuo articolo è un po’ troppo strappalacrime per essere preso sul serio. Se gli indignados protestano fuori dalla Bocconi avranno i loro motivi, probabilmente hanno sbagliato posto ma l’unica cosa di cui lamentarsi in questo caso è il fatto che ormai molti giovani non sanno più dove sbattere la testa, e fanno gesti sconsiderati.
    Ritieniti molto molto fortunata. C’è chi si venderebbe la nonna pur di avere i soldi per certe rette e stare in una bella università come la tua, senza doversi ritrovare in aule con le luci spente perchè la tua università non ha 200 euro per riparare la lampada. E non sto parlando dell’università di calcutta, ma dell’aula di Fisiologia a Medicina a Padova (la prima in italia, dicono), quindi non è che noi siamo qua a grattarci 😉

  102. Uff che noia, che retorica.
    Non so se sono più patetici i bocconiani che pensano di essere gli unici a farsi il mazzo o i non bocconiani che pensano che a chi frequenta questa università venga tutto regalato e che basta solo pagare.

    Io ho fatto un liceo statale e poi ho studiato in Bocconi.
    I 5 anni più lunghi della mia vita, perché mi sentivo un pesce fuor d’acqua e non sopportavo quasi nessuno dei miei compagni.
    Non mi permetto di giudicare chi ha studiato in altre università, perché ho frequentato solo questa.
    So che per quanto mi riguarda sono stati 5 anni difficili e faticosi: gli interminabili lavori di gruppo, i 5 esami in due settimane da dare a ogni fine semestre, l’entrare in università alle 8.30 e l’uscire alle 20.00 solo perché si chiudevano le porte. Finire gli esami a luglio e ricominciare a settembre, mentre tutti i tuoi amici sono ancora in vacanza e possono permettersi di fare quei lavori stagionali che anche tu avresti tanto voluto fare per poter mettere qualcosa da parte.
    Non posso certo dire di non essermi sudata ogni singolo voto e, sì, ho fatto uno stage di 6 mesi non retribuito.

    Ho un sentimento contrastante verso questa università: mi vergogno di essere bocconiana per l’idea che l’italiano medio ha dei bocconiani, ma sono orgogliosa di esserlo perché ho trovato davvero che il metodo di insegnamento fosse ottimo, non consistendo in un insegnante che si siede in cattedra e parla per un’ora e mezza senza coinvolgere gli studenti (classi da 100-120 persone).

    Questo è quello che ho provato io e non mi permetterò mai di giudicare le altre università. Allo stesso modo chi non ha frequentato la Bocconi non dovrebbe giudicare, perché significherebbe parlare per sentito dire e per stereotipi.

    Per quanto riguarda gli indignados non capisco il motivo della protesta di oggi: è appena nato un nuovo governo, fatto da tecnici, da persone CAPACI, che parlano di sacrifici per tutti e di equità sociale…fatelo iniziare a lavorare e se fra un anno riterrete che non abbia fatto quanto promesso, tornate in piazza.

    P.S.
    Per chi pensa che chi esce dalla Bocconi sia avvantaggiato, vorrei solo ricordare e far sapere che:
    – là fuori è pieno di gente che ha tanti pregiudizi sui bocconiani e che non ne assumerebbe mai uno
    – i voti alti in bocconi sono risicati, non sono in molti ad uscire con 110 lode…il 100 è già un successo

  103. praticamente avremmo dovuto tutti studiare alla bocconi? avrebbero concesso a tutti borse di studio e prestiti?
    ripeto non siete migliori degli altri, bene che siate iscritti i questa stupenda università però visto che si tratta di un’università privata è giusto che non riceva soldi dallo Stato, ossia anche da me!
    Facciamo come in America dove le università private sono a pagamento e, salvo borse di studio per i meritevoli, le tasse sono elevatissime!
    anche 10000 euro annue per persone con redditi superiori(anche di molto) a 150000 euro, sono noccioline.
    Avrei voluto vedere se aveste dovuto pagare 60/70000 dollari l’anno.
    ripeto pagatela integralmente voi!

  104. si ok volete la bocconi, università privatela, pagatela integralmente di tasca vostra…. altro che 10000,00 euro per chi ha redditi superiori a 150000,00 sono noccioline.
    non dovreste prendere un cent dallo Stato, sono soldi anche miei.
    Se aveste avuto rette americane tipo 60000,00 dollari l’anno avrei voluto vedere che avreste fatto.
    Non siete speciali, non avete nulla piu’ degli altri. Studiate e non lamentatevi, visto che molti fanno anche piu’ di voi.

  105. Non sono d’accordo, nè con te nè con i complimenti dilaganti riguardo al presunto stile poetico del tuo post.
    Fabio Volo va troppo di moda ultimamente e la coerenza di contenuto nemmeno si prende più in considerazione. Un lungo e noioso flusso di coscienza scaturito da uno raptus di patriottismo Bocconiano.

  106. “..l’unico investimento giusto è stato anche il più importante: spendere i soldi per farti studiare in una grande università.”

    forse dovresti pensare,che se i ragazzi sono arrivati a fare simili manifestazioni, di grandi università in Italia non ce ne sono poi così tante.
    Forse potresti pensare che se manifestano non è perchè loro non hanno un importante progetto da consegnare in università il giorno dopo,ma è perchè l’università scientifica che frequentano non può permettersi neanche un laboratorio per 40 studenti dove studiare farmacologia molecolare o materie affini.

    Anche io non concepisco gli indigandos di oggi,però comprendo con facilità chi scende in piazza a protestare,anche quando sembra che in realtà non ci sia nulla per cui farlo,perchè viviamo in un Paese che è riuscito ad affossare in ambito universitario anche una delle prime tre città italiane in cui sono nate le Università.

    I sacrifici per lo studio,ti assicuro,si fanno nella maggior parte delle facoltà,non solo frequentando la Bocconi ; il problema è quando sei costretta a fare sacrifici e non sei ripagata nemmeno con la struttura universitaria che ti ospita, che non offre nemmeno una sede propria.
    Credimi,è davvero demoralizzante.

    Una bella capacità di scrittura,comunque!

  107. FENOMENALE…GRAZIE DAVVERO…

    FARANNO TUTTI I SACRIFICI…MA COME FAI A VENIRTELA A PRENDERE CON UN’UNIVERSITA’???!?!?!
    NON PUOI MICA PRENDERTELA CON DEGLI STUDENTI SE VA MALE LA SITUAZIONE..LASCIA STARE LA GENTE CHE STUDIA…E CHE VUOLE ANDARE A LAVORARE..E TEMPO DA PERDERE IN MANIFESTAZIONI VIOLENTE NON NE HA…E MANCO SI SOGNA DI FARLA UNA MANIFESTAZIONE VIOLENTA…

  108. Forse da Monti bisognerebbe cominciare a trarre un insegnamento: non parlare se non si sa e parlare di ciò che si sa. E ciò vale per molti “pro” e per altrettanti “contro”.
    Il resto è semplicemente un tenero, comprensibile, giovanile orgoglio di appartenenza a qualcosa “che sa di buono”. Un pò di compiacimento per i risultati del proprio impegno, la consapevolezza di un buon ancoraggio quando il meteo dà burrasca. In fondo, il legittimo sogno di un futuro normale, che accomuna i più….non da rockstar …non da indignado.
    Ben fatto figliola!
    Roberto Mattasoglio ’54
    (papà di una “bocconiana” e di un “cattolico”, entrambi in itinere, che continua a dir loro che ce l’avranno dura come il ferro, perchè nessuno più farà loro credito sulla sola base del titolo, (men che meno, nel loro caso, della stirpe) e se la dovranno vedere con un mondo non più emergente ma ormai ben emerso ed abituato a ritmi di lavoro ben più massacranti.)

  109. Sono anche io un Bocconiano con un passato tormentao e dico: MA CHE TESTA DI CAZZO SEI? Come puoi anteporre i lo studio ai tuoi sogni? ma pensi davvero che le bocconi sia questo? E’ solo un’ ottima chance che sta a te sfruttarla. sei solo piena di qualunquismi e frasi fatte, guardati meglio i calzini e vedi se sotto non c’è rimasta sotto un po’ di dignità. Esci fuori e vivi un po’. Giuro che ti stirerei con la macchina.

  110. Sono veramente sconvolta dalla tua miopia. Scusami davvero se sono schietta fino in fondo. sai, chi non ha soldi davvero, chi non può permettersi altro, in Italia ha una grandissima possibilità che si chiama Normale/Sant’Anna di Pisa ed è solo tra i primi dieci istituti di ricerca al mondo, totalmente e completamente gratuito. Non voglio svilire i sacrifici dei tuoi e sicuramente saranno stati motivati, ma fai un test con 500 persone, quando ti dice bene, per scarsi 20 posti totali, e trovati a dover dare doppi esami, con obbligo di frequenza, che, poi, ne riparliamo di cosa voglia dire essere stanchi e demoralizzati, quando finisci inglese a mezzanotte e hai iniziato con francese alle 7 del mattino, con scarsi 10 minuti per il pranzo. Non voglio neanche parlare del fatto che nel ranking internazionale degli istituti di ricerca e delle Università risultiate ben più in basso delle statalissime Bologna, Roma e Pisa. Ti consiglio di informarti sulla Normale o sull’università statale, prima di lamentarti, con questo tono da “cuore” dei tuoi problemi. Vivi la vita reale, di chi trema, che ne riparliamo, dopo, di cosa sia meritocrazia, di cosa vogliano dire le borse tagliate, di quanta paura si abbia quando si è in un’aula con cinquecento persone, quando devi chiedere la tesi a un professore che se NON hai la media del 30 e lode non te la darà mai. Quando il tuo futuro dipende tutto da un esame e, se non lo passi, ti giochi davvero qualunque possibilità di futuro, perché i tuoi NON possono aiutarti a realizzarlo. Quanto meno alla Luiss chi risulta idoneo all’esenzione “adisu” (ma spesso, per il lungo discorso dell’evasione fiscale, sono gli stessi figli di papà…) non paga le tasse e ha diritto a sconti, alla Bocconi non mi risulta. Tra l’altro, non mi risulta che voi in Bocconi abbiate programmi diversi da chi ha quelli della statale, ma avete molta più, perdonami il gergo, “pappa scodellata”, a livello burocratico e di esami.I sacrifici li facciamo tutti e, per quanto non condivida alcune modalità della protesta (dacchè per me più che contro la Bocconi andrebbero rivolte a chi in questi anni ha tolto il futuro ai giovani e, soprattutto, alla mentalità che ha imposto queste persone), mi sembra che il tuo post sia assolutamente fuori luogo, foriero di una miopia e di un’incapacità di guardare del tutto fuori dal proprio vaso. Ho cercato disperatamente di capirti, di mettermi nei tuoi panni, ma ho visto solo la vanità di potersi dire “bocconiana”. Personalmente, non capisco di cosa tu voglia davvero parlare. Del fatto di poter pagare la retta?

  111. Per altro, trovo proprio questa tua incapacità di guardare fuori dal proprio una delle cause maggiori della crisi che ci troviamo a vivere ora in Italia e di tutti i problemi che ci sono, a livello sociale e politico.

    Un saluto
    Erika

  112. Non frequento la Bocconi ma studio in Cattolica.Stamattina fortunatamente non avevo lezione e perciò sono rimasta a casa.Il 14 ottobre,durante un’altra manifestazione,mentre attraversavo Via Olona non solo sono stata ricoperta di insulti ma ho anche rischiato di essere colpita da una lattina.Ognuno è ilbero e ha il diritto di manifestare la sua rabbia,la sua paura per il domani,ma la violenza non può essere tollerata.Questa sera mia madre mi ha chiamato e mi ha chiesto se sapevo dei tafferugli in Corso Italia.Le ho detto di no per non farla preoccupare,le ho detto che non sapevo che avessero lanciato fumogeni contro la mia università e non le ho detto nemmeno quello che è successo il 14 ottobre.Non voglio più avere paura di uscire di casa per andare a studiare.

  113. Per carità, brava per i sacrifici. La Bocconi resta comunque un’Università enormemente sopravvalutata, un grande supermercato in cui sembra più importante mettere fiorellini sul CV che fornire basi solide agli studenti. Laurearsi con lode alla Bocconi non è certo un’impresa da titani quindi tuo padre fa bene a chiederti almeno quello, coi sacrifici che fa. Per i manifestanti poi va beh, chi si indigna è al 99% un coglione e tende da solo a farsi dimenticare velocemente, non ne farei un dramma.

  114. Penso che l’autrice del post abbia le idee molto confuse sulle meccaniche dei più elementari fenomeni socio-culturali del nostro paese.
    Ho frequentato due atenei e oggi mi sono laureato in Scienze Statistiche con laurea triennale e mi accingo ad iniziare la magistrale in Biostatistica e Statistica Sperimentale. Al terzo anno ho avuto modo di effettuare uno stage di 6 mesi presso l’IRFMNM (Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano), centro di eccellenza per la ricerca epidemiologica e tumorale. Sicuramente non sai nemmeno di cosa sto parlando e molto probabilmente sei una di quelle persone che temono i famosi esami di Analisi 1, Analisi 2 e magari anche quella statistica che si trova un po’ ovunque. Ti prego di smentire o confermare quanto ho appena affermato, perché se così fosse non fai altro che rendere il tuo articolo una gigantesca cazzata.
    Ci sono studenti che non conoscono una vita che frequentano facolta che richiedono un impegno e prevedono la trattazione di materie complesse che neanche riesci ad immaginare. E questo non lo dico perché odio i bocconiani, lo dico perché molti di quelli che scrivono, pensano e dicono le tue stesse parole, non hanno la ben che minima idea di quali siano gli orizzonti conoscitivi umani, ossia fino a dove arriva la nostra conoscenza. Se tu solo studiassi certe materie ti metteresti le mani nei capelli, sicuro al 100%. Te lo posso dire perché ho avuto modo di valutare i corsi della Cattolica, i corsi del Politecnico (ingegneria informatica, matematica, fisica e di design), i corsi della statale e i corsi della bicocca. Prova a vedere i corsi di Matematica finanziaria ad Ingegneria matematica presso il Politecnico di Milano. Provaci 🙂
    Ti senti superiore a delle persone che protestano? E tu cosa pensi di fare stando seduta su una sedia a guardare i calzini? Di certo non cambi il mondo, piuttosto contribuirai, una volta laureata, ad aggravare la situazione economica nella quale ci troviamo perché col tuo titolo andrai nelle file dei nostri strozzini.
    Tuo padre dovrebbe essere orgogliosa del fatto che ti costruisci un futuro e non che il nostro presidente del consiglio è un bocconiano.

  115. Concetto che sfugge a TUTTI coloro che criticano i bocconiani perché possono permettersi la retta: TUTTO HA UN PREZZO, E DAVANTI ALLA SUA LEGGE SIAMO TUTTI UGUALI. Quindi: ti fai il mazzo –> crei valore –> guadagni –> paghi la retta della Bocconi per tuo figlio. E tuo figlio farà lo stesso per il suo. ATTENZIONE: non dico che sia giusto, anzi sono consapevole che è totalmente sbagliato, tutti dovrebbero avere le stesse possibilità. Dico solo che tutto ha un prezzo, giusto o sbagliato che sia. Magari un giorno, e lo spero davvero, non sarà più necessario mandare i propri figli alla Bocconi. Oggi offre un servizio migliore, non si puó negare: se non vuoi/puoi pagarlo almeno stai zitto e non rompere i coglioni a chi lo fa perché il mondo è ingiusto, bella scoperta!
    L’unica cosa che puoi fare è farti il culo ancora di più per creare ancora più valore. Vedrai che presto sarai ricco e alla Bocconi tuo figlio ce lo mandi.

    Un Bocconiano

  116. Caro Bocconiano, condivido parte del tuo ragionamento, soprattutto che i punti di partenza dovrebbero essere uguali per tutti e i punti di arrivo dovrebbero essere dati dal valore personale, ma sul migliore mi vengono dei dubbi. di cosa? della Normale di Pisa o del Ghislieri? O della Galileiana? o del Sant’Anna? Che, ci tengo a precisarlo, sono GRATUITE e STATALI? Anzi, aggiungo, sei pagato per frequentarle e conosco poche cose più trasparenti del loro concorso, dato che le scuole di eccellenza, italiane e francesi, gratuite, sono le punte di diamante a livello mondiale sulla formazione universitaria, gratuite e a livello uguale/superiore delle università Ivy League americane, anche come spendibilità sul mondo del lavoro. Per avere un’ottima formazione non c’è bisogno di essere ricco, c’è bisogno di essere bravo, tutto qua.
    E se non vogliamo vedere le scuole di eccellenza, vediamo anche che la Federico II è una delle migliori al mondo per giurisprudenza e, di nuovo, è gratuita. Guarda i ranking calibrati internazionali, se vuoi veramente vedere questa cosa. Non togliamo i fondi a queste punte di diamante, continuo a dirlo, ma valorizziamole, perché, scusami se mi permetto di dirlo, il servizio di placement della Bocconi è ottimo, ma ricordo che molti di voi frequentavano dei corsi in Normale per ampliare la formazione, dato che… erano considerati i migliori. (Parlo con dati alla mano). Perché non c’è bisogno di fare per forza un’università privata, grazie a dio, ora in Italia, per quanto alcune possano garantire una buona formazione, ancora grazie a dio esiste un ottimo statale.

    Quanto alla protesta: posso non essere d’accordo con come sia nato questo governo, ma certo è che prima di protestare si pensi a cosa ci lasciamo alle spalle, spinto da persone che erano davvero prove di una mentalità mediocre e priva di interesse per l’altro, oltre che miope.

    Un saluto

    Erika

  117. Cos’è quest’ossessione paesana di togliersi le scarpe all’ingresso e, ancora, di sistemarle con accortezza? Cos’hai 20 mq di casa? Oppure sei nata e vissuta in Giappone?

  118. p. s. prima di criticare, si faccia fare, anche questo governo, anche se eletto davvero in modalità singolari, voglio provare a fidarmi del laico Napolitano che sceglie il cattolico Monti, anche se le dichiarazioni di Clini sulla tav e il nucleare mi hanno lasciato perplessa. Non per qualcosa, ma per l’ingenuità politica che dimostrano, soprattutto alla luce dei referendum, cosa che da un lato mi consola, dall’altro mi spaventa.

    p. p. s. quanto alla violenza: credo che purtroppo ormai in Italia basti un nonnulla per deflagrare. tanta tensione politica ed economica.

    p. p. p. s. Forse non ci siamo capiti, caro bocconiano, ma non mi interessa diventare ricca, mi interessa capire quanto mi circonda e risolvere i problemi che ci sono. Non mi interessa costringere i miei (ormai è solo un periodo dell’irrealtà) a pagare soldi per qualcosa che gratuitamente ho avuto di migliore. Tutto qui. Rafforziamo il sistema di borse di studio, che stanno tagliando, anche con un ultimo colpo di coda del vecchio governo. Perché garantivano davvero una formazione eccellente, con l’azzeramento del punto di partenza, che è quanto credo anche tu auspichi

  119. è un post bello e ben scritto. non si merita quei 2-3 refusi che ti sono scappati. dai retta a un anziano, levali. che la mamma dei refusi è sempre incinta.

  120. Bocconiano Fra, non puoi paragonare la retta della Bocconi a quella (per fare un esempio) della Sapienza o di Pisa liquidando la cosa con un insipido “tutto ha un prezzo” – perché sicuramente sei consapevole dell’abissale differenza – perché allora nella mia famiglia qualcosa non torna, considerando che i miei si fanno un mazzo così (per usare i tuoi stessi termini) per pagare i 490 euro della prima rata. Parli così facilmente di “farsi il culo” evidentemente perché hai un morbido cuscino, e no, te lo dico col cuore, se un domani avrò dei figli non li manderò alla Bocconi, non solo perché voglio che si facciano il mazzo come me, ma perché dubito che con la presente situazione economico-sociale riuscirò a essere così ricca da potermi permettere rette astronomiche. E’ lodevole che, sebbene bocconiano, tu affermi che il sistema sia ingiusto, ma per favore, non parlare di “farsi il culo” in maniera così astratta, c’è chi se lo fa anche solo per pagare due bollette, il mutuo e avere i soldi per la spesa. Senza offesa.

  121. credete che un commento da parte di un emerito ignorante crei disturbo in questa discussione? saltate al prossimo messaggio.
    ho messo questa premessa perche’ qui leggo commenti di persone che criticano una critica con un’altra critica…
    e mi chiedevo se uno che ha fatto solo 2 anni di liceo scientifico per poi finire a fare l’infermiere con altri 3 anni di scuola… uno che ha cominciato a fare turni e pulire culi a 16 anni perdendo tutto cio’ che si poteva perdere negli anni migliori….adesso che ha 35 anni , 2 figli e una vita che sfugge….potesse mai competere con i discorsi da universitari che si leggono qui.
    non so niente di politica se non quello che vedo.
    non so niente di economia se non quella domestica privata ( ma neanche troppo ).
    ho delle idee… e le porto avanti fino alla tomba, o finche non trovo uno piu’ potente che mi fa stare zitto.
    non voglio convincere nessuno.
    diciamo che sono un italiano medio.
    e mi faccio i cazzi miei.
    e dei miei figli. penso al loro futuro e non ho tempo di discutere su chi sia meglio… ( qui si legge questo sostanzialmente)… ho voglia di ridere, s cherzare… sballarmi… lavorare.
    ho voglia di vivere, ma ce lo stanno impedendo.
    ci distraggono… vi distraete. tv…notizie, complotti… parodie e prese per il culo.
    lotte e manifestazioni portate avanti per scopi nobili e strumentalizzate…ogni volta… da sempre.
    fare le cose in grande e’ da sempre un’arma a doppio taglio… basta un idiota e tutto il resto diventa una farsa.
    meglio fare le cose in piccolo… ognuno il suo… solo cosi’ si potra’ raggiungere un obbiettivo “unificabile”.
    trovatevi il motivo per cui tutto quello che fate ha senso. tenetevelo stretto e lottate per mantenerlo vivo.
    non manifestate. non fate casino in grande.
    e’ quello che vogliono.
    ci vogliono vedere “schierati”…. uno contro l’altro… rossi contro blu.
    un modo per fottere il sistema c’e’. sempre.
    ma se lo dite al “sistema”… quello si prepara.
    siete pieni di voglia di fare, molti di voi hanno il cuore d’oro. chi ha scritto questo post ha un ideale che ha fatto emozionare una persona che reputo “grande”… (chiara sai di cosa parlo)…. chi ha scritto questo post ha tutta la mia stima, per quello che conta… ma non per il post in se…per quello che fa. e spero che ci continui a credere, perche’ l’italia ha bisogno di gente come lei… e come molti altri di voi.
    ho letto commenti di persone che , pur disperezzando il post, trasmettono quella voglia di credere in qualcosa di personale. ed e’ bello che ci sia un confronto. non mi piacciono gli insulti gratuiti, perche’ non ne ho letti nel primo post.

    e ve lo dice uno dei piu’ grandi “insultatori” ( passatemi il termine) della terra. 🙂
    ma credo che qui gli insulti siano superflui. lei scrive cosa personali, constatazioni. ognuno ha le sue…
    che vi interessa se ha la polvere perche’ studia troppo o perche’ vede amici?
    io ho la polvere, le briciole sotto il tavolo, i pigiami da piegare, devo andare al pellicano a fare la spesa ( credo… visto che ho trovato una lista con bancomat e carta fedelta’ appoggiati sopra…).
    beh? prima o poi lo faccio.
    e’ impegnata, e lo dice. fa bene.
    sta manifestando a modo suo. c’e’ chi tira le uova, chi lo fa per non andare a scuola.
    c’e’ chi veste prada e scrive ” mai alla vostra mercè ” sui muri della banca.
    chi se la prende col poliziotto che si guadagna lo stipendio, c’e’ il poliziotto che esegue degli ordini e poi sfoga la sua frustrazione …gia’ che c’e’.
    …c’e’ chi da gli ordini….
    non capisco perche’ prendersela. ognuno dica la sua, dimostrando di potere essere civile nelle situazioni in cui la civilta’ e’ richiesta.
    c’e’ sempre un tempo e un luogo per essere incivili senza rompere i coglioni agli altri.

    siete giovani, e avete in mano il vostro futuro.
    smettette di voler prevalere sugli altri… guardatevi dentro. si puo’ cambiare questa merda di italia.

    un’ultima cosa che dico spesso: se tutti fossimo universitari laureati col massimo dei voti, se tutti avessimo posti prestigiosi di alto livello…non avremmo piu’ nessuno che ci costruisca i prestigiosi uffici, sede del nostro prestigioso lavoro. nessuno piu’ in catena di montaggio a costruirci le nostre lussuose berline.
    nessuna strada asfaltata…perche’ in giacca e cravatta e con la puzza sotto il naso non ti metti ad asfaltare strade.
    molti fanno l’universita’ ma sarebbero piu’ utili nei campi a coltivare, o sui tetti a sudare.
    e non e’ detto con disprezzo… lo dico solo perche’ a volte uno si sacrifica per anni per far contento lo zio avvocato o il papa’ ingegnere…. e poi si da fuoco in macchina la sera prima della tesi…( ciao giac..ci si vede di la).
    fate quello che vi sentite di fare… fanculo le aspettative di papa’.
    fate quello per cui siete portati. e lo cambierete davvero lo stivale.

  122. Sono fiero di essere un tuo compagno di corso!!

    Chi critica in questi commenti è solo invidioso perché, giovane o vecchio che sia, difficilmente arriverà al tuo livello di motivazione, di convinzione nella giusta causa che ogni giorno con impegno tu porti avanti.
    Alcune di queste persone starebbero bene in mezzo agli ignoranti che ieri urlavano in giro per l’Italia, una banda di poveretti che forti di essere contro la strumentalizzazione sono i primi ad essere strumenti, ragazzi che ahimè non avranno mai un futuro perché sono loro i primi a non volerlo.

    Io dico che persone come te sono quelle che possono cambiare il mondo, dall’interno, con gli occhi ed il cuore pieni di speranza, con ferma fiducia in se stessi e con una grande voglia di imparare e dimostrare che siamo molto di più di quello che glia altri pensano.

    Grazie, il tuo messaggio è una fonte di ispirazione.

  123. All’anonimo che ha citato Pollyanna scrivo solo che si dovrebbe vergognare se non ha le facoltà intellettive di realizzare che esistono delle realtà ben diverse da quelle che si possono ritrovare in una ristretta cerchia di bocconiani, le realtà dei POVERI CHE VOGLIONO STUDIARE. guarda un pò! l’atteggiamento che si denota da molti dei commenti che leggo è quello di gente che si cura il suo orticello e chi se ne fotte di quello che succede fuori, tanto ‘noi paghiamo le nostre alte rette per tutto questo, non ci vengano a rompere le scatole in casa nostra!’ voglio chiedere: siete italiani anche voi o cosa? Io, nonostante lo scetticismo che mi attanaglia, sono disposta a fidarmi un pochino – anche di questo governo – ma, mi auguro solo che sia data a tutti la possibilità di esercitare la propria curiosità senza la preoccupazione che possa essere un lusso e che l’istruzione e soprattutto la ricerca pubblica siano considerate una ricchezza per il paese, senza riservare le possibilità migliori, per non dire le uniche, solo a chi ha avuto modo, per sua fortuna, di pagarsele. Auspico anche che chi, potendosele pagare, sia disposto anche a difendere chi non può farlo. A difendere l’istruzione d’eccellenza come un diritto di tutti e canali utili per il futuro lavoro come un diritto di tutti! il motivo è unico: siamo concittadini. mi pare..

  124. Bocconiano Tommy,
    ti sbagli nel dire ,che oltre ad essere invidiosi “staremmo bene in mezzo agli ignoranti che ieri urlavano in giro per l’Italia, una banda di poveretti che forti di essere contro la strumentalizzazione sono i primi ad essere strumenti, ragazzi che ahimè non avranno mai un futuro perché sono loro i primi a non volerlo.”(cit tua),sicuramente ieri c’era anche gente che nella propria vita non ha ambizioni,che ragiona solo per luoghi comuni ecc però non dovresti generalizzare:mentre ieri si manifestava io sono stata tutta la giornata a studiare economia politica, e come me tanti altri ,non ho mai manifestato in questi anni perché credo che si ottenga ben poco:preferisco guardare alla meta ,informarmi,leggere,osservare oltre il mio “orticello”con occhi sempre critici,non mi ritengo ignorante per il semplice fatto che NON IGNORO quello che mi circonda e perché in fondo mi piace farlo…..Ecco, a voi credo, e dimmi se sbaglio manchi proprio questo:essere critici e capire che il fatto di essere studenti della bocconi non vi rende diversi da noi ,siete troppo “ovattati”nel vostro mondo dorato.

    P.s ma per poveretti tu intendi gente rassegnata,senza ambizioni??vero????

    senza nessuna offesa e solo per avere un dibattito costruttivo

  125. Lol, tutto questo popo’ di racconto per dire che la Bocconi è troppo figa perchè gli indignados ci vengano? Prima di trovare la mia strada sono passata per ben tre atenei, tutti pubblici e di regioni diverse, sia prestigiosi che non, e ti posso dire che quel senso di identità che secondo te da’ solo la Bocconi o quasi, io l’ho percepito in tutti e tre i casi. Questo perchè non c’entra l’università, come si chiama e dove si trova, ma l’avere l’opportunità di studiare, per formare sè stessi prima ancora che per costruirsi un futuro. Pensi che gli indignados ce l’abbiano con voi bocconiani? Non ce l’hanno con voi bocconiani, ce l’hanno col sistema, di cui le università sono l’anello ultimo. Tutte le università, il che significa che un indignado che frequenta l’università di Bologna, non ce l’ha solo con la Bocconi, ma anche con l’università stessa che frequenta. E quindi? Una sola cosa vale la pena sottolineare di quello che dici: i bocconiani (la maggiorparte) sono uguali a tutti gli altri giovani italiani (la maggiorparte), le cui preoccupazioni sono: devo passare l’esame e cosa faccio sabato sera, e che in generale parlano solo per sentito parlare, senza andare a fondo alle cose e cercare di capire i punti di vista altrui (che, bada bene, non significa essere d’accordo!). Visto che liquidi le istanze del movimento degli indignados come cori da tifoserie da stadio, e ti fa inorridire il fatto che vengano a fare un sit-in alla Bocconi, a occhio e croce direi che tu rientri perfettamente nella media. E probabilmente te che studi alla Bocconi non ne sai di diritto o economia più di quanto ne sappiano gli indignados. E riesci a contraddirti anche in quell’unica cosa ragionevole che dici, visto che da una parte sostieni “ma perchè ce l’hanno con noi, noi siamo ragazzi come tanti altri!” dall’altra rivendichi per voi, in quanto bocconiani, uno status in qualche modo speciale, una marcia più. Lasciati dire che là fuori il mondo è uguale per tutti, per un bocconiano e per un marziano, pure per Monti in merito al quale, mi dispiace per tuo padre, è assolutamente superflua la nozione che abbia studiato alla Bocconi, esattamente come lo è per sua figlia, cioè te.

  126. alla fine tante idee tanti confronti…..l’importante è avere l’intelligenza e il rispetto in una società sempre meno tollerante……

  127. mi piace soprattutto il poster di V per Vendetta appeso in camera. E poi ti chiedi cosa c’entrino le proteste alla Bocconi… think again. E te lo dice un ex bocconiano…

  128. è buffo pensare come i bocconiani se la tirino quando la loro università è appena conosciuta all’estero… mi dispiace, ma dove vivo io la Bocconi pensano sia una cosa da mangiare… quindi giù le creste carissimi che non ci siete solo voi!!!!

  129. LUONGI non ti preoccupare che la signorina scoprirà che al di fuori del mondo fatato dei mini pony in cui vive ora c’è il mondo quello vero, quello brutto e cattivo in cui la gente non scherza per un cazzo, non appena si troverà un lavoro.

    Io mi sono laureato in Bocconi qualche anno fa e anche allora il bocconiano medio viveva in un mondo tutto suo. Questi di oggi mi paiono messi pure peggio. Consapevolezza sotto zero. Ma dico io, “bibliomane” e poi non capisce neanche il senso di V per Vendetta? Mai letto 1984? Brave New World? Niente? Proprio nessuna analogia con questo preciso momento storico? Non sarà che la Bocconi è vista da alcuni come uno dei centri del potere, simbolo dei potentati e luogo in cui si perpetua il culto di quella teoria economica che ci ha portato dove siamo oggi?

  130. Ciao Erika,

    volevo precisare che quando parlo di servizio mi riferisco al network che la Bocconi offre a studenti e neolaureati. Sulla didattica non mi permetto di giudicare le altre università perché non ho mai approfondito personalmente, pero sono sicuro siano valide visto che entrambi i miei genitori hanno frequentato università pubbliche e magari avessi 1/10 della loro preparazione!

  131. Ben scritto sa generare emozioni anche contrastanti ma questo e il bello dellascrittura serve talento per emoZionare

  132. Complimenti, complimenti davvero.. complimenti da me, che non sono nessuno, ho 16 anni e faccio il liceo scientifico, scuola in cui a stento mi tengo a galla nonostante le intere serate dedicate unicamente allo studio…
    Mi hai fatto capire molte cose, in questo periodo, quest’anno scolastico insomma, non ho fatto altro che tornare a casa e studiare (faccio 28 km all’andata e altrettanti al ritorno col bus ogni giorno), dalle 14.30 fino a quando i miei non mi dicono verso notte che è veramente troppo, e nonostante questo vedo arrivare pochi soddisfacenti risultati, almeno soddisfacenti per quello che tento di fare, e questo mi ha portato sempre più a volermi arrendere (quando vai in una scuola di materie scientifiche e ti ritrovi gli 8 in filosofia, storia e italiano, inizi a porti qualche domanda..)! Cerco ogni giorno di raggiungere quel vertice della mia classe che per me appare davvero lontanissimo, questo mi porta a stare in costante stato di pressione e paranoia, che mi fa credere di non essere all’altezza della situazioni, e quindi mi fa capire che nell’oceano della vita, se ora sono ancora nella piccola pozzanghera della scuola e non sono certo il pesce più grosso, non combinerò mai nulla, per cui non vale neppure la pena di intraprendere strade così difficili avendo questa consapevolezza!
    Mi hai dimostrato che quello che conta è il viaggio, non la meta, e la competizione non serve per stilare una classifica, ma serve per mettere alla prova noi stessi!
    Ti dico solo grazie, grazie davvero! Non riuscivo davvero ad afferrare questo, un concetto che a parole pare semplice, ma che tu mi hai dimostrato in pratica dandogli un valore più realistico e preciso!
    Ora so che grazie a te da domani mi alzerò con un solo obiettivo: Fare la mia partita, confrontandomi con gli altri, ma con la consapevolezze che sarò sempre e solo io il protagonista di questa!
    Grazie ancora! (è un peccato non poter parlare con te più spesso spero tu abbia intenzione di scrivere un blog )

    Pier Francesco Scano

  133. Ho letto la maggior parte dei commenti e, pur essendo una bocconiana, non sono del tutto d’ accordo coni miei compagni.
    Sono straniera, mio padre è laureato e mia madre no e sono anche figlia unica.
    Fin da piccola ho sempre sognato di fare un altro lavoro (non lo scrivo perché chi mi conosce potrebbe riconoscermi), ho sempre avuti voti alti e per mio padre, bravissimo a scuola, modesto e con una cultura inimmaginabile (anche a me piacerebbe averla), se io non avessi frequentato il liceo (escluso l’ artistico) sarebbe stato un disonore, anche se non me l’ ha mai detto chiaramente.
    Purtroppo ho sofferto di anoressia e bulima per anni ed infatti sono stata bocciata e ricoverata, perdendo 2 anni di scuola. I miei genitori si sono stupiti come io sia “caduta” in questo baratro, perché non mi mancava e manca nulla: non mi è mai mancato il loro amore, avevo molti amici, ho fatto la modella, ho sempre avuto solo vestiti di marca, dalle scarpe ai cerchietti (anche se mio papà preferiva regalarmi pc ed oggetti utili), come prima auto un modello molto veloce da 40000 eu e con la mia famiglia ho sempre fatto 4-5 viaggi all’ anno (dall’ Europa all’ America).
    Dopo che il mio ex-ragazzo, borioso, manipolatore ed approfittatore mi lasciò, mi lasciai curare e tutto tornò come prima ed io riacquistai la fiducia nella mia famiglia (perché mi ero allontanata).

    Sebbene ci siano queste differenze tra me, l’ autrice ed i vari bocconiani che hanno lasciato il loro commento, io sono contenta d’ aver ricevuto una corretta educazione dalla mia famiglia, rispetto a molti miei compagni.
    Alla Bocconi tutto è perfetto: dagli edifici, alla biblioteca, i professori (preparati, gentili e disponibili) alle donne/uomini delle pulizie, che molti si ostinano a trattare in modo scortese…infatti l’ unica pecca sono spesso i compagni!
    E’ vero che se qualcuno mi dovesse incontrare potrebbe pensare che io sia fissata con la moda o una ragazza “che se la tira”, solo a causa del modo di vestire, ma non lo sono, anzi, disprezzo tutti coloro che vagano per i corridoi sbraitando, non sapendo nemmeno parlare la loro lingua madre, facendo i boriosi, urtandoti e guardandoti male e qualche volta ridendo dopo aver detto una frase razzista.
    Loro sì che sono la feccia dell’ università! Forse avranno l’ azienda del paparino in eredità e quindi non si preoccupano del futuro, ma l’ educazione?
    Mi piacerebbe conoscere i loro genitori e dir loro che sono delle famiglie di “falliti”, dato che hanno procreato degli esseri disumani.
    Anche se mio padre percepisce uno stipendio come i vostri parlamentari (non Berlusconi), salvando delle vite, io non vedo l’ ora di lavorare per costruirmi un futuro, con le mie forze, la mia educazione e cultura…ma non in Italia. Io non penso nemmeno all’ eredità, ma a diventare economista, ad avere un’ ampia cultura e rimanere me stessa.

    Anch’ io sarei stata un’ “indignata” se fossi nata in Italia, per via della lentezza della burocrazia, dei mezzi di trasporto, della legge e delle persone in generale, anche per colpa della corruzione, degli stipendi dei calciatori/attori/parlamentari e della distribuzione iniqua della ricchezza. Dove sono finiti gli artisti come De Chirico, i musicisti come Verdi, gli scrittori come Pavese, i politici come Aldo Moro? L’ amore per la patria? La gioia di vivere? Le idee ingegnose? Ormai sono rimasti i truffatori, i criminali, i ladri,.. a dominare il vostro Stato?
    Le persone veramente motivate come l’ autrice dell’ articolo o mio padre sono rimaste poche; all’ estero potranno dimostrare le loro capacità, dove vige la meritocrazia, la remunerazione in base agli studi ed alla difficoltà di essi e le leggi sono meno restrittive e più democratiche.

    Gli indignati manifestano per giuste cause, ma, purtroppo, non credo che questi atti possano essere molto efficaci, perché i politici sono sordi ed ognuno pensa al proprio benessere.

    Infine, vorrei fare nuovamente i complimenti all’ autrice ed a tutti gli studenti motivati, umili e sinceri, che io stimo e, sebbene io sia nata in una famiglia benestante, preferirei mille volte essere un’ indignata o vivere in una famiglia normale, che essere come quei bocconiani maleducati ed incivili che vedo nei corridoi. L’ educazione e l’ umiltà sono due qualità che non sono mai mancate ai grandi uomini e, perfino, alle persone comuni che svolgono il proprio lavoro con amore, dedizione ed in modo ineccepibile.

  134. Ciao Fra,
    il network è una cosa un po’ diversa rispetto a quello che è propriamente detto servizio di placement (che, comunque, la Bocconi ha) e a cui facevo riferimento.
    E’ uno strumento che originariamente avevano solo le università anglosassoni e che si è diffuso dato che ormai lo offrono anche le scuole di eccellenza italiane, la cui funzione è di offrire stage e consigliare posti di lavoro, oltre che promuovere contatti con le aziende.

    Tommy, è divertente che tu dia dell’invidioso a chi critica la Bocconi. E’ molto divertente. Sine ira et studio, mi viene da chiederti cosa possa invidiarti io.

    A presto a tutti e il commento più serio è quello che senza persone senza la puzza sotto il naso e gente che pulisce i sederi ai malati questo mondo sarebbe ben peggiore.

    Erika

  135. (con il più serio non intendo dire che non condivida molte cose dette da altri studenti e altre persone che ci sono qui. Però, mi sembra opportuno riportare le cose alle giuste, diciamo così, dimensioni. Perché una può anche aver studiato alla Oxford University, ma il fatto di ricordare che tua madre pulisca le scale nei palazzi ti aiuta a sviluppare una forma di orgoglio che non è quello di “borsista” o “quanto sono figo che studio lì”, ma quello di avere una mamma che la mattina si alza alle 4 e va a pulire le scale, senza volere medaglie o niente, ma solo perché è il suo dovere)

  136. @ANONIMO

    Partendo dal presupposto che condivido la tua critica circa il non generalizzare, io come tu affermi “non ignoro” anzi.. ti sto scrivendo da un altro continente dove, senza smettere di preparare gli esami, sono solito venire proprio a imparare, a guardare a sentire ciò che mi circonda.
    Sono in una realtà totalmente diversa da quella occidentale, sfrutto questa opportunità per aprire la mia mente e avere sempre più spunti critici, migliorando sempre più il mio rapporto con il “diverso”.Io non mi sento diverso io amo il diverso perché è solo il rapporto con l’ altro da sé (scusa la dicitura romantica) che si ha crescita.

    Il mio mondo è tutto meno che ovatta.

    Io come te ho degli obiettivi e per raggiungerli non vado in piazza con i fumogeni ma abbasso la testa e mi ammazzo di lavoro.

    Leggendo le tue parole credo che se il nostro confronto si prolungasse sono sicuro che alla fine ci troveremmo ad essere d’accordo su molte cose.
    La frase che tu hai riportato voleva essere una provocazione, il messaggio di alcune critiche al testo della ragazza è veramente penoso. Lei ha voluto esprimersi, ha voluto far esplodere le sue emozioni, invece tanti hanno solo espresso rabbia forse perché insoddisfatti delle loro situazioni o perché gelosi di chi è pieno di motivazioni nel cuore.

    Si con poveretti intendevo ragazzi senza ambizioni, senza Palle.
    (e senza generalizzare perché di giovani con voglia e palle ce ne sono tanti in tutte le università e non solo nelle università)

    Per me studiare in una scuola d’eccellenza è una opportunità non un privilegio.
    Io le opportunità non me le faccio sfuggire e tanto meno sto ad ascoltare (non tu) chi critica la mia università senza cognizione di causa. Io non mi sento migliore di nessuno io mi sento solo me stesso, un ventenne con tanta, a volte troppa, voglia di imparare e dimostrare.

    Ti ringrazio per lo spunto alla conversazione e spero che la mia risposta possa essere costruttiva.

  137. Ritengo sia assolutamente inutile fare contrapposizioni,tra giovani, dobbiamo finalmente prendere in mano il nostro futuro, impegnarci per costruirci una cultura per fare il meglio per noi e per gli alti

  138. @Erika

    Forse non mi sono espresso bene o forse hai letto male.
    Io non ho chiamato invidiosi coloro che criticano la Bocconi ma coloro che hanno criticato con rabbia il post della mia collega.

    La critica è costruttiva se razionale, bene molte di quelle qua riportate non lo sono.
    Chi critica la Bocconi è liberissimo di farlo!

    Non mi è chiaro perché dovresti invidiarmi qualcosa o addirittura chiedermi cosa mi dovresti invidiare.. rileggi i miei post.
    Io non ci trovo niente di divertente.

  139. elimini addirittura i commenti che con una valida argomentazione vanno contro il tuo articoletto,suvvia ma fai sul serio?

    predicare bene,razzolare male.

  140. A TOMMY

    Sei stato chiarissimo!!!Leggendo il tuo commento ho capito realmente ciò che vuoi dire e credo che abbiamo le stesse idee,uguali principi,e convieni con me su molti punti!!

    E questo che mi piace dell’essere intelligenti,del saper capire,del saper essere realisti ……..

    Grazie a te, per la proficua espressione di opinioni

    IN bocca a lupo per il tuo avvenire!!!

    Alessandra!!

  141. “Sono fiero di essere un tuo compagno di corso!!

    Chi critica in questi commenti è solo invidioso perché, giovane o vecchio che sia, difficilmente arriverà al tuo livello di motivazione, di convinzione nella giusta causa che ogni giorno con impegno tu porti avanti.
    Alcune di queste persone starebbero bene in mezzo agli ignoranti che ieri urlavano in giro per l’Italia, una banda di poveretti che forti di essere contro la strumentalizzazione sono i primi ad essere strumenti, ragazzi che ahimè non avranno mai un futuro perché sono loro i primi a non volerlo.”

    Mi sembra di aver criticato, per altro, il tono e molte delle argomentazioni della tua compagna ed anche molti bocconiani (te compreso che hanno questo approccio), Ho usato il termine “bocconi” come iperonimo per la vostra posizione di difesa della vostra posizione e nel senso di voi studenti, che avete qui commentato difendendovi e dicendovi tutti “bocconiani” e lodando il post della vostra collega. E’ una mia colpa non averlo precisato, me ne scuso.

    Sei tu a parlare di invidia nei confronti della tua compagna e, immagino, anche di te, che porti avanti, come ti esprimi “la giusta causa” e dal tono e dal lessico che impieghi è evidenti come ti ponga nella stessa posizione della tua compagna, il che rende, a livello semantico, del tutto possibile in una sovrapposizione delle vostre posizioni. “Ti invidiano per la tua giustezza, per la tua forza, per il tuo livello morale” e il tono è quello:- bravissima.- il che, però, porta a supporre una tua comunanza di livello con la tua collega (a cui domando scusa per l’ennesimo commento)

    Scusami se te lo dico esplicitamente, può risultarti molto poco facile da capire, ma proprio nella scelta lessicale e morfologica-verbale dai una impressione di sovrapposizione con le posizioni della tua compagnia, che magari non era nelle tue intenzioni, ma emerge chiaramente da spie linguistiche come “giusta causa” e critica immotivata di “banda di poveretti, ragazzi che ahimè non avranno mai un futuro etc”. Anche la stessa struttura bicolica contribuisce a bipolarizzare tra voi due e il resto del mondo.

    Quindi, questo rende la mia domanda piuttosto sensata. Cosa vi devo invidiare? La motivazione? Quale? Di nuovo, cosa posso invidiarti? A te ed alla collega? La visione limitata che avete al di fuori del vostro orticello? O la retorica e il tono tendente al patetismo? L’orgoglio bocconiano? Avrei molto da dir sull’orgoglio di appartenere a istituzioni di un certo “nome”, il che si risolve in un “c’è ben altro di cui essersi orgogliosi” e non è nemmeno di motivazione che si può parlare in questo post, per altro, se voglio davvero far le pulci (e sono sicura che Chiara mi scuserà, perché sono sicura sia un’ottima studentessa e non sia di certo una sciocca).

    Persone “ignoranti” che urlano e sono strumentalizzate, ecco come definisci noi che critichiamo questo post.
    Non ho espresso rabbia, perché ho smesso di arrabbiarmi molto tempo fa. Strumentalizzata non so quanto lo sia, quanto all’ignorante, lo siamo tutti e credo che sia una delle mie più grandi consapevolezze.

    Quanto al futuro, condivido che la volontà faccia molto, ma la facilità con cui hanno alcuni, pochi, rispetto a molti che non hai nemmeno una vaga idea di quanto lavorino, delle volte causa rabbia.

    Ma li ho trovati divertenti, per il tono che hai e per la lode espressa, talmente retorica da star benissimo in un libro del 20ennio, senza offesa per te e senza che ti stia dando del fascista. La retorica è sempre divertente, così come lo è divertirsi a fare analisi del discorso. ,

    Scusami per la piccola esegesi.

    Erika

  142. @Erika

    Il fatto che sia di parte e che le nostre posizioni si sovrappongano non è un mistero!!
    Inizio proprio il mio discorso dicendo che siamo colleghi.

    Tu “immagini” invidia verso di me ma io mai l’ho citata. Interpretando sei andata oltre il senso delle mie parole. La “sovrapposizione delle posizioni” dimostrata a livello semantico è una tua considerazione, interessante ma non del tutto corretta.
    Non credo che la mia semantica sia tale da considerarmi a parte rispetto al resto del mondo e da determinare la “bipolarizzazione”. In ogni caso apprezzo la tua analisi fino a quel punto.

    Ciò che potevi evitare è la parte delle domande retoriche..”cosa posso invidiarvi??a te e alla tua collega”?? “la visione limitata fuori dal mio orticello”??hahah mi scappa una risata.. “La retorica ed il tono patetico”??
    Qua per uscire da retorica e patetismo ti dico chiaramente che Hai cagato fuori dal vaso! circa l’orticello avrei una piccola cattiveria da scrivere ma la tengo per me, queste tue domande non si meritano una mia risposta.

    Ah aspetta poi mi dici che non so nemmeno quanto certa gente lavora..cara erika hai proprio sbagliato tutto.

    Dalle domande retoriche in poi il tuo post è tutto meno che costruttivo e questo mi rammarica perché mi sembrava essere partito bene.

  143. mi sembra che la semantica non sia qualcosa di tuo, ma qualcosa di universale, almeno secondo le ultime acquisizioni neurobiologiche… Ti consiglierei a tale proposito almeno la lettura di Moro, se proprio vogliamo andare sulle letture da grande pubblico.

    Simpatico il tuo modo di rispondermi ad insulti, invece di pensare che ho detto esplicitamente che posso aver frainteso le tue intenzioni. Immagino che questa risposta basti a qualificare te stesso.

    Dilla pure la cattiveria, non mi offendo mica.

    Invidia nei confronti di chi? Di un ragazzo che oltre tutto perde anche il tono educato tipico del confronto?

    Chiedo ancora scusa a Chiara per la polemica.

  144. Hahah e chi ha detto che la semantica è mia ho solo usato il termine che tu nella tua risposta hai ripetuto più volte!!!

    Tu hai perso il tono educato!
    Io mai mi sono permesso di insultarti o di affermare che non vedi oltre l’orticello.
    Continui tutt’ora dicendo che mi auto definisco essendomi arrabbiato per tue domande retoriche espressamente ed esplicitamente provocatorie.

    Insulti non ce ne sono (a meno che non ti abbia offeso l’aver cagato fuori dal vaso ma quello è un tuo errore).

    Non hai frainteso, hai semplicemente inteso ciò che volevi tu dall’inizio della conversazione!
    Non è proprio questa la negazione della dialettica come confronto?

  145. Mi sono laureata in corso con lode (media del 30) e proposta di pubblicazione della tesi senza rinunciare né mettere in secondo piano amici, fidanzato, famiglia, vacanze, libri, sogni e passioni. Non avevo un calendario d’esami su cui piangere il mio enorme sacrificio all’altare dei martiri dello studio, ma ricordavo le date degli esami a memoria. Quando faceva freddo, mettevo un maglione in più. Non sono mai dovuta entrare in un ente di nessun genere per sapere di avere un’identità. L’università non mi hai fatta sentire sola, sono perfino stata felice di farla. Mio padre non ha bisogno di vedere che fine hanno fatto i miei prof universitari per essere contento di aver investito nei miei studi: gli basta guardare i miei risultati e la persona che sono diventata anche grazie ad essi.

    Insomma, mi sento veramente fortunata di non aver scelto di essere “bocconiana”. Perché a quanto ho capito questa università è una specie di colonia penale. E io che pensavo che fosse dura lavorare!

    P.S.
    Tanto per intenderci, non ho nessuna particolare simpatia per gli indignados che hanno manifestato alla Bocconi.

  146. Alla fine le potenti forze Bocconi non hanno neanche lasciato avvicinare il corteo… quindi “too much ado about nothing” per citare la lingua che prima di Lennon è stata di Shakespeare… Lavoro in Bocconi e ho studiato in Statale, e ovviamente il fatto di pagare di più o di meno si ripercuote semplicemente in una svariata serie di servizi e possibilità in più che vengono offerte ai bocconiani rispetto ad altri studenti. Ma il valore di ogni singola persona non dipende da quanto sborsa di retta, anzi ti dirò che spesso quello è inversamente proporzionale… Ne ho sentite spesso frasi del tipo “Io pago e esigo una risposta!” (non parlo del tuo caso), la vera virtù è l’umiltà. E sinceramente, non credo che il Professor Monti sia stato scelto per il suo ruolo di presidente dell’istituzione bocconiana, quanto per la sua ampia esperienza in Europa e a livello internazionale… La Bocconi, ahimè nelle 200 Università più prestigiose del mondo non figura…

  147. Ciao Claudia, c’è tutto qui dentro. Ci sono i miei anni strampalati di fuori corso da tre e di studente non modello che ha trovato la laurea (triennale – in Bocconi) alla “fine”.

    L’identità è chiaramente qualcosa che crea un insieme di persone, unito, e questo è un aspetto che manca all’Italia con i suoi campus inesistenti, i suoi programmi non ancora capaci di azzardare e puntare in alto, anche copiando o sperimentando.
    L’identità non è solo quella della Bocconi ma di tutti coloro che hanno deciso di studiare e ci unisce come italiani di fronte alle sfide del presente e del futuro.

    Manda il tuo articolo a qualche giornale assolutamente, se non l’hai già fatto.
    Un abbraccio,
    m.

  148. non mi risulta caro Tommy, ma non è questa la sede della polemica. puoi contattarmi in privato ad ogni modo. Quanto alla semantica, dovresti impararla… Senza cattiveria, ben intesi. ma come direbbe don Milani, chi ha mille parole è il padrone…
    Quanto al tono, io non ho bisogno di ricorrere a termini volgari, cosa che tu hai fatto, banalmente detto. A bien tot.

  149. sono orgoglioso di essere umano, le etichette le lascio a chi non sente di esistere e ha bisogno di un’identità ricercata nel nome di un’università, di una nazione o di un gruppo etnico. Si a volte lo indosso anche io quel personaggio, ma leviamoci la maschera: siamo tutti sulla stessa barca

    un bocconiano

  150. non capisco questo cosa abbia a che fare con “gli indignati”, se sei così immersa nello studio, magari potevi pensare di concentrarti su quello, oppure sulla lettura di qualche quotidiano piuttosto che impiegare il tuo tempo in un inutile e poco fruttifero esercizio di retorica strappalacrime, in cui un padre guarda la figlia per l’ultima volta e le dice che verrà mandata in un campo di sopravvivenza. suvvia a chi vuoi darla a bere? questa storia nemmeno la de filippi ai suoi programmi trash la vorrebbe!!! mi fa pena questa tua ricerca di consensi davvero. poi se è la bocconi che ti concede una identità presuppongo che una tua identità personale sia stata soppiantata e di conseguenza credo che dovresti rivedere le tue priorità! stai praticamente assumendo che chi non va in bocconi è un povero disilluso, e che sti pagando per avere una identità che altrimenti non avresti le capacità di avere..complimenti vivissimi! quasi quasi mi fai pena onestamente…per sentirti adulta poi cosa farai? ti iscriverai ad un dottorato? e per sentirti una donna anziana?! patetico

  151. android, scrivi: “un inutile e poco fruttifero esercizio di retorica strappalacrime, in cui un padre guarda la figlia per l’ultima volta e le dice che verrà mandata in un campo di sopravvivenza” “poi se è la bocconi che ti concede una identità presuppongo che una tua identità personale sia stata soppiantata e di conseguenza credo che dovresti rivedere le tue priorità!” E’ facile criticare i “bocconiani” forviati dai soliti luoghi comuni; “privatisti, figli di papà, tanto hanno strada spianata”: l’autrice del pezzo non critica “gli indignati”, bensì riflette su chi lotta per un ideale sfuocato (“tifoseria da stadio” passata per “impegno politico”), in barba a chi tenta di costruirsi prima una preparazione “core” (nonostante non navighi nell’oro) per affrontare il mondo con i mezzi giusti – per poi decidere, magari in un secondo momento, quali sono gli ideali per cui reputi valer la pena lottare, una volta acquisiti i mezzi per deciderlo. Non si tratta di identità soppiantate – ognuno si costruisce l’identità con ciò che gli pare, bocconi inclusa. A mio parere sei patetico tu che critichi con parole vuote.

  152. Faulkner, Hemingway, Moravia, Hamsun, etc… Questo per dire che Bocconi e non solo, se ne può fare a meno. Tutto piuttosto semplicistico, banale, già sentito. Di Identità non c’è traccia, della Voce nemmeno.

  153. Ma voi seguite anche certe risposte senza cuore ne vita come quella di “android” ? ma è evidente che questa gente scrive tanto per fare casino, giusto perchè si sente appagata dal creare scompiglio e creare discussione e caos.
    Quasi come quei personaggi inutili della televisione che sono pagati per creare dibattito attraverso OPINIONI VUOTE. Solo per qualche ragione allo stesso tempo vuota. Come prodotti, di adnroid ne esistono molti, io ne sto alla lontana perchè come certa gente non ci voglio proprio diventare. Sono macchine non sono umani.

    Questo è un blog non c’è nessuna ricerca di consensi, e non c’è nemmeno nessuna risposta da dare a certi post, e alle tue domande e critiche perchè sono vuote come il tuo cuore, che divertimento trovi a fare questi scherzi. Che tu sia seria o no fai proprio ridere caro android.

  154. Brava Chiara, sono contento di leggere il tuo post. La tua storia e’ anche la mia e quella di tanti altri che hanno frequentato la Bocconi. E’ stata l’esperienza finora piu’ importante della mia vita, e mi ha permesso di essere dove sono, e mi da la forza di non mollare mai!

  155. ciao,
    scrivi molto bene, però io non afferro il senso di quello scrivi. perché chi va alle manifestazioni deve essere uno sfaticato e non può essere uno come te i cui genitori hanno fatto un sacco di sacrifici?io mi sono laureato in fisica (triennale+specialistica) con 110 e lode in 5 anni precisi (università pubblica,sapienza di roma, che ti invito a visitare se pensi che l’ambiente della bocconi ti fa piangere) e ora ho vinto il concorso di dottorato eppure in questi anni avrò partecipato a un centinaio di manifestazioni. anzi ho scritto “eppure ho partecipato” ma in realtà intendo “proprio per questo ho partecipato”, nel senso che io amo le cose che studio e l’università e proprio per questo lotto affinché diventi un posto migliore.
    io per andare alle manifestazioni non ho dormito intere notti, passate a studiare, sabati e domeniche sui libri, ma dal tuo post devo comunque rimanere incastrato nello stereotipo che se fai l’università seriamente non hai tempo di lottare per quello in cui credi.
    non prendere la bocconi come metro di giudizio del mondo, io oggi nella mia università (dove tra l’altro lavoro con il contratto da dottorando, cioè precario senza ferie e malattie, e in base al quale lo stipendio di novembre lo riceverò a marzo) ho dovuto fare tre piani di scale per trovare un rotolo di carta igienica, perché non ci stanno più nemmeno i soldi per quella nelle università pubbliche. ogni volta che mi succede ripenso a quando una volta sono andato al bagno della Bocconi. secondo me se affianchi le foto del bagno dove vai tu e quelli della mia università hai un’immagine molto veritiera delle disparità sociali dell’italia di oggi.
    permetti che mi arrabbio un pochettino e magari voglio scendere in piazza per cercare di cambiare questo paese?ti rendi conto dell’abisso che passa tra la tua università e le università in cui le tasse sono 10 volte minori di quelle che paghi tu e che comunque non tutti si possono permettere? e bada bene che io sono un privilegiato, durante questi 5 anni per mantenermi ho fatto solo ripetizioni ai liceali, ci sono miei amici che hanno dovuto lavorare per 5-6 ore al giorno tutti i giorni oltre a studiare, per potersi permettere tasse e affitto.
    a me gli indignados alla bocconi non stanno nemmeno simpatici ma mi stupisce come dal post emerga che una manifestazione di piazza alla bocconi sia un fulmine a ciel sereno, una cosa così, senza motivo. sono anni che studenti e lavoratori scendono in piazza per reclamare diritti, se non li hai mai visti, se ti sembrano fuori dal mondo forse fai parte di quella parte della società che non vuole vederli perché così gli conviene.

    p.s.:non conosco il tuo blog e non conosco te quindi non ce l’ho con te e spero che accetti i commenti anche non positivi, non è nulla di personale.

  156. Probabilmene è il commento critico veramente profondo che preferisco tra tutti.
    Esistono persone con passione sensibilità e attenzione e idee e valori sul web.
    è stato piacevole leggerti “ancheilcaffe”, ciao.

  157. hahahhahaha mamma mia, ho creato un mostro!!! ragazzi nel mio intervento non mi sembra di aver criticato la bocconi, tanto meno i bocconiani…ho semplicemente scritto che non è l’università che ti da una identità, ma la persona che durante gli anni sei diventata o cerchi di essere, certo l’università è parte della propria esperienza di vita, ma non è così totalizzante. nel suo blog ha scritto che la bocconi è l’unica via per la creazione di una identità personale, ergo se non ci vai non l’avrai mai, cosa che a mio parere è molto esagerata!!!! poi, non ho assolutamente dato dei figli di papà a nessuno, non mi permetterei anche perchè non è questo il punto, come non era il punto parlare del paparino in riferimento agli “indignati”.poi la scena del padre della ragazza che le dice che praticamente andrà in un campo di concentramento (=la Bocconi, che tutto mi sembra fuorché un luogo di torture) è davvero patetica ed è la classica affermazione acchiappa consensi. mi rivolgo poi all’utente che mi ha dato del “PRODOTTO” scrivendogli che fino a quando avrò degli organi non artificiali all’interno del mio corpo, continuerò ad essere un essere umano, probabilmente non sei abituato al confronto e ti nascondi dietro una fasulla indifferenza, altrimenti non avresti nemmeno scritto un post in cui mi dai del prodotto. quindi piuttosto preferirei che connettessi le tue idee a quello che scrivi.
    il punto che volevo sottolineare era che l’autrice del blog ha “sbeffeggiato” con una melensa retorica quello che la gente sta cercando di comunicare con le manifestazioni! tutto qui…e mi trovo completamente d’accordo con “anche il caffè”

    P.S. tralascio il commento senza senso di anonimo secondo il quale vengono prima i mezzi e poi le idee…mhà.

  158. Carissimo utente (ANDROID),

    non mi nascondo dietro a nulla come invece insinui tu. Ho criticato infatti il tuo post altrimenti avrei evitato di farlo lanciandoti semplicemnte in silenzio una maledizione. No, non ho fatto così, invece. Ti ho scritto perchè volevo confrontarmi. Trovo il tuo primo post davvero forte e molto tagliente per l’indirfferenza e la disillusione che lo caratterizzano nel profondo delle sue parole taglienti, che tu hai scritto. Rileggiti.
    Il tuo post ora è completamente diverso, almeno, ai miei occhi.
    Non mi nascondo dietro a nulla come dici tu visto che non ho un nome utente ma ho messo il mio nome, inoltre, non arrampicarti sugli specchi, se proprio devi fare casino, disseminare zizzania e creare caos, e competizione fallo con delle motivazioni solide.

    Io trovo invece che il testo di Chiara faccia riflettere ed è per questo che più ha avuto migliaia di contatti.
    Io credo che ogni lavoro se vissuto con fede e quindi davvero vissuto, vissuto con amore e credendoci porti a realizzare una persona migliore. Non sta nella ricetta Bocconi (che a volte è migliore di altri sistemi sicuramente, a volte è peggiore probabilmente) la migliore ricetta. Ma sta in tutte le ottime università ben più antiche della Bocconi (Padova e Bologna sono tra le più antiche se non erro), un luogo di condivisione e origine di nuove idee, dove è possibile studiare in silenzio quelle vecchie, …

    Mi trovo a difendere quanto espresso da Chiara visto che ho trovato offensivo il modo con tu ti sei scagliato, tutto qua. E’ chi si scaglia con forza e durezza che dimostra la poca flessibilità e la grande fragilità al suo interno.
    Non preoccuparti ti capisco…
    buona riflessione.

  159. Mi sono rifiutato per pigrizia di leggere la contesa sviluppatasi nei commenti.
    Ma voglio dirti, cara bibliomane, che sei un colossale ossimoro.
    Il tuo acume ti permetterà di comprendere che non è un’offesa.
    Però purtroppo io ho un’avversione (sarò fatto male!) verso chi si ammanta di ideali rivoluzionari, chi si atteggia a poeta maledetto, chi legge libri di nicchia, chi ascolta musica indipendente e poi tesse le lodi di un’università privata. Non metto indubbio che la Bocconi grantisca una preparazione eccellente, ma, ed è sempre lo stesso ed eterno discorso, è un chiaro esampio di un paese dove non vige la perequazione sociale; un esempio eloquente che dimostra che una formazione superiore è solo collegata all’elitarismo. Quindi mi sembra poco credibile tutto quello che scrivi, per quanto ben confezionato.
    Credo che tu faccia parte di quella tipologia di comunisti (intendilo qui in un’accezione allargata) “con la pancia piena”, declino di un ideale e perenne contraddizione.

  160. Mi sono imbattuta per caso in questo post (cercando peraltro proprio siti riguardanti la prof.ssa Serena Vitale, della quale sto leggendo “A Mosca, a Mosca!”).
    Non sono laureata, ho interrotto l’università 8 anni fa, dopo aver dato un terzo di esami, lavorando peraltro a tempo più che pieno (e mi mangio le mani per aver abbandonato). E l’università da me frequentata è quella di Padova (la città dove vivo), che ritengo essere un ateneo non meno valido e prestigioso della Bocconi (Marco DP, hai scritto giusto: Bologna è l’università più antica d’Europa, Padova viene subito dopo); un po’ provandolo sulla mia pelle, un po’ vedendo le esperienze di amici e parenti, il mazzo bisogna farselo anche lì, eccome!
    Onestamente, nel post dell’autrice ho visto anch’io un certo “snobismo” e “classismo”. Non metto in dubbio il fatto che ti stia sudando la tua laurea e che metta passione in ciò che studi. Ma affermare che “la Bocconi non è il paradiso nè l’inferno, ma è uno dei pochi luoghi in Italia che riesce a dare ai giovani l’orgoglio di un’identità” mi sembra un’affermazione piuttosto offensiva e sprezzante nei confronti di chi ha scelto altre sedi, magari proprio un ateneo statale.
    E l’affermazione del padre mi è sembrata insensata: l’ho interpretata come un “ti stiamo facendo studiare in un’università ottima visto che il suo presidente è ora Presidente del Consiglio”; onestamente, non vedo cosa possa c’entrare. E noto che molti commentatori l’hanno letta nella mia stessa maniera.

    Ti mando i miei in bocca al lupo per il tuo futuro, ma con il consiglio di guardare un po’ oltre il tuo mondo; a cominciare dagli “indignados”: puoi non condividere i motivi per i quali loro protestano, ma prima di scegliere se essere d’accordo o meno bisognerebbe conoscerli, tali motivi. Si intende che non sono mai d’accordo con gli atti di violenza e di vandalismo, che siano contro un’università privata o qualunque altro luogo o oggetto!

  161. Grazie per la citazione Luisa C. mi fa piacere, tu abbia letto i commenti e mi fa piacere aver detto una cosa corretta, è bello conoscere la storia per poterne fare uso quando si parla. Io penso che anche per parlare di una persona o del suo pensiero si debba conoscerla.

    Per questo credo che molti commenti pesanti e offensivi nei confronti di Chiara o tra utente a utente siano parte del solito modo di fare superficiale per non dire altro, che si tiene su internet, da persone che non hanno una mente aperta e non conoscono veramente le regole dell’educazione, non hanno il sangue caldo e non pensano molto prima di scrivere. Per carità! capita a tutti di non pensare. Io ad esempio scrivo di getto … come viene viene 😉

    Penso che prima di arrivare a dire che il pensiero di Chiara è sprezzante verso le altre università ce ne voglia! Penso che leggerlo per forza il suo testo come un testo che mette a confronto l’università Bocconi con altre ce ne voglia.
    Io da piccolo ho viaggiato molto, ho la fortuna di avere avuto una educazione particolare e di avere un sangue particolare e di essere dotato di una certa sensibilità. Non sono l’unico. Infatti molte altre persone che conosco e che come me hanno studiato in Bocconi e che sono probabilmente molto più profonde di me visto che ne conosco solo un pezzettino (di questi conoscenti) hanno condiviso con enorme entusiasmo e raro entusiasmo il post principale del 16 novembre di Chiara.

    Forse bisogna essere della Bocconi e non solo persone profonde come tutti (spero) noi (ho detto tutti), per capire che le parole di Chiara sono inoffensive e invitano ad una riflessione che va molto oltre il punto verso il quale invece molti si sono ostinati a tirare la giacchetta per costringere a fermare il pensiero e l’appfodondimento, la riflessione …

    L’identità, L’italia, le fatiche di uno studente (e non dello studente bocconiano).
    Purtroppo molti ragionano ancora per stereotipi, per etichette io trovo … per sentito dire si ragiona. Invece di conoscere veramente, si prendono scorciatoie anche nel modo di pensare.

    Io trovo che si debba invece provare a sentire con il cuore in buona fede senza pregiudizi. Ogni volta. Non è facile. Di fronte ad un parlamentare del Pdl o del Pd o di altri partiti con un nome, è difficile, ad esempio quando li sento parlare ad un talk show, non essere prevenuti. Bisogna esserlo.

    Questo Paese ha bisogno non solo di identità (varie, sul quale si fonda … ormai come ogni nazione) e lo sarà sempre di più visto che ancora dobbiamo aprirci con la sifda dell’ integrazione ad altre culture, all’imigrazione, ma ha bisogno di cuore e di profondità e di gente con voglia. Tutte cose che la Bocconi porca miseria insegna perchè si fonda chiaramente su questa missione cosi come altre università … ma non stiamo a dire chi lo fa è chi non lo fa.

    In un momento in cui dobbiamo tirarci su le maniche, anche le mie, per ora purtroppo solo metaforicamente sono alzate, mentre scrivo ho una camicia bordeaux con le maniche su, dobbiamo riflettere di fronte a questi post, e non tirarci la camicia annullando il pensiero CONDIVISO e profondo di una persona come noi, e dobbiamo sforzarci di riflettere in silenzio… come si fa in una biblioteca.

    Ciao

  162. Mi piace molto quello che hai scritto, anche se non condivido l’incipit sugli indignados. Come non si può generalizzare sui bocconiani figli di papà, cosa che hai ribadito, non credo neanche si possa definire chi protesta (giusto o sbagliato che sia, il modo, il tempo o il luogo) come tifoseria da stadio.

  163. Mi sono imbattuta in questo post per puro caso e noto di essere in forte ritardo rispetto alla data in cui è stato scritto, ma ci tengo comunque a dire la mia. Ho letto il pezzo, che riconosco essere scritto molto bene, ma aldilà della bella forma mi pare piuttosto privo di contenuti. Non metto in dubbio che ci siano tanti ragazzi alla Bocconi che si impegnano e studiano fra mille sacrifici ma se permetti gli stessi ragazzi ci sono anche in tutte le altre facoltà di Italia, che pure non portano un nome tanto altisonante come quello dell’università milanese. Come io non ho pregiudizi nei confronti dei “bocconiani” vorrei che anche tu non li avessi nei confronti di chi invece non ne fa parte. Io frequento il terzo anno di giurisprudenza all’università di Firenze, la mattina vado a lezione e il pomeriggio lavoro per contribuire alle spese familiari e finora ho ottenuto sempre ottimi voti. Come te e come molti altri ragazzi, sogno un futuro ed un lavoro soddisfacenti, che non abbiano bisogno di raccomandazioni e compromessi per essere realizzati e che mi garantiscano indipendenza economica, serenità e soddisfazione personale. Nonostante ciò, io sono una di quelle che scende in piazza per rivendicare i propri diritti e così fanno tanti miei amici e compagni d’università che pure, a loro volta, sono ottimi studenti e persone con la testa sulle spalle.

    Tu parli di pregiudizi, di stereotipi, di luoghi comuni sui “bocconiani”, ma sei la prima ad averne e a farne. In primis nei confronti di chi manifesta, che in uno stato democratico è un sacrosanto diritto e poi nei confronti di tutti gli altri studenti d’Italia che pur non frequentando la tanto celeberrima Bocconi buttano l’anima sui libri, credono in ciò che fanno e sono pieni d’aspirazioni.
    Nonostante tu dica di provenire da una famiglia umile, denoti un certo snobismo e le tue parole lasciano intendere diffidenza e scettismo nei confronti di tutto ciò che non appartiene al tuo mondo di studentessa bocconiana.
    Ripeto, come ci sono e ci saranno sempre ragazzi intelligenti e capaci alla Bocconi, così ci sono e ci saranno sempre in tutte le altre facoltà del paese.
    Se poi alcuni ragazzi decidono di scendere in piazza a protestare, invece di pensare a quanto è bella, educativa, illustre la tua università, vai a darti un’occhiata alle altre facoltà d’Italia, ai loro pregi e alle loro mancanze e a quelle che possono essere le esigenze e le aspirazioni di tanti tuoi coetanei che pur non essendo iscritti alla Bocconi meritano un futuro quanto te. Leggi un quotidiano, apri gli occhi sulla realtà. Se i cosiddetti “indignati” vengono a protestare proprio sotto le porte dellaBocconi è perchè la maggiorparte dei giovani d’oggi è stufa di vivere in un mondo di etichette ed apparenze, in cui ad alcuni è concesso più che ad altri. Non ce l’hanno con gli studenti della Bocconi in sè per sè ma con quello che la Bocconi rappresenta. Le opportunità dovrebbero essere date a tutti i meritevoli, volentorosi e capaci, a prescindere dal nome dell’università in cui hanno studiato.

    Io personalmente non ho bisogno di riconoscermi in un nome illustre come quello della Bocconi per sentirmi soddisfatta di me stessa. Ho sempre frequentato scuole statali (ma ho viaggiato in lungo e in largo per il mondo, quello sì!) e sono contenta della mia facoltà. Come te ho una macchina scarrettata, non vado in giro griffata da capo a piedi perchè non me lo posso permettere e i miei genitori lavorano da mattina a sera per darmi la possibilità di studiare e di realizzarmi nella vita. Come vedi ci somigliamo parecchio. Forse è proprio questo il punto su cui bisognerebbe riflettere. Bocconiani o non bocconiani siamo tutti ragazzi pieni d’idee, paure, desideri e sogni. Cominciamo a non discriminarci a vicenda, a chiedere eguali diritti per tutti e a non nasconderci dietro a retoriche inutili e forse le cose andranno meglio per tutti, senza distinzioni.

  164. Ciao G.
    condivido buona parte di quello che hai scritto. Anche io vorrei un’università che consenta a chiunque ne abbia le capacità di ricevere un’educazione di alto livello indipendentemente dalle condizioni economiche della propria famiglia, e vedo anche i problemi e le gravi storture del sistema accademico italiano.
    Quello che non condivido è il “protestare non contro la Bocconi, ma contro ciò che rappresenta”.
    Credo che in questo periodo storico noi giovani abbiamo il dovere di non lasciarci distrarre da fuochi fatui che qualcuno con interessi altri ci propone per distoglierci dai nostri obiettivi.
    Io non credo nelle proteste contro i simboli, credo nella lotta quotidiana per cambiare le cose. E con questo non sto dicendo che chi manifesta sia un nullafacente o lo faccia per passare la giornata invece che studiare.
    Io la vedo così, non credo nelle proteste, credo nelle lotte e nelle azioni (non se l’hai mai visto, ma il film V per Vendetta esprime proprio questo concetto).
    Avrei condiviso la protesta se fosse consistita nel denunciare ogni professore raccomandato di ogni università dei protestanti. Nel dire ad alta voce “l’assistente del professore xx è li perchè è figlio del professore y” o “il professore y chiede favori sessuali alle allieve”, con nomi, cognomi, e il coraggio di rischiare senza lo scudo della massa.
    Protestare contro un luogo in cui altri ragazzi stanno cercando di costruirsi un futuro non è che il cannibalizzarsi tra giovani che chi è più vecchio di noi vuole per tenerci in pugno.
    Come diceva Kurt Vonnegut “Quando qualcuno mi dice di voler scrivere un romanzo contro la guerra vorrei rispondere -E perchè non scrivi un romanzo contro i ghiacciai?”
    per dire che i ghiacciai esistono, è inutile essere “contro” qualcosa che esiste, il principio di per sè non conta nulla, contano le azioni quotidiane contro quello che c’è.
    Combattono la guerra i piloti che non sganciano le bombe, non i manifestanti. Cambia il sistema dell’istruzione chi denuncia le ingiustizie quando le vede.
    Rischiando sul proprio. Proprio come in guerra.
    Poi, queste sono le mie opinioni, senza alcun intento di giudicare sul personale chi ha partecipato alla protesta. Non mi permetterei mai di giudicare i ragazzi che hanno manifestato né di dare giudizi sulle loro vite, attitudini, capacità, perché non giudico chi non conosco personalmente. Ho criticato il gesto, sicuramente (come scritto dal post e come emerso anche dal tuo commento) da molti fatto in buona fede. Mi piacerebbe vedere la stessa cosa che vorresti tu: i giovani uniti e non impegnati a protestare gli uni contro gli altri o a scannarsi come nei commenti precedenti.
    In ogni università c’è chi non fa nulla perché ha il padre notaio e chi studia con mille sacrifici. La Bocconi di per sè non rappresenta nulla, perchè contiene ragazzi uguali a tutti quelli del resto d’Italia. Abbiamo problemi diversi, ma non siamo persone diverse.
    L’unica cosa che vorrei io è che l’organizzazione e i servizi di cui ho goduto in questi anni fossero un giorno a disposizioni di tutti i ragazzi che se lo meritano, in ogni facoltà e in ogni università.
    Detto ciò, apprezzo molto il tuo contributo, e spero che le nostre lotte personali prima o poi frutteranno (ne sono convinta).
    L’importante è tenere duro, come diceva Gaber
    “Il mio La libertà è partecipazione non è da intendersi in senso politico. E’ più un essere presenti a sè stessi. Libertà è essere partecipi alla propria vita, innanzitutto.”

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